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Ekat Bork – yasDyes (Autoprodotto, 2017) di Fadi Musa

“Io sono qui”, in russo yasDyes. È l’urlo di Ekat Bork, una dichiarazione di esistenza con cui la cantante venuta dalla Siberia palesa al mondo la propria presenza.

yasDyes è un disco particolarissimo dai suoni mostruosamente sofisticati, di eccelsa qualità, che spaziano dall’electronic pop tagliente dei Knife al trip hop funereo dei Portishead con una facilità e naturalezza disarmanti, il tutto impreziosito da quella sfumatura più ricercata, diremo alternative, che tanto ci ricorda il geniale folletto islandese conosciuta come Bjork.

L’album in questione è il secondo realizzato dall’artista, preceduto nel 2013 dal suo debutto Veremellious. Già con questo esordio Ekat aveva dimostrato un’innegabile capacità di suscitare emozioni. Con il suo successore non si è smentita. I toni oscuri del sound, accompagnati da un intelligente e misurato uso dell’elettronica, creano un clima cupo e freddo nel quale emerge suadente ma vigorosa la voce della siberiana, pronta a prenderti per mano e accompagnarti in questo viaggio artico all’interno di una tundra fatta di echi ed ombre.

Prima delle attenzioni e i plausi ottenuti con Veremellious ed il lungo tour nelle principali città europee che è seguito, la giovane cantante non ha avuto vita facile nella sua terra natia, che si è vista costretta a lasciare per realizzare il suo sogno ed imporsi sulla scena musicale.

La sua lotta, la resistenza e la fredda e selvaggia terra che ella incarna appieno sono tutti elementi ben presenti nell’arte che espone. Quel mondo che tanto accuratamente riesce ad evocare e descriverci nei sui componimenti è reale e vive dentro di lei.
14 brani inediti molto particolari, da gustare tramite un ascolto attento, paziente ed approfondito.


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