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Presidenti a tempo perso – Intervista di Laura Dainelli

Ciao! Comincio col chiedervi in che cosa trovate ispirazione per la vostra musica. Lo stile mi sembra al tempo stesso poetico, malinconico e ricco di energia e di vita, da cosa nasce la musica che componete?

Amiamo quando una musica ha un effetto agrodolce, cioè ad esempio unisce sensazioni malinconiche all’energia dell’esecuzione. L’ispirazione può nascere in qualsiasi momento, mentre si parla con una persona importante o mentre si è fermi al semaforo… Raramente quando si sta davanti a un foglio con una chitarra in braccio!

Raccontateci brevemente della vostra band, di chi siete singolarmente e di come siete riusciti a raggiungere una sintonia come gruppo nel comporre musica.

Molte delle nostre canzoni sono nate chitarra e voce, ma ben presto mi sono reso conto che non sarei mai riuscito da solo a replicare quell’energia e coinvolgimento con cui, immaginandomi spettatore, avrei voluto ascoltarle. Da qui a trovare i giusti compagni di band per dare un senso a quest’idea, non è stato semplice… Ma ora che la ricerca è finita, sono felice di averla intrapresa.

Domanda banale ma quasi doverosa e che soprattutto mi suscita molta curiosità: da dove nasce il nome “Presidenti a Tempo Perso”? C’è dentro una qualche forma di critica o di polemica sociale?

Nasce da una frase pronunciata qualche anno fa da un famoso politico italiano… Ci piaceva attribuirgli questo doppio significato, cioè da una parte di critica a chi svolge un compito molto importante in maniera irresponsabile e nascondendo ben altri interessi, ma dall’altra celebrare invece la bellezza del “perdere tempo”, del coltivare le proprie vere passioni, malgrado quegli impegni quotidiani che col passare degli anni ci inaridiscono.

Una vostra spassionata opinione sulla scena musicale italiana di oggi, in particolare quella più underground e meno patinata, dove probabilmente ci sono i talenti più veri a volte. Quali pensate siano i fattori più importanti oggi per farsi conoscere ad una vasta fetta di pubblico? C’è qualcuno che ammirate particolarmente per il modo pulito e vero con cui è riuscito a farlo?

Secondo noi non c’è un modo “pulito” di fare successo. O ci si sporca da soli un po’ le mani, o si sfrutta qualcuno che se le sporchi per noi. Anche per quelli che fanno successo improvvisamente appena usciti allo scoperto, sono state messe in atto strategie di marketing programmate a tavolino ben prima. Non c’è nulla di male, l’industria musicale è business. Il vero problema è quando, tolta la patina di iperproduzione e marketing, non c’è alcun tipo di contenuto sotto. Quello è il vero male della scena attuale, una miriade di artisti che fanno successo senza avere alla base una minima dose di contenuti e valore artistico. Tanto per fare qualche nome attuale che sicuramente stimiamo, a livello contenutistico: Iosonouncane, Truppi, Edda, Nicolò Carnesi, Giorgio Poi, Gazebo Penguins.

Parliamo del vostro disco in uscita in relazione al bellissimo singolo Attico : è un singolo che anticipa il contenuto dell’album oppure se ne distacca per qualche ragione? Se doveste definire un filo conduttore fra i vostri pezzi quale sarebbe?

Sicuramente ha degli aspetti musicali in comune con altre canzoni, la ricchezza di armonie, suoni, cambi di tempo e atmosfere. Sono elementi che ci piace ricercare spesso, per sorprendere e divertire sia l’ascoltatore che noi stessi. Però nel resto del disco ci saranno anche brani meno cupi e più immediati.

Ultima ma importantissima domanda riguarda i live: ne avete in programma a breve ? In che modo ritenete che la dimensione live arricchisca il vostro percorso come musicisti?

I prossimi appuntamenti romani sono il 4 giugno al Tevere Art Gallery, e il 10 giugno al Pierrot Le Fou, zona pigneto. Dopodiché progettiamo di affacciarci fuori. I live sono fondamentali per testare le canzoni e metterle a punto mentre le registriamo; a volte emergono dei limiti, altre ne scopriamo i punti di forza. I prossimi singoli che usciranno, li stiamo scegliendo in base ai feedback che riceviamo ai concerti. Del resto, se scrivessimo musica solo per piacere a noi stessi, la suoneremmo allo specchio.

Grazie per esservi fatti conoscere e per comporre musica così vera ed intensa!


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