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Rui Veloso @Festa do Avante! 2017 Seixal (Testo di Paola Amore – Foto di Stefani Costa)

Quando incontriamo Rui Veloso durante la Festa do Avante! 2017, uno degli eventi culturali più importanti in Portogallo, lo facciamo in un’area informale dietro le quinte del Palco 25 Aprile, dove fra poco più di un ‘ora e mezza si esibirà davanti a migliaia e migliaia di persone venute da tutte il paese. C’è una platea immensa dall’altro lato, ed è senza dubbio lui il più atteso, come sempre accade quando il suo nome appare in un cartello.

Nato a Lisbona ma cresciuto a Porto, più di 35 anni di carriera e di successi, collaborazioni con i più grandi musicisti internazionali, passando da Rey Charles con il quale suonò durante l’Expo di Lisbona del ’98, a un mostro sacro come B.B. King (suo idolo), Rui Veloso è letteralmente adorato dal pubblico di casa, che gli rinnova il proprio affetto ad ogni esibizione, e che lo ha definito da tempo “il padre del rock portoghese”, ma è anche stimato dalle platee internazionali.

Capace di incantare e catturare gli animi con la sua intensità quando ha tra le mani una chitarra, si avvicina alla musica all’età di sei anni, cominciando ad apprendere la fisarmonica. Durante la nostra intervista ci racconta che è stata la musica a “sceglierlo” e non il contrario, e che forse non avrebbe potuto fare altro nella vita. “Ho sempre avuto trasporto, passione, e facilità con la musica. Dopo poco che ho appreso a suonare la chitarra iniziai anche a comporre. La musica fluiva in me senza che io dovessi fare un grande sforzo; mi sono letteralmente lasciato trasportare, e lei mi ha condotto fino a qui”.

Rui ci racconta della sua grande passione per la musica “negra”, per il blues, il jazz, e la soul music, e chiaramente per il rock americano e inglese. Il suo primo disco del 1980 si intitola appunto “Ar de rock”, e il singolo che trainò al successo il cantautore portoghese fu  “Chico Fininho”, un vero e proprio inno al rock & roll americano  e che ancora oggi fa ballare intere folle. Ma tante, tantissime sono le canzoni che tutti conoscono a memoria: Sei de uma camponesa, Nunca me esqueci de ti, A Ilha, O prometido è devido, Lado Lunar, solo per citarne alcune, forse le mie preferite.

Gli chiediamo se nelle sue melodie ci sono influenze anche della musica portoghese, lui ci risponde di no, che non c’era all’epoca una grande musica di qualità da ascoltare, e noi simpaticamente lo incalziamo dicendogli che la buona musica portoghese (rock e non) è nata con lui, ride, ma aggiunge che la sua passione per il blues non poteva che trarre ispirazione dai più grandi musicisti americani.

Nella sua lunga carriera sono tantissimi i momenti significati, le collaborazioni d’eccellenza, le canzoni significative, i teatri e le arene dove ha cantato, e gli chiediamo di provare a scegliere un momento che vuole raccontarci: “sono stati tanti i momenti felici ma anche i momenti bui durante la mia carriera, ma più che ricordare momenti specifici, cerco di ricordare le sensazioni, ad esempio il senso di euforia e di trasporto che sento dopo una canzone come Porto Sentido (amatissima dal pubblico), oppure la gioia di scoprire ancora di riuscire a produrre una canzone nuova nella mia più profonda intimità, da solo”.

E parlando di possibili canzoni nuove, seppur Rui ci dice che crede di aver già raccontato il meglio della sua musica nei suoi 10 album (l’ultimo nel 2012), ci lascia sperare in un futuro nuovo disco, ma pensato con calma, solo se necessario, perché in questo momento secondo Veloso “il mondo della musica è diventato un calderone dove c’è molta confusione, dove viene definita musica “accozzaglie sonore” che musica non sono e che non catturano”.

Chiudiamo la nostra chiacchierata ridendo, quando lui ci confessa che più che scrivere canzoni ora vuole passeggiare per Roma, visitare la Sicilia, e altre bellezze italiane. Noi glielo auguriamo, ma ci auguriamo anche che un musicista del suo calibro, della sua sensibilità sonora, possa regalarci ancora moltissime canzoni ed emozioni, dentro e fuori dal Portogallo.

 

 

 


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