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Matt Andersen – intervista di Mario Orefice

 

Ad una settimana dal live che si terrà a La Salumeria della Musica di Milano il prossimo 24 Ottobre abbiamo avuto l’occasione ed il grande piacere di intervistare Matt Andersen, ripercorrere il suo percorso artistico e scambiare con lui interessanti punti di vista sul mondo e la scena musicale folk e blues di questi giorni. L’intervista, della quale troverete la versione in lingua originale di seguito, è stata curata per noi da Mario Orefice.

[check below for the English version]

Ciao Matt e benvenuto in Italia! Il prossimo sarà per te il primo concerto nel nostro paese. Premettendo che il tuo nome potrebbe essere una novità per i nostri lettori, inizierei questa intervista parlando di te. Posso iniziare col dire che sei uno dei talenti più puri della scena di musica tradizionale, un cantante meraviglioso ed un chitarrista superlativo. Hai alle spalle migliaia di live ed avuto l’onore di condividere il palco con autentiche leggende quali Bo Diddley, Buddy Guy, Greg Allman. Hai da sempre voluto essere un musicista e quali sono le origini del tuo interesse nella musica?

Sono cresciuto in una famiglia dedita alla musica. Mia madre suona il piano e canta in chiesa, mio nonno suonava il violino e molti altri membri della mia famiglia suonano e cantano. In realtà non è stata una vera decisione diventare un musicista, piuttosto qualcosa che tutti noi abbiamo da sempre fatto. Non ho mai pensato di potermi dedicare a tempo pieno alla musica, posso solo ritenermi fortunato che sia andata così.

Grazie alla tua voce potente e alla tua abilità alla chitarra non credo di sbagliare se affermo che avresti potuto suonare e cantare qualsiasi cosa. Hai scelto di dedicarti al folk tradizionale, al country ed al blues (e francamente grazie per averlo fatto!). Quali sono state le ragioni che ti hanno indirizzato a sperimentare questi generi musicali?

Questa musica è quella che preferisco. Crescendo, ascoltavo ciò che mio padre e i miei fratelli maggiori ascoltavano. Principalmente country, folk e rock classico. Mi piace essere aperto a qualsiasi tipo di musica, ma i suoni delle nostre radici e della nostra anima son quelli che più mi prendono.

Sei stato nominato e premiato con molti premi prestigiosi tra i quali Juno Award, Maple Blues Award, European Blues Award ed hai vinto un ECMA award come miglior disco blues per Piggyback nel 2011. Come ti fanno sentire tutti questi riconoscimenti?

è sempre bello concorrere per un premio o vincerlo. Ricevere dei riconoscimenti per quello che fai è ovviamente una bella sensazione. Ma in verità, non mi impegno per vincere dei premi. Lo facevo quando ero più giovane. Ora ho realizzato che essi hanno sempre meno a che fare con la musica. Continuo a far musica aldilà che vinca un premio o no. Preferisco ascoltare la musica di un artista piuttosto che ascoltare l’elenco dei premi che egli ha vinto.

Esiste una tua esibizione in particolare che davvero ti è rimasta impressa?

Sono stato fortunato per aver avuto molte esperienze sul palco. Una che davvero non posso dimenticare è quella volta che fui invitato a suonare in una prigione. Appena arrivato ero intimidito, ma alla fine è stata un’esperienza gratificante ed edificante. Una delle cose migliori che abbia mai fatto con la mia musica.

Di recente Clapton ha affermato che l’era della chitarra è finita. Ha ragione secondo te? Il blues è ancora vivo? Credi che il blues riesca ancora a generare un seguito di devoti del genere?

Può darsi che la chitarra non sia così predominante come lo era in passato ma non credo sia finita. Gente come Joe Bonamassa, Derek Trucks ed altri chitarristi, riesce a mantenere la chitarra in prima linea. Il blues è senza dubbio ancora vivo. Io non credo sarà mai un genere mainstream, ma non deve nemmeno esserlo. Ora è musica internazionale. Artisti blues si formano dappertutto e con loro i fans del blues sono ovunque.

Sempre riguardo la chitarra, quali modelli suoni e qual è la tua preferita?

Quando suono in acustico la mia chitarra principale è una Lakewood costruita in Germania. La suono da più di dieci anni ormai e la amo. La uso sul palco ed in studio. Per l’elettrica dipende dalla serata. Mi piace avere chitarre diverse sotto mano se posso. Di solito ho a disposizione una Tele, SG o una 335. La 335 è quella che ho usato negli utlimi shows.

“Con oltre 10 milioni di visualizzazioni su YouTube…” è l’incipit di molte agenzie stampa che parlano di te. Oggigiorno i social networks rappresentano un riscontro immediato al lavoro di un artista. Ricercando i tuoi video ho trovato che la maggior parte delle visualizzazioni provengono da una registrazione amatoriale di un tuo live al Pearl theatre di Lunenburg del 16 ottobre 2009. Un’esibizione davvero stupenda. Per me è la prova che un talento come il tuo non ha bisogno di una grande produzione e promozione per stupire lo spettatore. Cosa ne pensi in merito?

Amo e odio YouTube. Molto spesso ci sono registrazioni non ottimali e di qualità video e audio pessime. Ma allo stesso tempo ti da una prima idea di come possa essere un artista dal vivo. YouTube è il nuovo “passa parola”. Ora per parlare di una band ad un tuo amico puoi inviargli un link al momento. Ed è in pratica buona parte del lavoro che un tempo veniva fatto con un grande investimento di marketing.  

Con il tuo prossimo concerto a Milano, terminerà il tuo tour europeo. Alla fine di questa esperienza come giudichi i live europei da quelli americani?

Adoro tornare in Europa sempre di più. Sono entusiasta di poter suonare in posti nuovi durante questo tour. Qui la gente adora la musica. Vengono agli spettacoli e sono sempre partecipi ed entusiasti. Suonare per la gente qui è un vero piacere.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Dopo questo tour, mi prenderò un breve periodo di riposo per scrivere qualcosa e preparare il nuovo album. Non so ancora che tipo di album sarà e lo lascerò decidere alla musica. Non vedo l’ora di stare a casa per un po’, tirar fuori le idee dalla mia mente e metterle su carta.

 

[English]

 Hello Matt and welcome to Italy! This will be your first gig in our country. Since you should be new to many of our readers, let’s begin this interview talking about you. I can start saying you are one of the purest talent in the traditional music scene, a wonderful singer and guitar master. You played thousands live performances and shared the stage with legends such as Bo Diddley, Buddy Guy, Greg Allman. Did you always want to become a musician and how did you get started in music?
I grew up in a musical family. My mother plays piano and sings in church, my grandfather was a fiddle player and lots of other family members play and sing. It wasn’t really a decision to become a musician, just something that we all did. I never thought that I would be able to play music full time, I’m just lucky that it turned out that way.

 With your powerful voice and guitar skills I’m not getting wrong when I say you can sing and play everything. You choose to play traditional folk, country and blues (and honestly thanks for that!). What were the reasons that you started the Blues/Roots/Folk researches and experiments?
That’s the music that I’m drawn to most. Growing up, I listened to what my parents and my older brothers listened to. Mostly that was country, folk and classic rock. I like to stay open to all sorts of music, but the rootsy and soul sounds are what grab me.

 You’ve been nominated and rewarded with some very prestigious awards such as: Juno Award, Maple Blues Awards, European Blues Award, and you won ECMA awards for Blues Recording of the Year for Piggyback in 2011. How do you feel about these achievements?

It’s always great to be nominated or win. The recognition for what you do is obviously a good feeling. But really, I don’t put my energy into awards. I did when I was younger. Now I realize they have less and less to do with the music. I’d still be making the same music with or without the awards. I’d rather hear the music somebody makes then hear about their awards.

 Is there any performances in your career that really stick out in your mind?

I’ve been fortunate to have many great experiences on stage. One that really sticks out for me was when I was invited to play at a prison. My first time in a prison. I was intimidated at first when I got there but ended up truly enjoying the experience and getting a lot from it. One of the most positive things I have done with my music.

 Recently Clapton said the era of the guitar could be over. In your opinion, is he right? is the blues still alive? Do you think that the Blues music continues to generate such a devoted following?

The guitar might not be as prominent as it once was but I don’t feel that it’s over. With people like Joe Bonamassa, Derek Trucks and a host of other players, they are keeping guitar in the forefront. Blues music is definitely still alive. I don’t think it will ever take the mainstream over, but it doesn’t have to. It’s an international music now. Blues artists are coming out of everywhere, and the fans are coming along with them.

 About guitars, what guitars do you play and which is your favourite?

When I play acoustic my main guitar is a German made “Lakewood”. I’ve been playing them for over ten years now. I love them. I use them on stage and in studio. Electric, it depends on the night. I love to have different guitars on hand when I can. Usually though I’m either playing a Tele, SG or a 335. The 335 has been my go to for the last few shows.

 “With over 10 million views on YouTube…” is the incipit of many press agencies talking about you. Nowadays social networks are an instant feedback against artist works. I’ve been searching for your videos and found most of the views are from an amateur video recordings of your live at the Pearl Theatre in Lunenburg Oct 16 2009. A truly big performance. For me that’s the evidence that such a talent doesn’t need big productions and marketing to attract and amaze the viewers. How do you fell about that?
I love and hate YouTube. It’s usually not a very good recording of the artist, bad sound and video quality. But at the same time it gives you a real sense of what that artist will be like live. YouTube has become the new word of mouth. You can tell your friends about a band and instantly send them a link to check out. It’s doing a lot of the work that big marketing budgets used to do.

 With your next gig in Milan, your European tour will finish. At end of this experience, how do the European shows compare with the American shows?
I’m loving coming back to Europe more and more. I’m thrilled that I get to play some new places on this tour. People really love music here. They come to shows they are excited about and are always enthusiastic. Playing for the folks here is a real treat.  

 What are your plans and projects?
After this tour, I’m taking a bit of time off to do some writing and get ready for the new album. Still up in the air on what kind of album it will be, I’ll let the music decide that. I’m looking forward to being home for a while and getting the ideas out of my head and onto paper.


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