Home / Live / A Place To Bury Strangers @Traffic Live, Roma (testo Marco Calò, foto Stefano D’Offizi)

A Place To Bury Strangers @Traffic Live, Roma (testo Marco Calò, foto Stefano D’Offizi)

Ogni volta che gli A Place To Bury Strangers arrivano in città per portare sul palco il loro sensazionale show la sensazione che si respira nell’aria è quella della calma prima di una grande battaglia. E’ stato così anche questa volta al Traffic Live Club di Roma, splendida realtà underground che già diverse volte ha ospitato la band newyorkese formata stabilmente da Oliver Ackerman, Dion Lunadon e per questo tour dalla enigmatica batterista Lia Simone Braswell che copre il posto lasciato vacante da Robi Gonzales.

Come di consueto l’apertura del concerto viene affidata ad una giovane band che accompagnerà gli APTBS durante tutta la durata del tour europeo, e questa volta il nome è quello delle Baby In Vain, trio danese tutto al femminile che ha ben figurato sul palco romano, guadagnandosi la fiducia del pubblico con il loro sound aspro e indefinito.La band formata da Benedicte Pierleoni alla batteria e Lola Hammerich ed Andrea Thuesen alle chitarre è una giovane realtà musicale da tenere certamente d’occhio per il futuro. 

Pochi istanti per preparare il palco al duro compito di sostenere la bordata sonora degli A Place To Bury Strangers e lo spettacolo di luci, laser, fumo e follia ha inizio, il primo brano è We’ve come so far. Il famoso muro di suono che la band porta da diversi anni in giro per il mondo è talmente imponente che non è una rarità vedere in mezzo al pubblico gente con le mani alle orecchie (nel banchetto del merchandising la band mette a disposizione tappi per le orecchie per un paio d’euro). Lo spettacolo prosegue e tra chitarre che saltano, microfoni che volano tra il pubblico e la macchina del fumo che lavora fino a riempire l’intero locale. Nel finale la band propone Now it’s over brano eseguito rigorosamente in mezzo al pubblico e propone anche diversi brani inediti che è si può presumere andranno a far parte di un prossimo lavoro in studio. I lived my life to stand in a shadow of your heart chiude il concerto così come è cominciato, in maniera rumorosa confusa e meravigliosa.

Solo chi ha assistito ad una esibizione degli A Place To Bury Strangers sa quanto può essere alto il volume di un concerto.


Commenti

Click here to connect!