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Enslaved – E (Nuclear Blast, 2017) di Francesco Sermarini

Ascoltare metal e non conoscere gli Enslaved è una grandissima mancanza per qualsiasi persona che si dice appassionata di questo genere. In 26 anni il gruppo svedese non ha praticamente mai sbagliato un colpo, con 13 dischi solidi e ben realizzato.

In questo periodo è uscito, sotto la famosa Nuclear Blast, la nuova fatica E, che in runico sta per Ehwaz, ossia cavallo, animale che simboleggia l’evoluzione attraverso il contatto con la natura. Ed infatti il disco parte con un nitrito per poi incominciare con l’epopea di 11 minuti che risponde al nome di Storm Son. E vuole essere una continuazione del precedente ‘In Times‘, ma anche un nuovo punto di partenza: infatti si tratta del primo disco senza lo storico tastierista Herbrand Larsen, rimpiazzato da un talentuoso Håkon Vinje, capace di mettere quel qualcosa in più nel sound del gruppo, come lo possiamo notare in Sacred Horse, forse il pezzo migliore del LP.

L’influenza dal prog rock anni ’70 si fa sentire: basti pensare alle tastiere della già citata Sacred Horse, ai riff iniziali di Axis of the Worlds o l’uso del sassofono di kingcrimsoniana memoria nella conclusiva e stupenda Hiindsiight. Ovviamente queste influenze si amalgamano in modo perfetto e naturale al black metal molto elegante tipico degli Enslaved, abbracciando anche suoni più tendenti al folk per arricchire le composizioni.

Gli Enslaved non sbagliano colpo per l’ennesima volta, sparando un’ ennesima piccolo capolavoro che appassiona sempre più ad ogni ascolto e che rientra tra i dischi più interessanti dell’anno a tutto diritto.

Tracklist:

  1. Storm Son
  2. The River’s Mouth
  3. Sacred Horse
  4. Axis of the Worlds 
  5. Feathers of Eolh
  6. Hiindsiight


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