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Le Guess Who? 2017 @Utrecht (testo e foto di Mauro Tomelli)

Nel cuore dell’Olanda. Utrecht è proprio lì, nel mezzo della nazione che per tanti rappresenta l’Europa sempre con un passo avanti rispetto agli altri. Lì, nel mezzo dell’Olanda. Le Guess Who? è il suo festival, lo zenith della sua stagione musicale, che tra l’altro è molto attiva tutto l’anno. Bellissima città medioevale, a Utrecht ha sede una delle più antiche e importanti università europee, e questo la rende una delle città olandesi più vive e divertenti. Proprio grazie agli universitari che la popolano, si percepisce una certa atmosfera urbana, metropolitana, rafforzata anche dal design architettonico moderno tipico del Nord Europa.

Il festival quest’anno si è svolto tra il 9 e il 13 novembre. Le Guess Who? è riuscito, come ogni anno, grazie ad una programmazione multiforme e variegata, a richiamare appassionati dei generi più svariati. Una coesione e un’apertura che fa in modo che il suo Dronefest di 12 ore possa coesistere insieme alle performance di indie rock. E’ una delle caratteristiche più interessanti del Le Guess Who?. L’opportunità per i seguaci di campi musicali diversi di ritrovarsi nella stessa situazione. Una cosa veramente inconsueta nel panorama dei festival.

Lo sviluppo del festival nei suoi otto anni è notevole. Dall’essere un happening unico di qualche centinaio di partecipanti nel 2007, per questa undicesima edizione c’erano 17 sedi sparse per la città (tra cui anche la cattedrale!) senza contare gli spazi del Tivoli Vredenburg, dove si svolge gran parte del festival. Quest’anno la line up è stata curata da Perfume Genius, James Holden, Shabazz Palaces, Grouper, Han Bennink e Jerusalem In My Heart e il team del festival americano Basilica Soundscape. Artisti molto diversi tra loro che hanno dato la loro personale interpretazione, contribuendo a mantenete il festival al disopra dei singoli generi.

Ogni autunno qui a Utrecht accorrono appassionati di jazz, rap, indie rock, elettronica e dei più svariati sottogeneri sperimentali, e tutti in questi quattro giorni vengono pienamente accontentati. Gonjasufi, Mount Eerie, Aldous Harding, Pharmakon, Protomartyr, Jenny Hval, Prurient, Ben Frost, tUnE-yArDs, Sun Kil Moon, Thurston Moore, Group, Dälek, Pissed Jeans, Liars, Hieroglyphic Being, Sun Ra Arkestra, Linton Kwesi Johnson, The Ex, Pharoah Sanders solo per citarne alcuni. Miti del jazz affiancati a nomi altisonanti dell’avanguardia e dell’elettronica passando a paladini del rock alternativo. Tutti sotto alla stessa effige.

Altro fattore importante è la composizione del pubblico. C’erano tanti giovani e giovanissimi a fianco ad attempati intenditori jazz. Tutti molto attenti a qualsiasi artista salisse sui palchi. Un pubblico proveniente da tutta Europa – tanti anche gli italiani – affamato di musica e cultura come puntualmente accade ormai ogni anno. Ho visto sabato sera tante facce giovani assistere all’intensa e commovente performance di Pharoah Sanders, che a 77 anni continua ad incantare con il suo sax. Ma anche domenica con la divertente e pittoresca performance della Sun Ra Arkestra di Allen Marshall, che di anni ne ha 93.

Le Guess Who? ha coinvolto molti club della città ma la maggior parte dei concerti si sono svolti nelle sette sale del Tivoli Vredenburg, palazzone di otto piani dedicato alla musica e costruito strategicamente di fianco alla stazione. Un edificio a vetri come nella miglior tradizione di design moderno che ha tutta l’aria di un grosso centro commerciale ma che in verità racchiude grandi auditorium e sale concerto dalla acustica sublime. All’ultimo piano, dove a sede la piccola Cloud Nine, si può ammirare Utrecht, che di notte è illuminata da morbide luci tendente al viola e al blu. Una volta capito come destreggiarsi sulle infinite scale e scale-mobili dei Tivoli, è stato facile passare da una sala all’altra. La Pandora, la Ronda, il Cloud Nine, il Grote Zaal. Subito dal primo giorno sono diventati nomi molto famigliari.

Tra i club coinvolti ce’rano il De Helling e l’Ekko, luoghi con tante storie di musica suonata alle loro spalle, trasandati al punto giusto come da tradizione underground ma molto accoglienti e organizzati. L’Ekko ha visto come protagonisti giovedì notte gli storici The Ex. Il gruppo art-punk olandese si è esibito con la consueta carica e rumore – prerogativa dei loro show – con il locale pieno di gente, malgrado fossero ore le 2 di notte. Il De Helling invece tra le tante esibizioni ha ospitato il duo The Bug e Dylan Carlson che hanno dato vita a un concerto molto cupo e dark, in linea con il bellissimo loro disco.

Tra le indie band più attese c’erano i Protomartyr di Joe Casey. Una band basso, chitarra e batteria alla quale il loro frontman conferisce una certa inconsueta personalità. Joe Casey si è presento vestito da un impiegato con una lattina di birra in mano. Come se fosse stato preso dal bar sotto casa e messo di peso sul palco. I Protomartyr è una band spericolata e agitata e il loro suono è indissolubilmente legato al post-punk di marca inglese ma molto ben tradotta sul palco.

Come ogni anno erano in programma i concerti segreti. Identificati sul programma con il “?” simbolo del festival, le sorprese non sono mancate. “Non sono sicuro, ma credo che stiamo assistendo ad un concerto dei Residence” era il dilemma che circolava tra gli spettatori. I dubbi piano piano sono venuti a cadere. La leggendaria band californiana – nata nel ’69 la cui identità dei membri è ancora tutto un mistero – anche senza i loro famosi costumi da bulbi oculari si sono fatti riconoscere tra chitarre distorte e suoni da videogame. L’ultimo concerto sorpresa ha visto come protagonista Princess Nokia, la rapper newyorkese di origine portoricana che ha praticamente chiuso il festival edizione 2017.

Anche l’elettronica è stata protagonista. Storici personaggi della scena come Hieroglyphic Being o William Basinsky hanno condiviso i palchi con altri veterani della storia recente come Fhloston Paradigm o Ben Frost. Proprio l’artista australiano è stato protagonista di uno degli show più estremi e coinvolgenti che ha messo a dura prova la costanza del pubblico e nello stesso tempo la resistenza dei muri del Tivoli. Ben Frost ha affascinato e trascinato il pubblico in un concreto sforzo sia fisico che mentale.

Merita una citazione anche Le Mini Guess Who, lo spin-off del festival che si è svolto sabato 11 in tanti luoghi della della città. Negozi, gallerie, bar, ostelli si sono trasformati in piccoli palcoscenici per brevi ed improvvisati concerti. Una ventina di luoghi per quasi 60 esibizioni. Una festa nella festa che non vediamo l’ora che entrambi ricomincino l’anno prossimo.

Vi lasciamo alle foto di Mauro Tomelli


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