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Angel Olsen @ Auditorium Parco della Musica (foto di Sabrina Vani)

Si può dire che sul palco dell’Auditorium Parco della Musica si siano esibiti due mondi differenti, seppur accomunati da un elemento, la chitarra. I due soggetti sono Angel Olsen, artista principale della serata e l’artista incaricato di aprirne il concerto. Quest’ultimo nell’ambito si fa chiamare Suno Deko, il suo nome reale è David Courtright, ed è un cantautore alfiere di un dream pop tutto sommato canonico. Il suo set inizia poco prima delle 21:00, quasi distrattamente, tanto che il pubblico ci mette un attimo per rendersene conto. Sommessamente il ragazzo snocciola i suoi pezzi, sbloccandosi leggermente man mano che si avvicina alla fine. La sua esibizione è un interessante diversivo, ma non riesce a lasciare davvero il segno, dopotutto c’è tempo per migliorare.

Dopo il solito stallo da soundcheck entra Angel Olsen, ma in modo totalmente diverso. A gamba tesa, sguardo sicuro di sé, fa immediatamente capire chi è la figura dominante della serata. Inizialmente la location avrebbe dovuto essere la Chiesa Valdese, successivamente a causa dell’elevata richiesta di posti l’evento è stato spostato all’Auditorium. Forse questo cambiamento ha inciso sull’impostazione del live, forse no, fatto sta che sarebbe stato molto interessante vedere questa punta di diamante dell’indie folk americano in azione in quell’ambiente particolare. L’esecuzione si incentra soprattutto su Phases, una selezione di B-side, demo e brani inediti successiva all’acclamato My Woman. Tra una canzone e l’altra Angel scambia fitti discorsi con il pubblico, intervalli ricchi di ironia, malizia e arruffate di capelli che conquistano pienamente la platea. Tra i pezzi malinconici e l’atteggiamento deciso della Olsen ci sono i suoi sorrisi pieni, vero anello di congiunzione tra questi due modi d’essere, che la musicista regala abbondantemente e che accompagnano il pubblico anche all’uscita, dopo un’ora e un quarto di carismatica esibizione.

Recensione di Giuseppe Grieco.


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