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Nils Frahm – All Melody (Erased Tapes, 2018) di Giuseppe Grieco

Esiste un bellissimo mondo, sbocciato come una rosa e che brulica in continuazione di nuove idee, nuove sperimentazioni, calato in un ecosistema che premia la contaminazione piuttosto che la chiusura. Questo mondo è quello della cosiddetta musica classica contemporanea. Alfieri di questo genere musicale sono personaggi di gran spessore come Max Richter, Ólafur Arnalds, Jóhann Jóhannsson (scomparso prematuramente per cause ignote poco tempo fa), Nils Frahm e per fortuna tanti, tantissimi altri.
Questa recensione è dedicata a quest’ultimo e al suo ultimo disco, All Melody.
Il compositore tedesco, reduce dal successo (meritatissimo) dell’album Spaces e del relativo tour ha deciso, dopo aver pubblicato Solo nel 2015 e perso un bel po’ di capelli, di dedicare molto del suo tempo a sé stesso e ai suoi cari, allontanandosi temporaneamente dalle scene.
In questo lasso di tempo, illuminato dalla vista di uno studio di registrazione di un amico di famiglia, ha costruito il suo personale studio di registrazione, denominato Saal 3 e situato in parte della storica East German Funkhaus degli anni ’50, costruita sulle rive del fiume Spree.
Impreziosito da un organo a canne autocostruito e desk di missaggio, lo studio ha consentito a Nils di concentrarsi liberamente sulle proprie idee, che sono confluite nei circa 72 minuti di All Melody.
Il disco presenta delle sostanziose novità rispetto ai precedenti. Si nota subito l’ingresso delle voci, usate in brani come The Whole Universe Wants To Be Touched, Human Rage, A Place, e che intrecciandosi spingono il suono calcando sull’elemento melodico. Altro nuovo elemento è la presenza di elementi legati fortemente al mondo della world music e del movimento new age come la marimba, la tromba e percussioni molto particolari.
Accanto alle novità stanno le presenze consolidate, in primis i sintetizzatori, veri padroni del disco, che sorgendo da Sunson accompagnano l’ascoltatore fino alla fine, intramezzati da beat elettronici, drum machine e l’uso dell’organo, luminoso e chiaro.
Rispetto a Solo e anche ai dischi precedenti, l’uso del pianoforte come strumento unico è limitato a My Friend the Forest e Forever Changeless, mentre la title track e la sua continuazione #2 rimandano esplicitamente alla grandezza di Says, uno dei cavalli da battaglia di Nils.
Tantissima carne al fuoco quindi. Ed è qui che il disco mostra il suo limite. I numerosissimi elementi infatti non sempre riescono ad incastrarsi come dovrebbero tra di loro, e il mix che ne esce risulta a volte ridondante e poco omogeneo. Ciò non toglie assolutamente la validità di All Melody, rinascita e possibile evoluzione futura di questo grandissimo compositore contemporaneo.

Tracklist:

  1. The Whole Universe Wants To Be Touched
  2. Sunson
  3. A Place
  4. My Friend The Forest
  5. Human Range
  6. Forever Changeless
  7. All Melody
  8. #2
  9. Momentum
  10. Fundamental Values
  11. Kaleidoscope
  12. Harm Hymn

 


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