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Primordial – Exile Amongst The Ruins (Metal Blade Records, 2018) di Giuseppe Grieco

Esperti plasmatori di paesaggi maestosi e decadenti, tra lirismo tragico e furia cieca, i Primordial non abbandonano il percorso che hanno intrapreso sin da inizio carriera, uno stile che, seppur difficilmente catalogabile, li rende riconoscibili e li differenzia nel panorama black-metal in cui operano, rendendoli una delle realtà più interessanti assieme ai Wolves in the Throne Room. Exile Amongst The Ruins è il nono album della band e giunge anni dopo quattro anni da Where Greater Man Have Fallen. La traccia di apertura Nail Their Tongues si fa manifesto di tutto l’album e del carisma del gruppo, fondamentale è…

Score

CONCEPT
POTENZIALITA'
ARTWORK

Conclusione : Roccioso

Voto Utenti : 4.45 ( 1 voti)
Esperti plasmatori di paesaggi maestosi e decadenti, tra lirismo tragico e furia cieca, i Primordial non abbandonano il percorso che hanno intrapreso sin da inizio carriera, uno stile che, seppur difficilmente catalogabile, li rende riconoscibili e li differenzia nel panorama black-metal in cui operano, rendendoli una delle realtà più interessanti assieme ai Wolves in the Throne Room.
Exile Amongst The Ruins è il nono album della band e giunge anni dopo quattro anni da Where Greater Man Have Fallen.
La traccia di apertura Nail Their Tongues si fa manifesto di tutto l’album e del carisma del gruppo, fondamentale è il ruolo del cantante A.A. Nemtheanga, che con la sua voce possente e dolorosa accompagna la furia delle chitarre taglienti la possenza della batteria. Passando dall’incedere incalzante di To Hell or The Hangman sino all’evocativa Upon The Spiritual Deathband tutto l’album mantiene una solidità rocciosa che personalmente mi ricorda, seppur con le dovute differenze, l’ultimo album dei thrasher Testament. Unica traccia che si discosta in un certo qual modo dallo stile del lavoro è Stolen Years, il momento di maggior quiete che ben si lega alla furia generale.
Un album davvero valido quindi, ma non per tutti, a causa proprio di quello che in effetti è il suo punto di forza, ovvero lo stile massiccio che contraddistingue la band, senza dubbio lodevole ma non adatto ad un ascoltatore semplicemente di passaggio.

Tracklist:

  1. Nail Their Tongues
  2. To Hell or the Hangman
  3. Where Lie the Gods
  4. Exile Amongst the Ruins
  5. Upon Our Spiritual Deathbed
  6. Stolen Years
  7. Sunken Lungs
  8. Last Call

 


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