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Bullet For My Valentine – Gravity (Spinefarm Records, 2018) di Alessandro Magister

Gli appassionati di calcio lo sanno fin troppo bene: ci sono dei giocatori cui, nell’immaginario collettivo, si fa sempre riferimento come delle belle promesse, giovani e da seguire con vivo interesse, anche se magari hanno esordito già da più di dieci anni. Lo stesso vale per i Bullet For My Valentine, sodalizio britannico formatosi ormai vent’anni fa e giunto alla sesta fatica. Risulta davvero difficile, per chi scrive, interpretare il percorso evolutivo della band gallese, venuta alla ribalta come alternativa europea più credibile agli esponenti di punta del filone metalcore, ossia Trivium e Avenged Sevenfold, salvo poi declinare tristemente, sia in termini di successo commerciale che di pura ispirazione musicale dopo solo due album. Il trend sembrava essere stato invertito col precedente Venom che, pur peccando clamorosamente di originalità e spontaneità, sfoderava nuovamente un po’ di cattiveria. A distanza di tre anni era lecito attendersi qualcosa di più di questo Gravity che, contrariamente al proprio nome, è la quintessenza delle leggerezza. Si tratta di undici brani che scorrono via in modo del tutto dimenticabile, tra ballate a rischio diabete (The Very Last Time, Breathe Underwater) e una punta di elettronica negli aggiornamenti. A freddo si possono salvare solo i primi due brani, Leap Of Faith e Over It, ma non è abbastanza per poter esprimere un giudizio positivo. Nonostante l’età della maturità sia arrivata da un pezzo, è evidente che i Bullet For My Valentine non abbiano ancora deciso cosa fare da grandi. Peccato.

Tracklist:

  1. Leap Of Faith
  2. Over It
  3. Letting You Go
  4. Not Dead Yet
  5. The Very Last Time
  6. Piece of Me
  7. Under Again
  8. Gravity
  9. Coma
  10. Don’t Need You
  11. Breathe Underwater


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