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Prairie – After The Flash Flood (Denovali, 2018) di Giuseppe Grieco

Risulta abbastanza difficile parlare di Marc Jacobs, la sua figura e il suo progetto Prairie sono avvolti da un’aura di instabile mistero. Di lui sappiamo che è un producer multistrumentista, residente a Bruxelles ma di origini olandesi. Ha visitato il nostro paese nel 2015, aprendo i concerti di Apparat nel suo tour dedicato alle colonne sonore, facendo devo dire una gran bella figura. After The Flash Flood è il suo secondo album, successore di Like A Pack Of Hounds, lavoro interessante ma grezzo e poco a fuoco. In questo caso, cambia lo scenario, ma resta l’argomento. Se prima infatti…

Score

ARTWORK
POTENZIALITA'
CONCEPT

Conclusione : Grezzo

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Risulta abbastanza difficile parlare di Marc Jacobs, la sua figura e il suo progetto Prairie sono avvolti da un’aura di instabile mistero. Di lui sappiamo che è un producer multistrumentista, residente a Bruxelles ma di origini olandesi. Ha visitato il nostro paese nel 2015, aprendo i concerti di Apparat nel suo tour dedicato alle colonne sonore, facendo devo dire una gran bella figura.

After The Flash Flood è il suo secondo album, successore di Like A Pack Of Hounds, lavoro interessante ma grezzo e poco a fuoco. In questo caso, cambia lo scenario, ma resta l’argomento. Se prima infatti ci trovavamo a correre nella savana insieme alle leonesse in caccia, ora siamo persi in uno scenario gelido e desolato.

Il punto in comune è la violenza, qui rappresentata tramite tempeste digitali sferzanti. Il breve crescendo di Flash Blood infatti lascia spazio subito a un terremoto di noise elettronico che perdura quasi ininterrottamente per tutto l’album, una furia che guarda sia all’algida concettualità dei Fuck Buttons che alla sovrapposizione dronica di Ben Frost nel suo A U R O R A. Togliendo infatti pochi momenti di relativa stabilità, tutto il disco mette a ferro e fuoco l’animo dell’ascoltatore, tra selvagge drum machine (Underwater Body Hunting), synth e linee di basso che scavano nel nostro lato più animalesco (Sisters), incalzanti mitragliate metalliche (Embuscado) e voci campionate ripetute ossessivamente (Raindeaf). In questo brano particolarmente si nota l’affinità di spirito con il dico precedente: l’urlo open the fucking door rimanda sotterraneamente a Elle See, brano di Like A Pack Of Hounds, instaurando così un rapporto simbolico tra i due lavori.

La porta è stata aperta alla fine? Direi più che altro socchiusa: nonostante sia più focalizzato rispetto al predecessore, After The Flash Flood dimostra ancora di essere in uno stato di diamante grezzo, affascinante ma immaturo. Attendiamo, può darsi che la prossima volta il varco sia apra del tutto…

Tracklist:

  1. Flash Flood
  2. Raindeaf
  3. Sisters
  4. A Permanent War Economy
  5. Rabid Ibrahim
  6. Underwater Body Hunting
  7. Elephants Will Rise Again
  8. Hard Water:Cracked Ice
  9. Hayashi Clock
  10. Embuscado

 


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