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Beny Conte – Il Ferro e le Muse (Music Force, 2017) di Giuseppe Grieco

Qualcuno dice che della Sicilia possono parlarne solo i suoi figli, i siciliani. E forse questo qualcuno ha ragione. Solo chi vive sul serio sulla sua pelle la vita dell’isola italica ne può capire davvero il fascino e la contraddizione, i disagi e i punti di valore. Il che spiega come mai i racconti sulla Sicilia siano spesso e volentieri graffianti e pieni di passione. Il racconto di Beny Conte (o Benedetto Conte, se più vi aggrada) non fa eccezione. Egli è un personaggio dalla preparazione musicale e culturale davvero elevate: nato a Palermo, ha conseguito la laurea in…

Score

ARTWORK
POTENZIALITA'
CONCEPT

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Qualcuno dice che della Sicilia possono parlarne solo i suoi figli, i siciliani. E forse questo qualcuno ha ragione. Solo chi vive sul serio sulla sua pelle la vita dell’isola italica ne può capire davvero il fascino e la contraddizione, i disagi e i punti di valore. Il che spiega come mai i racconti sulla Sicilia siano spesso e volentieri graffianti e pieni di passione.

Il racconto di Beny Conte (o Benedetto Conte, se più vi aggrada) non fa eccezione. Egli è un personaggio dalla preparazione musicale e culturale davvero elevate: nato a Palermo, ha conseguito la laurea in Discipline della musica e in Musicologia e Beni musicali. Autore di saggi riguardanti il tema della sociologia musicale, il nostro è musicologo, compositore, scrittore e chitarrista, è ora docente a Pescara di Contemporary Guitar presso la Scuola Civica Musicale di S. Giovanni Teatino e presso l’Accademia Professione Musica di cui è fondatore e direttore artistico.

Il Ferro e le Muse è un disco che è strettamente legato al libro da cui prende il nome, sempre scritto da Conte, e ne rappresenta l’altra faccia della medaglia, o meglio ancora un corollario di ciò che il testo esprime.

Ad un primo approccio l’ascoltatore potrebbe sentirsi ostacolato dal tipo di scrittura: incentrandosi sulla Sicilia, il musicista ha deciso di adottarne la lingua dialettale nel cantato. È questo senza dubbio un punto a favore, nonché una precisa dimostrazione di coerenza con l’intento generale. Lodevole è la ricchezza del packaging, comprendente anche la traduzione dei brani in italiano.

La voce di Conte ci trasporta per le calde terre siciliane, e con dolcezza e elegante tatto ci mostra vizi e virtù di questo antico territorio, dalla dolorosa e sorprendentemente dolce Cantu du la Vicarìa a Quannu scinni ‘a notti, che ci mostra un vivido spaccato di vita quotidiana. Non può mancare il più grande problema siciliano, la mafia, trattata qui in brani come La mafia e li parrini con occhi accesi e partecipi.

L’intero stile del disco si poggia sulla musica popolare, ma il risultato è reso moderno e fresco grazie ai ricchi e intelligenti arrangiamenti che, permeati da una costante influenza jazz, svelano ascolto dopo ascolto nuovi ed interessanti dettagli.

Colto e appassionato, Il Ferro e le Muse è un disco imprescindibile per chi ama la Sicilia e non solo. Chiunque voglia cimentarsi in questo viaggio mediterraneo non ci pensi due volte e cominci a farsi trascinare da questo affascinante itinerario musicale.

Tracklist:

1.  Quannu scinni ‘a notti
2.  Vitti ‘na crozza
3.  L’Isola di Buonagente
4.  Malìa
5.  La mafia e li parrini
6.  Cantu du la Vicarìa
7.  ‘A liggi di lu ferro
8.  Come un abbraccio (Sikelìa)
9.  Serenata alla terra
10.’U tempu di cirasi


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