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The Dead Daisies @Phenomenon di Fontaneto d’Agogna NO (foto di Giovanni Cionci)

The Dead Daisies. Un nome che sicuramente non ha bisogno di presentazioni per gli amanti dell’hard rock. Supergruppo nato in Australia nel 2012 per volere di David Lowy (chitarrista ritmico del gruppo), anno dopo anno, ha visto schierarsi tra le sue fila alcuni tra i migliori musicisti hard rock in circolazione. Attualmente la band, oltre al già citato Lowy, è composta da John Corabi alla voce (già Motley Crue, The Scream, Union), Marco Mendoza al basso (Thin Lizzy), Deen Castronovo (Steve Vai, Journey, Tony McAlpine…) alla batteria e, dulcis in fundo, il funambolico “golden boy”,  Doug Aldrich  (Whitesnake, Dio, Lion, House of Lords…) alla chitarra solista. Tutti musicisti quindi di altissimo livello, cresciuti con il sogno del rock negli occhi e nelle orecchie, e che, grazie al proprio talento, hanno visto il proprio sogno tramutarsi in realtà. In soli sei anni, la band ha già pubblicato 4 album in studio (l’ultimo, Burn It Down nel 2018), e un album live, tutti di grande impatto. Ma chi li conosce sa benissimo che, se in studio sono un gran gruppo, dal vivo sono semplicemente eccezionali.

Lo scorso 8 Dicembre la band si è esibita presso il Phenomenon di Fontaneto d’Agogna (NO), una delle due date italiane previste per la branca invernale del loro tour europeo, denominata appunto Winterland.

Una serata all’insegna dell’hard rock, e della migliore qualità, iniziata con una “programmata” sorpresa per tutti i fan della band: i primi 50 arrivati in loco hanno avuto infatti la possibilità di assistere ad un set acustico “privato”, seguito da meet&greet con la band. Davvero un gesto signorile, da parte di musicisti sicuramente abituati al grande pubblico: privilegiare non “chi paga di più”, ma “chi ama di più”. I fan disposti, nonostante il freddo pungente, ad attendere ore fuori dal locale, fino all’orario di apertura, sono stati ricompensati più che degnamente: tutti in semicerchio intorno alla band che, per l’occasione, si è sistemata NON sul palco, ma sul parterre del locale, “al livello” dei fan, senza alcun tipo di barriera. Il set acustico è stato più che generoso, con brani tratti sia dal repertorio della band che cover d’eccezione (splendida quella di Ramble On dei Led Zeppelin). Dopo l’incontro con i fan, il locale apre le porte a tutti i ritardatari, e la serata può proseguire.

Dopo la valida esibizione della band di supporto (i Tesla Shamans), il palco è tutto per i Daisies e per la loro travolgente energia. Una lunga setlist, con due parti elettriche separate da un nuovo set acustico. L’istrionico Corabi scherza con i fan, li provoca e li coinvolge incessantemente, Aldrich macina chilometri e note senza perdere un colpo, Mendoza scende in mezzo ai fan (praticamente senza security) e continua a suonare tra il pubblico, Castronovo, l’ultimo arrivato, è già il beniamino dei fan, e Lowy, come sempre di poche parole ma grande sostanza, sicuramente scoppia di orgoglio per quella che, in definitiva, è la sua creatura.

E ancora una volta, i brani travolgenti della band si alternano a cover ricercate, il pubblico canta e fa partire cori, la sintonia è pressoché perfetta.

Non c’è che dire: i Dead Daisies si confermano una delle migliori band hard rock (se non la migliore) degli ultimi anni.

Vi lasciamo alla gallery fotografica del nostro Giovanni Cionci.


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