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Soilwork – Verkligheten (Nuclear Blast Records, 2019) di Alessandro Magister

Dal momento che chi scrive non può fare a meno della dose quotidiana di swedish death metal, era logico attendersi la recensione dell'ultima fatica dei Soilwork. C'è da dire che per "merito" dello spiazzante artwork e del titolo che richiama così fortemente i pomeriggi domenicali all'IKEA, le premesse potrebbero non sembrare delle migliori ma, fortunatamente, c'è più di un motivo per gettarsi a capofitto nell'ascolto di questo (CTRL+C, CTRL+V) Verkligheten. Punto di forza della band è e rimane la voce di Bjorn Strid, che sembra aver tratto giovamento dai 4 anni di stacco dal precedente disco e trascorsi dedicandosi al progetto parallelo…

Score

Artwork
Potenzialità
Concept

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Dal momento che chi scrive non può fare a meno della dose quotidiana di swedish death metal, era logico attendersi la recensione dell’ultima fatica dei Soilwork. C’è da dire che per “merito” dello spiazzante artwork e del titolo che richiama così fortemente i pomeriggi domenicali all’IKEA, le premesse potrebbero non sembrare delle migliori ma, fortunatamente, c’è più di un motivo per gettarsi a capofitto nell’ascolto di questo (CTRL+C, CTRL+V) Verkligheten.

Punto di forza della band è e rimane la voce di Bjorn Strid, che sembra aver tratto giovamento dai 4 anni di stacco dal precedente disco e trascorsi dedicandosi al progetto parallelo di The Night Flight Orchestra. Il simpatico capoccione mostra l’intero spettro delle proprie capacità vocali, destreggiandosi senza fatica tra armonie, scream e growl, garantendo così quel mix che tanto è caro ai fan del genere. Vi è, però, l’altra faccia della medaglia.

Parliamo dell’undicesimo album di una band che non sembra avere alcuna intenzione di modificare la propria produzione musicale e, a lungo andare, la formula finisce per stancare. Si potrebbe obiettare che qualche passo avanti o in altra direzione sia stato fatto. Potremmo citare, ad esempio, la presenza dietro le pelli di Bastian Thusgaar, con lo sgradito compito di sostituire sua maestà Dirk Berbeuren, che porta con sé una piacevole freschezza, l’ottima amalgama raggiunta dalle chitarre e la bellezza di alcuni assoli oppure la comparsata di Tomi Joutsen degli Amorphis nel brano Needles and Kin e di Alissa White-Gluz  degli Arch Enemy in Stålfågel (ancora lodi e lodi al copia-incolla).

Basta? A detta di chi scrive no. No perché il rischio del “già sentito” si concretizza rapidamente e, soprattutto, no perché è difficile trovare il motivo dietro ad alcune scelte di mixing che penalizzano, di volta in volta, basso, batteria e persino la già citata voce di Alissa. Davvero un peccato ma è brutto ritrovarsi a premere skip così tante volte durante l’ascolto di un disco.

Tracklist:

1. Verkligheten
2. Arrival
3. Bleeder Despoiler
4. Full Moon Shoals
5. The Nurturing Glance
6. When The Universe Spoke
7. Stålfågel
8. The Wolves Are Back In Town
9. Witan
10. The Ageless Whisper
11. Needles And Kin (feat. Tomi Joutsen/AMORPHIS)
12. You Aquiver


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