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Atrium Carceri – Codex (Cryo Chamber, 2018) di Giuseppe Grieco

Lo svedese Simon Health è uno dei nomi di punta del dark ambient. Paragonabile per importanza solo a Lustmord e Raison d’être, con la sua etichetta Cold Meat Industry dagli inizi del Duemila e poi con l’attuale Cryo Chamber è alfiere di un ambient torbido dalle forti contaminazioni industrial. Come Raison d’être col suo Alchymeia, anche Healt ha deciso di pubblicare il suo nuovo disco nel 2018, dopo tre anni di gestazione. La differenza tra i due dischi risalta in fretta: mentre Alchymeia è in bilico tra salvezza e distruzione, Codex mantiene un livello emotivo piuttosto stabile. Qui non…

Score

ARTWORK
POTENZIALITA'
CONCEPT

Voto Utenti : 4.75 ( 1 voti)
Lo svedese Simon Health è uno dei nomi di punta del dark ambient. Paragonabile per importanza solo a Lustmord e Raison d’être, con la sua etichetta Cold Meat Industry dagli inizi del Duemila e poi con l’attuale Cryo Chamber è alfiere di un ambient torbido dalle forti contaminazioni industrial.

Come Raison d’être col suo Alchymeia, anche Healt ha deciso di pubblicare il suo nuovo disco nel 2018, dopo tre anni di gestazione. La differenza tra i due dischi risalta in fretta: mentre Alchymeia è in bilico tra salvezza e distruzione, Codex mantiene un livello emotivo piuttosto stabile.

Qui non è il terrore a farla da sovrano, quanto piuttosto il sospetto o il dubbio. Tutto il disco sembra un peregrinare nei vicoli e nei meandri della città raffigurata nella copertina, noi potremmo benissimo essere la figura indistinta e vagamente sinistra che vi si intravede.

L’introduttiva The Void si innalza sul tappeto di sintetizzatori che reggono l’intera struttura del disco, fondamentale per creare l’atmosfera d’incertezza dell’opera. Molto d’impatto è il pianoforte, usato con solenne pacatezza, che contribuisce a dare imponente profondità, qui e in pezzi come Path Of Fallen Gods e A Hunger Too Deep. Certo, non mancano momenti in cui la tensione diviene palpabile (From Chasms Reborn, The Maze), ma come già detto non ci sono dei veri e propri picchi da cardiopalma.

Risulta limitato l’uso più spigoloso dello stile industrial, che si riduce qui alle pulsazioni elettroniche che fanno da percussioni, e sono assenti i tipici field recordings che sono quasi un marchio di fabbrica. Ciononostante l’intero disco riesce a mantenere un’aura cinematografica, specialmente in The Seer e The Empty Chapel, quasi fosse una colonna sonora di un film mai creato (o semplicemente non ancora creato). Se non temete le strade scure di una città a voi sconosciuta, non esitate a intraprendere questo viaggio, non ne rimarrete delusi.

Tracklist:

01. The Void
02. From Chasms Reborn
03. The Seer
04. A Memory Lost
05. The Empty Chapel
06. Path Of Fallen Gods
07. The Ancient City
08. Sacrifice To The Machine
09. The Maze
10. A Hunger Too Deep
11. The Citadel


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