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Candlemass – The Door To Doom (Napalm Records, 2019) di Luca Battaglia

The Door to Doom dei Candlemass si attesta in cima di diritto alla lista degli album metal in uscita più attesi del 2019. La colonna portante scandinava del doom metal torna a deliziare il nostro apparato acustico, con il ritorno in pompa magna di Johan Langquist dietro il microfono, una reunion delle parti... più che riuscita. L'età avanza, ma la classe non è acqua. Fin dal primo ascolto la morsa allo stomaco si fa sentire subito, la malinconia ti assale per poi sciogliersi in sonorità decisamente più heavy, per poi tornare giù in un oblio musicale freddo, glaciale, quasi…

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The Door to Doom dei Candlemass si attesta in cima di diritto alla lista degli album metal in uscita più attesi del 2019.

La colonna portante scandinava del doom metal torna a deliziare il nostro apparato acustico, con il ritorno in pompa magna di Johan Langquist dietro il microfono, una reunion delle parti… più che riuscita.

L’età avanza, ma la classe non è acqua.

Fin dal primo ascolto la morsa allo stomaco si fa sentire subito, la malinconia ti assale per poi sciogliersi in sonorità decisamente più heavy, per poi tornare giù in un oblio musicale freddo, glaciale, quasi mistico.

La maestria compositiva dei Candlemass non tradisce, le chitarre sono più affilate di un’ascia, la batteria è cupa, maestosa, strangolata da un incedere di basso a tratti tortuoso, incastonato in melodie che trasportano l’ascoltatore a spasso nelle tenebre.

Il disco si apre con Splendor demon majesty, una opening song col chiaro intento di dissipare fin da subito i dubbi di chi storceva il naso davanti una reunion che poteva puzzare di una operazione “bei tempi passati che tornano”.

Il disco si snoda poi con la più aggressiva Under the ocean, i bpm aumentano per pochissimo per lasciare spazio alle sonorità più classiche, fino alla quarta traccia Bridge of the blind, una ballata affascinante, malinconica, con il timbro del nostro Johan, che con gli anni si è fatto più oscuro e dona alla canzone una sensualità rara.

Altra perla è la traccia numero 7, House of doom, una cavalcata a passo lento attraverso una via buia, misteriosa.

Il disco si snoda in 8 tracce che formano una altalena meravigliosa di ritmiche che ti ghiacciano il sangue nelle vene, ti fanno contorcere l’addome, ma è esattamente la nobile finalità del doom metal e i Candlemass l’hanno centrata in pieno.

La conclusione può essere una soltanto: giù il cappello.

Tracklist:

1 – Splendor demon majesty

2 – Under the ocean

3 – Astorolus, the great octopus

4 – Bridge of the blind

5 – Death’s wheel

6 – Black trinity

7 – House of doom

8 – The omega circle


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