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The End of the Ocean – -aire (Equal Vision Records, 2019) di Paolo Guidone

Si dice che bisogna attraversare almeno una tempesta per verificare la robustezza di un’imbarcazione. Senza dubbio i componenti della band statunitense The End of The Ocean ne sanno qualcosa, viste le tragedie che hanno funestato le loro vite private dopo il loro album di esordio del 2011 Pacific·Atlantic che registrò oltre 20 milioni di dowloads e che li catapultò di diritto sul palcoscenico del post-rock internazionale. Dopo ben 7 anni da quel primo enorme successo, infatti, gli The End of The Ocean sono tornati con il loro nuovo lavoro – aire, pubblicato dalla Equal Vision Records, che ci dimostra però…

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Si dice che bisogna attraversare almeno una tempesta per verificare la robustezza di un’imbarcazione.

Senza dubbio i componenti della band statunitense The End of The Ocean ne sanno qualcosa, viste le tragedie che hanno funestato le loro vite private dopo il loro album di esordio del 2011 Pacific·Atlantic che registrò oltre 20 milioni di dowloads e che li catapultò di diritto sul palcoscenico del post-rock internazionale.

Dopo ben 7 anni da quel primo enorme successo, infatti, gli The End of The Ocean sono tornati con il loro nuovo lavoro – aire, pubblicato dalla Equal Vision Records, che ci dimostra però che la loro imbarcazione è più che solida.

Dieci brani di raffinato post-rock, davvero emozionanti, maturi e molto ben suonati, nei quali è facile percepire tutte le rapide emotive attraversate dalla band in questi anni.

Redemption è forse il pezzo più rappresentativo dell’intero album: un brano davvero coinvolgente con i suoi passaggi strumentali raffinati, molto ben equilibrati nelle distorsioni e nei riverberi e che si amalgano perfettamente con le atmosfere eteree e a tratti epiche dei sintetizzatori. I The End of the Ocean interpretano egregiamente l’essenza del genere post-rock, sia nella scelta di una musica prettamente strumentale, che in quella di un vibrante contrappunto e cioè della sovrapposizione di linee melodiche tra esse differenti e che progressivamente si rincorrono, si avvinghiano, suscitando una potente tensione emotiva.

Ascoltando il brano Homesick con salti di una trentina di secondi, ad esempio, parrebbe di ascoltare almeno tre canzoni diverse per ritmo, melodia, distorsioni, carica emotiva eppure, premendo il tasto play solo all’inizio del brano, quest’ultimo risulta un piccolo capolavoro di armonia, simmetria e soprattutto di note davvero belle.

Troviamo varie influenze musicali nell’album –aire come il grunge, che punteggia qui e lì alcuni dei pezzi dell’album ma che infetta in modo più evidente il brano Forsaken nella sua seconda parte, e anche il genere pop fa delicatamente, ma efficacemente, capolino nel bellissimo brano Jubilant.

In effetti -aire è qualcosa in più di un tipico album post-rock; è un album che sa offrire all’ascoltatore delle atmosfere morbide ed avvolgenti, a tratti oseremmo dire new-wave, ma che poi si trasformano abilmente in ritmi incalzanti, ansimanti e cupi ma senza trascendere nella scontata melanconia e rabbia tipica del genere post-rock ma piuttosto offrendoci ampi sprazzi di luce e serenità pur circondata da momenti di forte introspezione e buio.

A dispetto dell’immagine angosciante della copertina è un album che potremmo definire abbastanza energico e permeato di un sano e maturo ottimismo emotivo, forse a testimonianza della ritrovata energia dei musicisti dopo le tristi vicende da essi vissute.

Ascoltatelo: lo comprerete.

Tracklist:

  1. Endure
    2. Bravado
    3. Jubilant
    4. Self
    5. Homesick
    6. Forsaken
    7. Redemption
    8. Ascend
    9. Desire
    10. Birthright


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