Home / Dischi / Tre Allegri Ragazzi Morti – Sindacato dei Sogni (La Tempesta Dischi, 2019) di Ornella Chiparo

Tre Allegri Ragazzi Morti – Sindacato dei Sogni (La Tempesta Dischi, 2019) di Ornella Chiparo

Sono trascorsi solo (se vogliamo) tre anni dall’uscita di Inumani, eppure soffrivamo già terribilmente la mancanza del nostro trio pordenonese del cuore. Ma l’attesa è finita: i TARM (Tre Allegri Ragazzi Morti) sono tornati! Venerdì 25 gennaio è uscito per La Tempesta Dischi Sindacato dei Sogni, presentato allo scoccare della mezzanotte del 24 gennaio alla Santeria Social Club di Milano con l’esibizione live – chiaramente sold out – dei due singoli Bengala e Caramella. E proprio da Caramella  vogliamo partire. Un brano che apre la porta su un turbinio di rock e psichedelia, sintesi di un album che riporta la…

Score

ARTWORK
POTENZIALITA'
CONCEPT

Voto Utenti : Puoi essere il primo !
Sono trascorsi solo (se vogliamo) tre anni dall’uscita di Inumani, eppure soffrivamo già terribilmente la mancanza del nostro trio pordenonese del cuore.

Ma l’attesa è finita: i TARM (Tre Allegri Ragazzi Morti) sono tornati!

Venerdì 25 gennaio è uscito per La Tempesta Dischi Sindacato dei Sogni, presentato allo scoccare della mezzanotte del 24 gennaio alla Santeria Social Club di Milano con l’esibizione live – chiaramente sold out – dei due singoli Bengala e Caramella.

E proprio da Caramella  vogliamo partire. Un brano che apre la porta su un turbinio di rock e psichedelia, sintesi di un album che riporta la band alle proprie origini e al contempo rende omaggio al movimento musicale anni’80 Paisley Underground, sin dal titolo (The Dream Syndicate era infatti il gruppo californiano formato nel 1981 da Steve Wynn, massimo esponente del su citato movimento musicale) .

Registrato all’Outside Inside Studio di Volpago del Montello, passando attraverso la collaborazione col produttore e musicista Matt Bordin (Mojomatics e Squadra Omega), Sindacato dei Sogni è un disco dall’incredibile ricchezza strumentale che conferma la vera natura della band: il tipico sound pop rock mescolato a quell’attitudine punk allegra, forse un po’ anomala e controtendenza, ma sicuramente mai banale che rappresenta il marchio di fabbrica TARM.

Calamita, invece, pone l’accento su di un sound più originale, qui la progressione ritmica della batteria arricchisce il bridge di chitarra e synth, di concezione quasi jazzistica; il testo ci mostra i bucolici paesaggi friulani portandoci a spasso per le strade della città natale del trio: Pordenone.

C’era un ragazzo che come me non assomigliava a nessuno è una parentesi autobiografica che con toni nostalgici dipinge la realtà di un ragazzo degli anni ’80 e riafferma quel noto gusto di Toffolo e compagni per i linguaggi classici del jazz, grazie al prezioso contributo di Francesco Bearzatti, jazzista friulano che col suo sax accende gli oltre 4 minuti del brano.

Il pezzo mantra, quello da strillare, che non può mai mancare in un album dei TARM, arriva al minuto 10.46 del disco, con AAA Cercasi. Qui lo slide trascinante di Adriano Viterbini si fonde all’armonica di Matt Bordin e unito alle trame psichedeliche del rock anni ’60 degli Stones, accendono una velata polemica sull’attualissimo tema dell’emancipazione femminile con toni disperatamente ironici (che si tratti dell’evoluzione della ragazza di Occhi bassi?) .

Accovacciata gigante, scritta a due mani da Toffolo e Mattia Cominotto, ci illude quasi d’essere una canzonetta d’amore, che nel giro di una strofa si avviluppa nell’armonizzazione e raggiunge atmosfere più cupe e distorte, quasi inquietanti.

Bengala potrebbe apparire come il brano meno trascinante dell’album per via dei suoni aperti e un po’ troppo essenziali, se non fosse stato sapientemente arricchito dagli archi di Davide Rossi che lo trasformano in un piacevole trip musicale e che unitamente alla cornice post bellica, ci fa scendere una lacrimuccia lasciandoci in bocca il sapore antico de “Il Principe in bicicletta”. Non a caso la bonus track del disco Con i bengala in cielo, altro non è che una splendida versione acustica di Bengala, che si preannuncia già un big classic da annoverare tra le greatest hits della band.

Mi capirai (solo da morto) è una sperimentazione importante e ben riuscita. Il testo sbeffeggia l’ascoltatore medio, per natura disattento e perciò incapace di ascoltare e comprendere appieno l’importanza e la potenza dell’innovazione; il beat danzereccio e il flauto di Ruben Gardella ci fanno assaggiare una vena progressive del tutto nuova per la band che prende vigore per raggiungere l’apice e darci definitivamente dentro con Una ceramica italiana persa in California, omaggio definitivo alla scena americana tradotto in una cavalcata prog di 12 minuti. Il nostro Davidone servendosi dei synth e degli arpeggiatori, fa di questo brano un’ode potentissima, disegnando un testo sull’amore che così come entra facile nei nostri cuori, difficilmente uscirà dalla nostra memoria musicale.

Difendere i mostri dalle persone, ci riporta al filo conduttore del disco con un rock blues psichedelico vivace e deciso in netto contrasto con la malinconia del testo che si amalgama al sound intrecciando le parole di Mattia Cominotto e, con «Sarebbe bello anche se poi piovesse sempre», ci  lascia un sapore amaro in bocca.

Non ci provare è un vero inno all’affermazione della pura libertà contro la paura di circoscrivere le reazioni personali in una contemporaneità confusa e caotica che ci accompagna verso l’ultimo brano (Una ceramica italiana persa in California) che chiude in grande stile un album che riconsacra i TARM quale ultima rock band italiana autentica e romantica, al contempo audace e attuale che abbiamo il dovere di preservare come un gioiello raro e prezioso.

50.82 minuti, 11 tracce (compresa la bonus track) che, assaporate una dopo l’altra, mostrano come i TARM non abbiano affatto rotto con il passato, ma conservano quell’eccezionale capacità di guardare alla loro storia rinnovandosi, certi di avere ormai raggiunto  una piena maturità artistica.

Dunque, l’intreccio tra passato e futuro ci regala un grande presente.

Sindacato dei Sogni è un viaggio nella storia di tre, non più ragazzi, pur tuttavia sempre allegri, portatori sani di coerenza, leggerezza e vivacità. O forse sarebbe più giusto parlare di ostinato coraggio? Sì. Perché ci vuole molto coraggio a parlare di sogni, senza sentirsi un po’ sfigati, ad una generazione che i sogni li ha interrotti da tempo. E bisogna essere davvero ostinati per continuare a ripetere, da diverse generazioni ormai, che bisogna avere il coraggio di prendersi la responsabilità dei propri sogni. Oggi più che mai.

Non ci resta, quindi, che aspettare il 16 febbraio, data 1 del Sindacato dei Sogni Tour in partenza da Ravenna, per reindossare la tradizionale maschera cui siamo tanto affezionati, disegnata da Davide Toffolo e riprenderci i nostri sogni insieme a loro.

Tracklist:

1. Caramella
2. Calamita
3. C’era un ragazzo che come me non assomigliava a nessuno
4. AAA Cercasi
5. Accovacciata gigante
6. Bengala
7. Mi capirai (solo da morto)
8. Difendere i mostri dalle persone
9. Non ci provare
10. Una ceramica italiana persa in California
11. Con i bengala in cielo

 

 


Commenti

Click here to connect!