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Nada – È un momento difficile, tesoro (Woodworm, 2019) di Ornella Chiparo

Occhi chiusi, sorriso rilassato, una mano che si copre di oro, mentre il corpo è avvolto in un tessuto misto a piume, rigorosamente neri. Appare così Nada sulla copertina del suo ultimo album E’ un momento difficile, tesoro. Un album che lei stessa definisce: “Meraviglioso. Il più bello della mia vita, perché l’ultimo disco che esce è sempre il più bello, perché ti rappresenta in quel momento”. L’impronta è quella di John Parish, già dietro le quinte nel 2004 per Tutto l’amore che mi manca e che, a suo tempo, collaborò tra gli altri anche con PJ Harvey, Eels o…

Score

Artwork
Potenzialità
Concept

Voto Utenti : 3.65 ( 1 voti)
Occhi chiusi, sorriso rilassato, una mano che si copre di oro, mentre il corpo è avvolto in un tessuto misto a piume, rigorosamente neri. Appare così Nada sulla copertina del suo ultimo album E’ un momento difficile, tesoro.

Un album che lei stessa definisce: “Meraviglioso. Il più bello della mia vita, perché l’ultimo disco che esce è sempre il più bello, perché ti rappresenta in quel momento”.

L’impronta è quella di John Parish, già dietro le quinte nel 2004 per Tutto l’amore che mi manca e che, a suo tempo, collaborò tra gli altri anche con PJ Harvey, Eels o gli Afterhours nell’ormai storico Ballate per piccole iene.

Per quanto il ritorno del produttore rischi dunque di scomodare paragoni ardui, E’ un momento difficile tesoro, non rappresenta una seconda puntata del disco del 2004, ma una variante nella continuità.

Il racconto di Nada lungo i suoi brani (ognuno di 3-4 minuti di durata) si dipana gradualmente come la lettura di un diario intimo dotato di prologo ed epilogo.

Tuttavia, seppur non si individui la minima caduta a livello compositivo, nemmeno si riescono a scorgere dei veri e propri picchi (o forse Nada ci ha abituati fin troppo bene, con un livello qualitativo delle uscite sempre molto alto (Ndr.)).

In ogni caso, il senso di questo suo ultimo lavoro, va ricercato altrove. O forse sarebbe più opportuno dire “nell’altrove”.

Mentre sfoggia la sua incredibile e a dir poco unica capacità di tenere insieme, in un legame che appare quasi ovvio, opposti quali la suadenza e la rabbia, la tenerezza e la disperazione, l’innocenza e la seduzione, con un continuo slancio tra pessimismo ed eccitazione certamente non privo di un canto la cui solida impostazione d’altri tempi padroneggia i passaggi da melodie più classiche al rock sporco e informale, il disco realizza definitivamente la tendenza accennata nei due lavori precedenti: la convivenza di un’anima indie rock con quella pop/anni ’60.

Che l’intero lavoro sia gestito da giri che gli anni sessanta li hanno vissuti e li hanno maneggiati, come un’arma si percepisce già dalla seconda traccia All’ultimo sparo: <<Sparava ma non era cattivo / Credeva di cambiare qualcosa in qualcosa di meglio che meglio non è>>, come se gli anni passati e la memoria fossero davvero quella carcassa che bisogna scrollarsi di dosso per non rischiare di tirarla avanti per troppo tempo.

Ovunque, troviamo la triste ironia, livida di un senso di solitudine, di mancanza, di assenza.

Il senso di disperazione apocalittico che aleggia, si accompagna allo stesso tempo ad un vivido anelito di luce e si perdono a metà tra il religioso o il trascendente e l’umano o il reale.

In Stasera non piove troviamo delle interessanti divagazioni oniriche. Non succede nulla e poi succede, nella rapidità delle cose che cambiano mentre noi restiamo sempre gli stessi, a guardare la pioggia, se c’è, e a invocarla quando non c’è.

Qui la bellezza della voce di Nada si sprigiona in tutto il suo carisma forte di decenni e ci emoziona davvero.

Ma il pezzo che colpisce di più dell’intero album è sicuramente O madre, sia per l’impeccabile voce e forza espressiva di Nada, sia per i risvolti autobiografici. Una nascita al contrario che ha qualcosa di rituale e sciamanico. Una preghiera laica che passando in una continua oscillazione tra il rifiuto e la ricerca, nel rapporto complicato quale quello con la madre, invoca la volontà di accogliere la madre stessa, di riprendersela, quasi a volere entrare di nuovo nel suo grembo per rinascere consapevolmente una seconda volta.

E’ un momento difficile, tesoro non è un album divertente, nemmeno per un minuto. E a volte, come in questo caso, l’obiettivo della musica non è quello di divertire. Di rendere felici, sì, certamente. Ma non tutto ciò che ci diverte ci rende felici.

Ci sono stagioni di una vita artistica (ma anche stagioni di una vita e basta) che hanno bisogno di squarci di verità, per scrollarsi di dosso ciò che non ci appartiene più, per ritrovare la strada e scorgere mappe ancora mal tradotte per la felicità.

Tracklist:

  1. È un momento difficile, tesoro
  2. All’ultimo sparo
  3. Due giorni al mare
  4. O Madre
  5. Dove sono i tuoi occhi
  6. Disgregata
  7. Stasera non piove
  8. Macchine viaggianti
  9. Lavori in corso
  10. Un angelo caduto dal cielo


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