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Soen – Lotus (Silver Line Music, 2019) di Luca Battaglia

Gli scandinavi Soen hanno rilasciato il primo febbraio via Silver Line Music la loro quarta fatica in studio: Lotus. A militare in questa “all star band” nel passato figurano nomi di spicco assoluto del metal mondiale, a partire da Steve Di Giorgio al basso (ex Death, Testament), uno che non ha certo bisogno di presentazioni, passando per Martin Lopez dietro le pelli (ex Opeth e Amon Amarth). Lotus non è uno di quei dischi che pretendono di essere capiti al primo ascolto. Può variare in sfumature multicolori e multisonore ogni volta che si cerca di carpire qualche particolare in…

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Gli scandinavi Soen hanno rilasciato il primo febbraio via Silver Line Music la loro quarta fatica in studio: Lotus.

A militare in questa “all star band” nel passato figurano nomi di spicco assoluto del metal mondiale, a partire da Steve Di Giorgio al basso (ex Death, Testament), uno che non ha certo bisogno di presentazioni, passando per Martin Lopez dietro le pelli (ex Opeth e Amon Amarth).

Lotus non è uno di quei dischi che pretendono di essere capiti al primo ascolto.

Può variare in sfumature multicolori e multisonore ogni volta che si cerca di carpire qualche particolare in più rispetto all’ascolto precedente, o a seconda dello stato d’animo con cui si preme play.

Il disco si attorciglia su una spirale di 9 tracce, tutte di un purissimo stampo prog, ed esattamente come il genere vuole, la ritmica non segue mai un filo conduttore lineare, il talento musicale dei Soen non è in discussione (basso e batteria sono di una qualità sublime), ma tutto risulta a volte come una enorme matassa musicale che fa fatica a districarsi.

Tutto questo rende alcuni tratti dell’album un po’ debolucci, a volte può perfino scappare uno sbadiglio.

Nozione speciale per le tracce n.3 Martyrs e n.6 Penance, di puro stampo, passatemi il termine, Opethiano dove la bravura e la tecnica strumentale la fanno da padrone, ma riescono sicuramente a trasportare in maniera più convinta e partecipe chi ascolta.

La valutazione finale lascia un po’ di amaro in bocca, perché il calibro dei musicisti è sicuramente elevato e da una band così ad alto potenziale e, sopratutto, al quarto album nel curriculum, ci si poteva aspettare sicuramente qualcosa di più maturo e di personalità, invece rischia di perdersi nella piazza già moto gremita dei dischi prog senza una vera anima, un vero peccato.

Tracklist:

  1. Opponent
  2. Lascivious
  3. Martyrs
  4. Lotus
  5. Covenant
  6. Penance
  7. River
  8. Rival
  9. Lunacy


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