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Furor Gallico – Dusk of the Ages (Scarlet Records, 2019) di Luca Battaglia

Quarta fatica in studio per i nostri connazionali Furor Gallico, Dusk of the Ages vede la luce sotto l'ala della Scarlet Records, etichetta anch'essa cento per cento tricolore. Il panorama folk metal, dopo aver visto il suo massimo momento di gloria tra il 2005 e il 2010, sta attraversando una fase qualitativamente scarsa, oltre a un declino inesorabile, dovuto agli ultimi album delle colonne portanti del genere, dagli Ensiferum, passando per i Korpiklaani e Turisas. Si salvi chi può... I Furor Gallico nascono a braccetto con i nostrani Folk Stone nel panorama lombardo, nel periodo di massima ascesa del…

Score

Artwork
Potenzialità
Concept

Voto Utenti : 4 ( 2 voti)

Quarta fatica in studio per i nostri connazionali Furor Gallico, Dusk of the Ages vede la luce sotto l’ala della Scarlet Records, etichetta anch’essa cento per cento tricolore.

Il panorama folk metal, dopo aver visto il suo massimo momento di gloria tra il 2005 e il 2010, sta attraversando una fase qualitativamente scarsa, oltre a un declino inesorabile, dovuto agli ultimi album delle colonne portanti del genere, dagli Ensiferum, passando per i Korpiklaani e Turisas.

Si salvi chi può…

I Furor Gallico nascono a braccetto con i nostrani Folk Stone nel panorama lombardo, nel periodo di massima ascesa del genere, indimenticabili le prime edizioni del Fosch Fest, frutto dello sforzo delle band per avvicinare i metalheads italiani al genere.

Manifestazione naufragata dopo il flop delle ultime edizioni, un vero peccato.

Mentre i Folk Stone hanno abbandonato la via del folk metal per concentrarsi su strade più complesse e dai testi più maturi e onestamente a tratti noiosi, i Furor Gallico suonano la carica e picchiano più forte che mai.

Passiamo quindi all’analisi di Dusk of the Ages e vediamo se riesce a risollevare le sorti del genere e del metal italico.

10 tracce, pochi compromessi. 

Il disco è difficile da analizzare canzone per canzone, scorre come una unica opera mixata sapientemente, l’intro Passage to a new life, rappresenta in pieno la nuova linfa vitale che l’album vuole trasmettere.

Il buon Davide Cicalese alla voce si esibisce in tutti gli stili del nostro amato genere, dall’oscuro growl al più gutturale screaming, meno riuscite le sezioni di voce pulita.

Il comparto strumentale include tutti gli elementi bardici del folk, arpa, flauti e percussioni sono ben inseriti con gli strumenti classici e per una volta, finalmente, il tutto non risulta stucchevole, ripetitivo e, forzatamente, da sbronza in una fumosa taverna.

Da dedicare un ascolto più approfondito alla tracce n. 2 The Phoenix, energica e sopratutto ha il merito di caricare fin da subito a pallettoni l’ascolto del disco, nonostante il saliscendi di cori femminili, subito interrotti dal un blast beat perentorio. I fan degli Eluveitie apprezzeranno sicuramente. Altra traccia degna di nota è la n. 6, Starpath, altra mazzata di puro folk con tinte molto death metal sempre intrecciate molto abilmente con trame strumentali molto folk e dal sapore di antico.

Il risultato è senza dubbio molto valido ed è altresì una bella boccata d’ossigeno al ristagno di questo genere di cui abbiamo parlato sopra. Il fatto poi che tutto questo sia made in Italy rappresenta un orgoglio ancor più forte.

Tracklist:

01 – Passage to a New Life
02 – The Phoenix
03 – Waterstrings
04 – Nebbia della mia Terra
05 – Canto d’Inverno
06 – Starpath
07 – Aquane
08 – The Sound of Infinity
09 – Dusk of the Ages
10 – The Gates of Annwn


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