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Intervista a UnTimore per Relics Controsuoni, a cura di Umberto Biccari

UnTimore, al secolo Numitore Fiordiponti, ha pubblicato lo scorso 18 marzo Illusi Reclusi, primo singolo tratto dal suo debut album in uscita a fine aprile. Il brano impregnato di un cantautorato maturo e rétro e il suo testo, contro le “gabbie dei luoghi comuni”, mostrano un artista sensibile che sta venendo a galla per portare un messaggio. Lo abbiamo intervistato per saperne di più.

 

Benvenuto Numitore, alias UnTimore. Ti affacci sul panorama musicale italiano con il singolo “Illusi Reclusi”. Vuoi parlarci di com’è nato questo brano e come mai hai deciso di affidargli l’importante compito di “apripista” per il tuo primo album che uscirà prossimamente?

Ciao a tutti i lettori di Relics. Avevo costruito il testo come un elenco, riferendomi ad aspetti che a volte vengono considerati imprescindibili, ma invece sono luoghi comuni. La decisione di utilizzarlo come singolo l’ho presa con Beppe di T.A. Rock Records (l’etichetta discografica), perché tra le canzoni del disco era una di quelle con il mood più adatto. Ma non è nata per esserlo, lo è diventata.

 

“Illusi Reclusi” ha uno stile musicale che abbraccia il cantautorato classico visto con l’occhio di chi vive nei tempi moderni e ne è impregnato. Nel testo affronti in maniera personale quello che si potrebbe definire, semplificando, come “il qualunquismo d’oggi”. Ora che internet e i social network hanno dato “diritto di parola” a chiunque, secondo te sta venendo fuori il vero animo umano o, al contrario, sono proprio questi mezzi moderni a plagiare i giudizi e i comportamenti degli individui?

Citando Umberto *Eco: “Internet ha dato voce a legioni di imbecilli che prima parlavano al bar senza nuocere la collettività”. Non so se sia il vero animo umano a parlare, spero proprio di no; sicuramente internet amplifica molto e dilaga un pensiero comune che a volte è davvero triste e miserabile. A voler essere pessimisti potremmo dire che è come un’epidemia: si propaga in negativo invece di diffondere come antidoto un pensiero positivo e un’analisi critica più accurata.

 

Il video che accompagna “Illusi Reclusi” è concepito con idee semplici e dirette. Se musicalmente sembri critico nei confronti della tecnologia, nel videoclip sembra che tu abbia “fatto pace” con lei e abbia voluto sfruttarne diverse possibilità. Secondo te, quindi, fino a che punto la tecnologia può essere di supporto e in cosa invece bisogna fare attenzione a non farle prendere il sopravvento?

Sono critico quando la tecnologia, in ambito prettamente musicale, sopperisce invece di supportare. La scelta stilistica del video di “Illusi Reclusi” è nata perché avevo questa idea dell’elenco di luoghi comuni da tradurre in immagini, poi la praticità operativa ha contribuito. Sicuramente mi sarebbe piaciuto di più un video prodotto con criteri cinematografici, una storia, un regista, gli attori e un vero montaggio. Ma ho imparato ad accettare i compromessi.

 

A giudicare da questo primo singolo, comunque, il tuo progetto musicale sembra essersi sviluppato in tempi non attuali, accogliendo poi man mano al suo interno la tua evoluzione personale e artistica, fino a forgiare qualcosa di rappresentativo per te ma anche abbastanza dissociato dalle altre realtà musicali che si ascoltano al giorno d’oggi. Del percorso che ti ha condotto fino a queste recenti pubblicazioni, quindi, qual è stata la miccia che ha acceso in te la voglia di comporre musica inedita e qual è il tuo obiettivo finale?

Complimenti per l’analisi accurata, hai centrato il punto. Ho sempre voluto suonare musica inedita. Avevo in mente un disco suonato, arrangiato e registrato nel migliore dei modi. Per questo ci volevano musicisti di livello. Ci siamo incontrati in occasioni e momenti diversi, hanno apprezzato i brani in fase di pre-produzione e hanno dato il loro contributo per amore della musica. Sono musicisti eccezionali ed era ciò che mi interessava. I tempi si sono dilatati anche per questo, ma ci tenevo che fossero loro ad impreziosire la produzione. Non smetterò mai di ringraziarli.

 

Il primo passo nel mondo della discografia è stato difficile? Come hai trovato la tua etichetta (la T.A. Rock Records) e come curi la promozione del tuo lavoro?

La promozione la curo personalmente attraverso inserzioni sui social network e tramite il sito web www.untimore.com. La T.A. Rock Records di Beppe “Deckard” Massara per me è stata la scelta migliore: Beppe era la persona giusta sia sotto il profilo umano che tecnico, ha una cultura musicale sterminata ed è un ottimo produttore di cui mi fido ciecamente. Il passo successivo è stato trovare un ufficio stampa e sempre Beppe ha suggerito Doriana Tozzi di aRtLoVeRs pRoMoTiOn, che è stata una bellissima scoperta: professionale, dinamica e molto stimolante.

 

Se dovessi descrivere il tuo progetto con tre aggettivi, quali useresti?

Sincero, vero e onesto.

 

Vinili, cd, mp3 e streaming. Quali sono secondo te i lati positivi e negativi di ciascuno di questi formati e qual è il tuo preferito?

Nell’ordine del tuo elenco c’è la risposta. Dal più ingombrante al flusso temporaneo di dati. Qualificarli in modo oggettivo è impossibile. Personalmente li uso tutti, ma il legame affettivo più forte è con la discografia completa dei Pink Floyd che ho su vinile.

 

Ringraziandoti per il tempo dedicato a rispondere alle nostre domande, ti lasciamo quest’ultima per dire liberamente la tua.

Vi ringrazio di cuore per questa intervista e lo spazio che mi avete concesso sul vostro magazine. Buona vita a tutti.


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