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Francesco Di Giacomo – La Parte Mancante (Sprea Editori/Prog Italia, 2019) di Ornella Chiparo

Se dico Francesco Di Giacomo, a voi cosa viene in mente? A me personalmente verrebbe da rispondere di getto: il ROCK! O forse, sarebbe meglio precisare il simbolo dell’epoca aurea del rock italiano, quello vero; la potente e allo stesso tempo delicata voce del progressive nostrano. Indiscusso protagonista della scena rock anni ’70 col Banco del Mutuo Soccorso, l’artista ci ha prematuramente lasciati, nel 2014, a seguito di un incidente stradale. Tuttavia, quello che voglio raccontarvi oggi, vuole lasciarsi la triste tragedia alle spalle per lasciare spazio ad una storia davvero molto interessante (specie per le nostre orecchie): lo…

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Se dico Francesco Di Giacomo, a voi cosa viene in mente?

A me personalmente verrebbe da rispondere di getto: il ROCK!

O forse, sarebbe meglio precisare il simbolo dell’epoca aurea del rock italiano, quello vero; la potente e allo stesso tempo delicata voce del progressive nostrano.

Indiscusso protagonista della scena rock anni ’70 col Banco del Mutuo Soccorso, l’artista ci ha prematuramente lasciati, nel 2014, a seguito di un incidente stradale.

Tuttavia, quello che voglio raccontarvi oggi, vuole lasciarsi la triste tragedia alle spalle per lasciare spazio ad una storia davvero molto interessante (specie per le nostre orecchie): lo speciale, prezioso e personalissimo testamento che Francesco Di Giacomo ha voluto donarci.

Non è infatti, così notorio che, dopo essersi distaccato dal BDMS (il suo storico gruppo), Di Giacomo iniziò a dedicarsi ad una serie di brani inediti, ben lontani dal genere che lo aveva portato sotto le luci della ribalta e lavorati a quattro mani, sia nella tecnica sia nella scrittura, con Paolo Sentinelli.

Il lavoro nasce da un progetto metabolizzato in dieci anni e portato in scena nel 2013 all’Auditorium Parco della Musica di Roma, per uno spettacolo inedito ed indimenticabile che sarebbe stato il preludio di ciò che la scomparsa improvvisa di Di Giacomo ha inevitabilmente posticipato.

A tal proposito, Paolo Sentinelli ricorda la genesi del progetto con le seguenti parole: “Le nostre riflessioni, i suoi pensieri, Francesco metteva tutto in fila. La sua scrittura era matura, intensa e ricca d’idee, la sua creatività sapeva descrivere le emozioni. Diceva: voglio scrivere qualcosa sulla solitudine, ma sulla solitudine interiore, di quella parte mancante che ognuno di noi si porta dentro.”

Il disco – in formato vinile – è uscito il 21 febbraio, in occasione del quinto anniversario dalla scomparsa dell’artista.

Si compone di dieci brani scritti e prodotti nell’arco di otto anni, tra il 2004 e il 2012, da Francesco di Giacomo e Paolo Sentinelli, che ha curato la produzione del vinile insieme ad Antonella Caspoli (moglie dell’artista). E dallo stesso volere di questi ultimi ha preso piede l’idea della pubblicazione di un progetto solista, nel quale la vena poetica di Di Giacomo potesse esprimersi in tutta la sua pienezza.

In quest’album la penna dell’ex leader del Banco Del Mutuo Soccorso è ancora più  tagliente, diretta e del tutto priva di censura e la sua voce, per nostra fortuna, è ancora “quella voce”.

È un album complesso, profondo. Un lavoro intenso che interpreta la personale solitudine interiore del Di Giacomo: “quella parte mancante che ognuno di noi si porta dentro”.

Già dalla tracklist è possibile delineare un percorso emozionale nella profonda interiorità dell’artista, in una realtà che ci racconta la vita e lo stato delle cose e del mondo circostante:

Lato A:

  1. In Quest’aria (3’16”)
  2. Il Senso Giusto (3’46”)
  3. Emulla’ (4’07”)
  4. Luoghi Comuni (6’19”)
  5. 4 Parti (1’06”)

Lato B

  1. Insolito (4’40”)
  2. La Parte Mancante (3’29”)
  3. Lo Stato Delle Cose (4’00”)
  4. Quanto Mi Costa (3’08”)
  5. In Favore Di Vento (3’40”)

In quest’aria e Luoghi comuni ci introducono ad una visione malinconica e cinica del reale, dell’amore e dell’illusione che svanisce. Il primo brano è più melodico, il secondo invece si spinge in un ritmo incalzante dominato da suoni elettronici accompagnati da voci distorte che imprimono volutamente il senso della confusione in cui siamo quotidianamente immersi. Il Senso Giusto esprime tutto il male di vivere montaliano (ndr), del sentirsi prigionieri in un mondo che ci sta stretto, le parole sono taglienti e crude. Emullà è un brano fortemente teatrale in cui un primate parla in prima persona e tramanda, di nuovo, agli uomini, la capacità di sognare, di guardare al di là, verso qualcosa di grande, verso le stelle. 4 Parti è un passaggio di un minuto in cui il sottofondo di violoncello crea un incanto che fa da sfondo alla voce sussurrata di Ashai Arop Lombardi che ripropone stralci di testi passati in un crescendo straniante.

Il lato B si apre con Insolito, un invito a riassaporare l’amore che “c’è sempre ma non è mai per sempre”. Di goderselo questo fatidico amore, in tutta calma, con estrema cura e senza perdersi un solo istante.

Arriva finalmente il brano che battezza l’intero album: La parte mancante ove la straordinaria voce di Francesco Di Giacomo è protagonista indiscussa e, a tratti rotta a tratti potente, ci conduce per mano in una dichiarazione di imperfezione vitale in cui il suono presente del pianoforte sottolinea e rafforza.

Lo stato delle cose si propone di invogliarci ad apprezzare le piccole cose della vita, e ci sollecita a godere delle meraviglie del mondo e della natura.  La musica che nasce delicata lascia, poi, insorgere la batteria, che attraverso un ritmo incalzante e presente vuole conferirci una maggiore consapevolezza di ciò che abbiamo intorno. Quanto mi costa è ancora una volta un brano recitato e non cantato. Si tratta di una delle migliori provocazioni firmate Di Giacomo, un fortissimo testamento spirituale in cui l’autore si pone delle domande legittime sull’umano e su cosa ci attenderebbe nell’aldilà. La seconda parte, interamente strumentale, ci porta in alto e ci fa chiudere gli occhi per volare. In favore di vento segue l’onda del brano che lo precede, mostrandosi come una chiara denuncia di una condizione di paura e di ricerca di una divinità che non c’è più, una sorta di gucciniano “Dio è morto” dal suono contemporaneo. Il lirismo vocale qui è altamente incisivo.

La parte mancante è, in definitiva, un viaggio certamente complesso ma sospeso tra spiritualità e carnalità, tra sonorità alte e ritmi incalzanti, l’ascoltatore non può far altro che lasciarsi trasportare dalla voce e dall’estrema originalità interpretativa (quasi teatralità) dei brani.

Più che un disco è un testamento unico, di un uomo, un artista che sa srotolare di fronte ai nostri occhi il sogno, la filosofia, la poesia e il suo pensiero geniale e pungente.

Anche dal sonno eterno, Di Giacomo continua ad avere l’incredibile capacità di sconvolgerci e di coinvolgerci nella sua personale visione del mondo e della nostra contemporanea umanità disumanizzata.

Buon ascolto a tutti.


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