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Intervista a Roy Paci e concerto May–Day, Palermo (di Paolo Guidone, foto di Antonio Triolo)

Sabato 25 maggio si è svolta a Palermo la grande manifestazione-concerto May-Day, organizzata per finanziare le missioni della ong Mediterranea Saving Humas e la sua ormai celebre nave Mare Ionio, oltre che per portare i giovani delle periferie palermitane a disputare i mondiali antirazzisti di Riace.

Più di 30 gli artisti sul palco, insieme a numerose associazioni, che hanno sposato l’iniziativa esibendosi a titolo gratuito per 12 ore ininterrotte, incantando e coinvolgendo le migliaia di persone intervenute nonostante la pioggia battente.

D’altronde gli ospiti sul palco erano quelli delle grandi occasioni, con musicisti di altissimo livello accorsi da tutta Italia al richiamo dei colleghi Roy Paci e Christian Picciotti, i direttori artistici dell’evento.

Da mezzogiorno a mezzanotte si sono infatti succeduti on stage: Brunori Sas, Punkreas, Samuel dei Subsonica, ‘O Zulù dei 99 Posse, Diodato, Shakalab, Johnny Marsiglia & Big Joe, Cor Veleno, Davide Shorty, Alessio Bondì, Enzo Savastano, Renzo Rubino e poi ancora ancora Cacao Mental, Darko, Felix de Almeida, Ivan Granatino, Sandro Joyeux, Chino Mortero, Piccola Orchestra Tavola Tonda, Igor Scalisi Palminteri, Angelo Sicurella, TetraHeaDrop, Agnello, Chiara Effe e Ilaria Graziano & Francesco Forni per concludere con la guest star, Daniele Silvestri. 

Relics Controsuoni ha intervistato per voi Roy Paci a margine dell’importante evento.

Relics – Ciao Roy, innanzitutto complimenti per questa bellissima manifestazione e per aver saputo portare qui a Palermo così tanti artisti e un così grande pubblico!

Quest’evento porta un chiaro e forte messaggio di protesta politica, ma d’altronde politica e arte sono, da sempre, indissolubilmente legate: qual è il contributo che la musica può ancora oggi offrire alla politica?

Roy Paci – Si è vero, arte e politica sono da sempre legate in quanto entrambe espressione diretta dell’attività intellettiva dell’Uomo. Basti pensare alle vere e proprie rivoluzioni culturali nate in passato su impulso dell’arte, e della musica soprattutto, e che si sono poi tradotte in importanti mutamenti politici e sociali. Questa manifestazione vuole essere appunto una dimostrazione di ciò: la prova che riunire generi ed artisti tra di essi assai diversi è non solo possibile ma addirittura proficuo, esattamente come lo sarebbe tra popoli e culture differenti, provenienti da luoghi spesso lontani.

Io personalmente detesto le categorizzazioni, le etichettature forzate, che sono troppo spesso semplici strumenti in mano a lobbies commerciali o ideologie politiche pericolose, e ciò vale pure nella musica: come è possibile chiudere in una categoria un genere musicale quando esso è per sua natura figlio di mille contaminazioni, ispirazioni, influenze di tanti altri generi musicali?

La musica è un collante universale che unisce tutti gli Uomini del mondo e questo è il messaggio che deve emergere con il May-Day, e cioé che non è più possibile nel 2019 pensare che ci siano persone migliori o peggiori, esseri umani di serie A o serie B, ma facciamo invece parte tutti dell’unica grande famiglia che è l’Umanità.

Come vedi la musica può dare molto alla buona politica.

Relics – Tu sei da sempre molto impegnato nella riscoperta e rivalutazione della cultura siciliana e in generale del Meridione, ma allo stesso tempo ti piacciono molto le “contaminazioni” di generi e culture straniere e spesso molto diverse dalla nostra: a tuo avviso quanto è importante conoscere ed essere consapevoli della propria cultura per poter comprendere ed apprezzare le altre?

Roy Paci – Esatto! E’ proprio questo il punto. La musica è espressione diretta della Tua cultura, della Nostra cultura; è importante se non addirittura fondamentale conoscere le proprie radici, conoscere meglio se stessi, per poter affrontare senza timori il diverso ed il lontano. Io ho sempre cercato di portare questo messaggio con la mia musica e continuerò a farlo, come con la manifestazione di oggi. Qui sul palco, infatti, tutti questi artisti racconteranno con la loro musica un pezzetto della loro identità e delle culture da cui provengono, dimostrandoci quanto ricco, profondo e variegato sia il nostro patrimonio storico e sociale, e che dunque non abbiamo nulla da temere nel “restare umani” verso chi in questo momento è in difficoltà. Anzi!

Cosa sarebbe la nostra cultura, oggi, senza le influenze e le contaminazioni del passato con gli altri popoli con cui siamo venuti in contatto? Non sarebbe di certo cosi ricca ed importante!

Relics – Oggi ti incontriamo qui a Palermo nelle vesti di direttore artistico di un evento musicale fortemente politicizzato: c’è qualche differenza secondo te tra il suonare musica politicamente impegnata e suonare invece musica fine a se stessa?

Roy Paci – No, non c’è alcuna differenza, non può essercene, perché come ho detto arte e politica sono sempre legate tra di loro. Salvo i casi in cui imbraccio la tromba per fare uno stacchetto tra gli amici o un pezzo su loro richiesta, io faccio sempre politica quando suono. Tutti gli artisti la fanno, a modo loro. Quando per esempio nel pieno di un’improvvisazione jazz inserisco delle sonorità balcaniche oppure latino-americane, io in quel momento sto facendo politica perché porto un messaggio chiaro, critico, di inclusione e contaminazione oppure di denuncia.

Sta in chi mi ascolta, poi, avere la sensibilità giusta per “cogliere” la potenza di quel messaggio e farlo proprio: non bisogna mai arrendersi, e bisogna dunque sempre suonare con sincerità e potenza, credendo nelle proprie idee di umanità e rispetto per l’altro, e non sottovalutare mai il potere della musica.


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