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JuJu – Maps And Territory (Fuzz Club Records, 2019) di Sabrina Bizzarri

Era il 2016 quando Gioele Valenti (ex Lay Llamas, Herself) pubblicava il primo LP firmato JuJu, e già l'anno successivo con la seconda pubblicazione dal titolo Our Mother Was a Plant il progetto prendeva corpo sia sul piano ritmico che ideologico,entrando a pieno titolo nel panorama psichedelico italiano e internazionale. "JuJu", che in Africa Occidentale è il termine con cui si designano credenze spirituali incorporanti oggetti, amuleti e incantesimi nella stregoneria religiosa, prosegue col terzo disco in uscita il 31 maggio 2019 (Fuzz Club Records) dal nome Maps and Territory e riflette la volontà di allargare questa pratica attraverso la musica,…

Score

ARTWORK
POTENZIALITA'
CONCEPT

Voto Utenti : 3.34 ( 8 voti)
Era il 2016 quando Gioele Valenti (ex Lay Llamas, Herself) pubblicava il primo LP firmato JuJu, e già l’anno successivo con la seconda pubblicazione dal titolo Our Mother Was a Plant il progetto prendeva corpo sia sul piano ritmico che ideologico,entrando a pieno titolo nel panorama psichedelico italiano e internazionale.
“JuJu”, che in Africa Occidentale è il termine con cui si designano credenze spirituali incorporanti oggetti, amuleti e incantesimi nella stregoneria religiosa, prosegue col terzo disco in uscita il 31 maggio 2019 (Fuzz Club Records) dal nome Maps and Territory e riflette la volontà di allargare questa pratica attraverso la musica, investendola di un ruolo magico e unificante.

Forti le influenze eterogenee dell’artista che si ritrovano nei contrasti di questo concept, a tratti dolcemente sfumati, a tratti impetuosi e taglienti. C’è l’afrobeat si, ma anche una forte presenza krautrock e l’intensità psichedelica a lucidare il potere metaritmico e trascendente dell’album.
Titoli come Master And Servants (una jam session che unisce i sapori etnici berberi a quelli progressivi del krautrock), Archontes Take Control (una suite psichedelica che si svolge tra sonorità elettroniche e jazz etiope, in collaborazione con la jazzista Amy Denio) e I’m in Trance (feat. Goatman) sono quelli che più rispecchiano gli elementi dell’album, al contempo concreti e spirituali.

Il tutto s’incentra sul tema della migrazione, che è quantomai vivo e carico di sfaccettature, e non si piega al senso di abbandono e deprivazione ma gli si ribella, accendendosi del significato più profondo di espansione territoriale in cui malinconia e lontananza non sono che lo sfondo. In questa prospettiva, l’esperienza della separazione non resta paralizzata ma si tinge di forti pennellate ritmiche e sonore che si assorbono senza perdere la propria natura, suscitando una curiosità concreta che suggerisce di uscire da se stessi per ritrovarsi in altri luoghi, altri tempi. Evocativo.

Tracklist:

  1. Master And Servants
  2. I’m in Trance
  3. Motherfucker Core
  4. If You Will Fall
  5. God Is Rover
  6. Archontes Take Control


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