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Ladytron – Ladytron (!K7, 2019) di Giuseppe Grieco

Li scoprii per caso, i Ladytron. Tanti anni fa mi capitò di ascoltare Destroy Everything Touch in televisione. Fu un brano che mi colpì molto, andando ad approfondire trovai altre perle, prima su tutti Ghosts, ma anche tanti altri bellissimi pezzi. Non ho dubbi sul fatto che questo sia stato uno dei gruppi che più ha inciso sull’evoluzione dei miei gusti musicali. Ebbene, con la band di Liverpool ci eravamo lasciati nel 2011 con Gravity the Seducer, a detta di chi scrive il loro disco migliore. Tanto tempo è passato da allora, l’attesa è divenuta sempre più pesante. Non che…

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Li scoprii per caso, i Ladytron. Tanti anni fa mi capitò di ascoltare Destroy Everything Touch in televisione. Fu un brano che mi colpì molto, andando ad approfondire trovai altre perle, prima su tutti Ghosts, ma anche tanti altri bellissimi pezzi. Non ho dubbi sul fatto che questo sia stato uno dei gruppi che più ha inciso sull’evoluzione dei miei gusti musicali.

Ebbene, con la band di Liverpool ci eravamo lasciati nel 2011 con Gravity the Seducer, a detta di chi scrive il loro disco migliore. Tanto tempo è passato da allora, l’attesa è divenuta sempre più pesante. Non che i nostri siano stati a guardare le nuvole che passavano: Mira Aroyo ha collaborato con John Foxx, Helen Marnie ha pubblicato, con il prezioso aiuto di Daniel Hunt, due album solisti, dando alla luce ben due album.

Finalmente, i nostri sono tornati nel 2019 con il loro ultimo disco, intitolato proprio Ladytron. Il loro sound in continua evoluzione li ha portati stavolta ad adottare le atmosfere tipiche degli anni ’80, che tanta attrazione stanno esercitando in questi ultimi tempi. Sono molti i collaboratori che quest’ultima opera vanta, da Vice Cooler a Jim Abbiss, ma su tutti spicca la presenza di Igor Cavalera, storico batterista dei Sepultura che, appassionato oltre che di metal anche di synthpop, qui presta la sua esperienza posizionandosi alle pelli.

Pur essendo onirico e fluttuante, Ladytron non è un disco rassicurante. La band ha riversato in questo album una dose considerevole di cupezza. Solitudine, isolamento, critica sociale più o meno velata sono alcuni dei temi che questo disco impegnato si propone di portare all’attenzione dell’ascoltatore.

Le tredici tracce si susseguono veloci, alcune ben riuscite, altre meno, mantenendosi complessivamente su un buon livello qualitativo. Sinceramente nessuna di esse mi ha colpito particolarmente, e sinceramente avrei voluto qualcosa in più dopo tutto questo tempo. Ma non mi ritengo di certo insoddisfatto e una cosa rimane certa: i Ladytron rimangono uno dei gruppi migliori nel synthpop/electroclash, e questo disco omonimo rappresenta comunque un bel tassello di questa meritevole carriera.

Tracklist:

1. Until The Fire
2. The Island
3. Tower Of Glass
4. Far From Home
5. Paper Highways
6. The Animals
7. Run
8. Deadzone
9. Figurine
10. You’ve Changed
11. Horrorscope
12. The Mountain
13. Tomorrow Is Another Day


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