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Last Eon – Before I close my eyes (Autoproduzione, 2018) di Gianni Vittorio

Ascoltando i Last Eon (italianissimi) vengono in mente paesaggi sconfinati di colline norvegesi, un immaginario che solo band come i Mogwai e Sigur Rós hanno saputo descrivere con le loro note ed arpeggi ripetuti di chitarra elettrica. L’apertura del loro disco – Before I close my eyes – ci porta dentro i territori inesplorati del post rock; la seconda track invece ci fa perdere la bussola, in quanto le coordinate sono assimilabili allo shoegaze (Dead gods). The wrong song continua il viaggio sonico regalandoci un brano interessante, perché unisce la dolcezza della ballata con il muro del suono disturbante…

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Ascoltando i Last Eon (italianissimi) vengono in mente paesaggi sconfinati di colline norvegesi, un immaginario che solo band come i Mogwai e Sigur Rós hanno saputo descrivere con le loro note ed arpeggi ripetuti di chitarra elettrica.

L’apertura del loro disco – Before I close my eyes – ci porta dentro i territori inesplorati del post rock; la seconda track invece ci fa perdere la bussola, in quanto le coordinate sono assimilabili allo shoegaze (Dead gods). The wrong song continua il viaggio sonico regalandoci un brano interessante, perché unisce la dolcezza della ballata con il muro del suono disturbante sulla falsariga dei più noti God is astronaut.

Gli ultimi due brani, sempre della durata media di 7 minuti, non aggiungono nulla di nuovo al loro repertorio, se non per l’attacco epico di Elephants, con una assolo chitarristico davvero notevole.

La caratteristica dei Last Eon sta proprio nel saper dosare i momenti potenti e duri con altri di quiete assoluta. Con un evidente richiamo ai maestri del genere sopracitati (Mogwai).

Musica da ascoltare vicini al caminetto in una notte fredda d’inverno.

Un lavoro discografico che non sfigura nell’ambito del post rock internazionale. Seguendo questo percorso potrebbero percorrere la strada che li porterà nei festival di rock indipendente esteri, un po’ come hanno fatto pure i più anziani Giardini di Mirò, alfieri del post rock nostrano.

Tracklist:

  1. Before I Close My Eyes
  2. Dead Gods
  3. The Wrong Song
  4. Elephants
  5. Strange Open Spaces


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