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Negrita @Europauditorium – Bologna (report e foto di Giovanni Cionci)

Negrita hanno da poco avviato la prima tranche del tour celebrativo per i 25 anni di carriera, che li porterà a percorrere la penisola in lungo e in largo. In questa prima fase, La Teatrale, la band abbandona la spettacolarità dei live puramente rock, per raccogliersi intimamente sul palco in versione quasi completamente unplugged.

Lo scorso 21 Maggio, abbiamo assistito al live bolognese, presso l’Europauditorium. Neanche a dirlo, a rimarcare il grande successo di pubblico che la band ha saputo costruire in questo quarto di secolo, al nostro arrivo i posti rimasti liberi in sala possono contarsi sulle dita di una mano.

Si alza il sipario: tutti i membri della band (gli storici Paolo “Pau” Bruni, Enrico “Drigo” Salvi e Cesare “Mac” Petricich , affiancati da Giacomo Rossetti al basso, Guglielmo Ridolfo Gagliano a tastiere e violoncello e Cristiano Dalla Pellegrina  alla batteria) sono seduti compostamente, nessuno è in piedi e nessuno si alzerà (salvo qualche raro episodio) per tutta la durata dello show. La scaletta prevista, ovviamente, è una carrellata di pezzi storici della band, unita ad alcune novità tratte dall’ultimo album, Desert Yacht Club, uscito nel 2018. La particolarità tuttavia è rappresentata dal fatto che tutti i brani sono stati completamente riarrangiati per l’occasione, alcuni semplicemente trasformati in una calda versione unplugged, altri destrutturati e ridotti all’essenziale, altri infine totalmente stravolti e trasfigurati, permeati da influenze di generi musicali totalmente distanti dalla versione originale. Il risultato complessivo è davvero molto interessante, e dimostra quale importante evoluzione stilistica e compositiva abbia avuto la band in tutti questi anni. Non mancano estratti dello storico Reset, così come non manca la forte influenza della musica sudamericana, che traspare nei brani composti dopo il 2004. La band accompagna infatti gli spettatori in un viaggio musicale che passa attraverso il Brasile, con la cover di Tuyo di Rodrigo Amarante (sigla della serie TV Narcos), per terminare poi nella capitale argentina con Malavida en Buenos Aires. Dopo una interessante versione bluegrass/country di Cambio, Pau  e soci, da sempre sensibili a tematiche politiche e sociali, non perdono l’occasione, con Sale (originariamente dedicata al trio Bossi-Fini-Berlusconi), di lanciare frecciatine al “Matteo brianzolo”. Il pubblico comincia ad alzarsi dalle sedie e ad andare sottopalco, dapprima alla spicciolata, ed infine in massa durante Rotolando verso Sud, impreziosita da un lungo assolo di Drigo (finalmente in piedi) alla Stratocaster, salutato con reggiseni volanti. Davvero molto particolare la versione riarrangiata di un grande classico del gruppo, la storica Mama Maè, che da brano rock per eccellenza si trasforma quasi in una struggente ballade blues (con tanto di  hammond), che strizza anche l’occhio, per un’attimo, all’indimenticabile While My Guitar Gently Weeps di George Harrison. Immancabile l’encore, acclamato a gran voce dal pubblico, che si conclude infine con la prevedibile Gioia Infinita.

In conclusione uno show davvero ben congegnato, in grado di mandare in brodo di giuggiole, ovviamente, tutti i fan della band, ma anche di stupire (positivamente) gli  spettatori più distaccati e con gusti più raffinati. Decisamente un nuovo centro per una delle band più rappresentative del rock italiano degli ultimi tre decenni.

Setlist:

  • Il Gioco
  • I Ragazzi Stanno Bene
  • La Tua Canzone
  • Hemingway
  • In Ogni Atomo
  • Brucerò per Te
  • Greta
  • Scritto Sulla Pelle
  • Il Libro in una Mano, la Bomba nell’Altra
  • Malavida en Buenos Aires.
  • Cambio
  • Il Giorno delle Verità
  • Magnolia
  • Ho Imparato a Sognare
  • Sale
  • Radio Conga
  • Rotolando Verso Sud
  • No Problem
  • Mama Maè
  • Adesso Basta
  • Dannato Vivere
  • Che Rumore Fa la Felicità?
  • Non Torneranno Più
  • Gioia Infinita

Vi lasciamo alla gallery fotografica del nostro Giovanni Cionci.

 


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