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Whiskey Myers @Serraglio – Milano (Foto e Report di Giovanni Cionci)

Foto e Report di Giovanni Cionci

Lo scorso 10 Maggio, il travolgente mix di southern rock e country dei Whiskey Myers è sbarcato al Serraglio di Milano, il cui palco ha ospitato l’unico show italiano previsto per il loro Die Rockin’ Tour. La band texana, capitanata da Cody Cannon (voce e chitarra), è giunta per la prima volta nel nostro Paese, con alle spalle 4 album davvero interessanti, che riportano alla mente degli ascoltatori il sound della Allmann Brothers Band e dei Lynyrd Skynyrd unita a sonorità tipicamente country. Non è quindi un caso che, pur essendo una band giovane, nata solo nel 2007, il pubblico non sia affatto rimasto indifferente all’evento: il locale infatti è, se non gremito, quantomeno abbastanza affollato.

Il compito di aprire la serata è affidato agli inglesi The Imbeciles, il cui punk/hardcore forse mal si adatta al genere degli headliner e ai gusti del pubblico: la scelta di esibirsi immersi in luci rosse e soffuse (forse troppo soffuse) certo non migliora la situazione, e nonostante l’impegno profuso dai musicisti sul palco, anche a causa di suoni non particolarmente felici, l’esibizione non convince. Bella comunque l’idea dell’omaggio ai Motorhead con una cover di Ace of Spades.

 

Rapido cambio palco e, sulle note di Frogman si passa oltreoceano con i Whiskey Myers. Ed è decisamente tutta un’altra storia. I giovani rocker texani mostrano subito di che pasta sono fatti. La voce di Cody Cannon dal vivo forse risulta ancor più graffiante ed incisiva che negli album in studio, così come la chitarra di John Jeffers, che si intreccia mirabilmente con quella di Cody Tate: a tal proposito, molto interessante il ciclico botta e risposta tra i due sound chitarristici che hanno fatto la storia del rock, quello Gibson della Les Paul di Jeffers e quello Fender della Stratocaster di Tate. Anche la sezione ritmica della band, composta da Jamey Gleaves al basso, Jeff Hogg alla batteria e Tony Kent alle percussioni, mostra di sapere il fatto suo. Il risultato  complessivo è davvero positivo…e il pubblico appare assolutamente concorde, mostrando continuamente al gruppo il proprio calore ed il proprio apprezzamento. E così lo show prosegue, intervallando brani energici a struggenti ballades…per poi concludersi con una splendida e muscolosa cover di Rockin’ In The Free World, cantata in coro da tutti i presenti.

In conclusione, i Whiskey Myers si sono mostrati per quello che sono: una band giovane ma di grande talento, che lascia intravedere ottime possibilità per il futuro di un genere che tanti si ostinano da decenni a dare per morto, ma che trova sempre un modo per resuscitare dalle proprie ceneri. Alla faccia dei detrattori.

Setlist:

  • Frogman
  • On the River
  • Deep Down In the South
  • Bar, Guitar, And a Honky Tonk Crowd (Brent Cobb cover)
  • Bill
  • Early Morning Shakes
  • Mud
  • Virginia
  • Gasoline
  • Headstone
  • Ballad Of a Southern Man
  • Home
  • Bitch
  • How Far
  • Stone
  • Rockin’ In The Free World (Neil Young cover)

 


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