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Cannibal Corpse + Sadist live @ Parma Music Park – Parma (Foto: Laura Cimino, Press: Luca Battaglia)

Occasione imperdibile per ogni metalhead italiano, la data dei Cannibal Corpse che si è svolta al Parma music park, è stata accolta con grande entusiasmo.

La giornata non è delle migliori per assistere a un concerto con questo tasso di energia, l’umidità a tratti è insopportabile, nonostante la location offra ampie zone d’ombra.

Noi di Relics non ci siamo fatti certo scoraggiare, ed eravamo al Music Park per raccontarvi con parole e immagini ciò che è accaduto.

SADIST

L’incipit del massacro messo in scena dalla band americana headliner è affidato agli italianissimi Sadist, veri portabandiera del metallo italiano, forti di una carriera pluriennale.

Giocano in casa, si avverte fin da subito.

Trevor e compagnia mettono sul campo uno show preciso, a tratti impeccabile, i membri della band sono affiatatissimi e spronano un pubblico accaldato alla partecipazione, con discreti risultati.

Il caldo si fa sentire sul pubblico, a tratti sfiancato, ma gli irriducibili rendono, giustamente, onore alla performance.

La scaletta fila via liscia tra pezzi raccolti per strada nelle opere più datate e quelle più recenti e i nostri connazionali non manacano certo di talento, forza, energia e bravura.

Piacevole (noi di Relics ci accodiamo alle parole del buon Trevor) come si sia fatta menzione del fatto che ci fosse, tra le fila del pubblico, un ricambio generazionale dei fans del nostro amato genere, con la speranza che questo trend stia diventando una regola e non una triste eccezione.

CANNIBAL CORPSE

Ci siamo, con qualche minuto di ritardo, uno ad uno salgono sul palco i membri dei Cannibal Corpse, iconica band del death metal mondiale.

Il pubblico esplode quando finalmente sul palco entra anche il frontman Goerge Fisher aka Corpsegrinder.

Abbandonate tutti i canoni standard di un concerto metal moderno, la vecchia scuola la fa da padrone, col chiaro intento di non fare prigionieri.

Nessuna intro, nessun “grazie” alla fine delle canzoni, nessun fronzolo di troppo, l’acceleratore è a tavoletta dal primo all’ultimo accordo eseguito.

Corpsegrinder è una macchina, imperturbabile, inarrestabile, la sua testa sembra in procinto di svitarsi dalla base del collo da un momento all’altro, ma tutti fanno il loro dovere, e lo svolgono da veri maestri.

La scaletta prevede un alternarsi di pezzi tratti da tutta la carriera del quintetto a stelle e strisce, anche se il pubblico deflagra in un pit sanguinoso sulle colonne portanti musicali che hanno reso celebre la band.

Da I cum blood a Unleashing the bloodthirsty, passando per Devoured by vermin, The wretched spawn, Gutted e la intramontabile e immancabile Hammer smashed face.

Fisher si lancia anche in qualche siparietto divertente, quando prende in giro un fan che aveva mancato dell’acqua da lui stesso lanciata e lascia il pubblico con il suo annuncio che oramai ha fatto la storia “Keep fucking support death metal”.

Le conclusioni sono di aver assistito a un capolavoro sonoro di quasi 2 ore, il pubblico è in delirio, nonostante un martedì lavorativo con la colonnina della temperatura praticamente a fondo corsa.


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