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Engine Driven Cultivators – Insert Coin (Punishment 18 Records, 2019) di Alessandro Magister

Gli ultimi due mesi sono stati pregni di grandi pubblicazioni, con aspettative più o meno rispettate, e raramente in passato mi sono trovato ad ascoltare così tanta musica in ogni momento lasciatomi libero dagli impegni quotidiani. A fronte di così tante uscite di grandi band, è sempre piacevole andare a scovare qualche perla ad opera di realtà più amatoriali. Mi ritrovo così a parlare di questo Insert Coin degli Engine Driven Cultivators, band capitolina con alle spalle svariati anni di esperienza. Sono passati otto lunghi anni dal precedente Back From The Drainpipe ma sembra che il tempo passato sia stato…

Score

Artowrk
Potenzialità
Concept

Voto Utenti : 4.9 ( 1 voti)

Gli ultimi due mesi sono stati pregni di grandi pubblicazioni, con aspettative più o meno rispettate, e raramente in passato mi sono trovato ad ascoltare così tanta musica in ogni momento lasciatomi libero dagli impegni quotidiani. A fronte di così tante uscite di grandi band, è sempre piacevole andare a scovare qualche perla ad opera di realtà più amatoriali.

Mi ritrovo così a parlare di questo Insert Coin degli Engine Driven Cultivators, band capitolina con alle spalle svariati anni di esperienza. Sono passati otto lunghi anni dal precedente Back From The Drainpipe ma sembra che il tempo passato sia stato ben speso dati gli enormi passa in avanti fatti. Quello che rende speciale questa band è la sensazione di genuinità della loro musica; si tratta in definitiva di un thrash senza fronzoli, senza ammiccamenti e senza spazio per le formule più in voga al momento. Si capisce che è musica creata per divertirsi, per se stessi e non per compiacere chissà chi o per ottenere le attenzioni di un’etichetta discografica.

Se crederete alle mie parole e andrete ad ascoltare le dieci tracce vi consiglio di prepararvi a 30 minuti abbondanti di sana e benedetta ignoranza. La struttura dei brani è semplice e tutta costruita attorno a un riffing veloce e tagliente che non sfigura di fronte a quello di band molto più rinomate e famose di quella capitolina. Il drumming dimostra di aver fatto grandi progressi rispetto al passato e si unisce all’opera di sano pestaggio dell’ascoltatore di turno. In questo senso, la scelta di una durata complessiva non eccessiva appare del tutto corretta e non si corre il rischio di un more of the same. Occhio a non far passare la già citata semplicità della formula per incapacità tecnica. I 5 dimostrano di saperci fare anche tecnicamente, seppur questa non sia a caratteristica della loro formula. Il cantato è pulito e veloce, punta al sodo e i cori sono ottimamente realizzati. Tra i brani spicca sicuramente Stop That Gorilla di cui potete trovare anche il video musicale, corredato da una serie di foto che ritraggono i membri della band in svariati momenti, musicali e non, testimoniando la profondità del loro rapporto a 360°.

La sensazione che si ha, ascoltando il disco, è quella di 5 amici che riescono ancora ad affrontare la produzione di un disco come un’allegra giornata in sala prove tra birra e divertimento, nonostante il disco sia realizzato con grande cura e professionalità visto l’ottimo mixing e, oh my god, la presenza addirittura dei testi dei brani nel libretto del CD. L’auspicio di chi scrive è che non perdano mai questa spontaneità che rende fottutamente divertente questo Insert Coin. Consigliatissimo


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