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Intervista ad Antonio Bertoni (Ongon), a cura di Giuseppe Grieco

Antonio Bertoni è l’artista che tanto ci aveva affascinati con Exuvia, l’EP di debutto del suo progetto Ongon, uno splendido e misterioso viaggio psichedelico in territori estranei, dove la psichedelia regna sovrana. Giuseppe Grieco ha avuto il piacere di poter rivolgergli qualche domanda, ecco cosa ci ha detto:

1 – Ciao Antonio, è un piacere averti qui su Relics. Prima di iniziare a parlarci di Ongon, vuoi farci una panoramica sugli altri progetti musicali in cui sei coinvolto?

Ciao, piacere mio e grazie per l’interesse verso il mio lavoro. In questo periodo oltre ad Ongon porto avanti un trio con Alberto Boccardi e Paolo Mongardi, dove suono contrabbasso ed elettronica, stiamo finendo il secondo disco dopo la prima uscita (Litio) con Boring Machines. Ho anche un duo con il flautista Stefano Leonardi, dove suono violoncello e guimbri, dovrebbe uscire prossimamente un disco con l’etichetta americana Astral Spirits. Con Leonardi suono anche in un quintetto con Marco Colonna e due musicisti svizzeri, Heinz Geisser e Fridolin Blumer. Oltre a questi e altri progetti in solo, collaboro con teatro, cinema e a volte tengo dei laboratori legati al suono e alla costruzione di strumenti musicali.

2- Come già detto, il nome Ongon rimanda ad una tradizione sciamanica e misteriosa. Da dove è nata la tua passione per l’argomento? Ne hai avuto esperienza diretta?

Non ho avuto esperienza diretta della specifica tradizione di cui si parla, solo anni di letture, ricerche, ascolti, esperienze personali. Le culture legate allo sciamanismo esistevano ovunque con differenze ma anche con molti elementi comuni e questo modo di rapportarsi al mondo si è a volte conservato, altre trasformato, risemantizzato o si è tentato di eliminarlo, ma qualche traccia permane sempre. Questo vale anche per gli oggetti antropomorfi, che hanno valenze simili in tutte le culture, in modo più o meno consapevole.

Quando, riferito agli ongon, ho trovato una definizione che li identificava come oggetti che al tempo stesso contengono e attraggono spiriti, ho trovato pure il nome che cercavo, perché anche per la musica ritengo che ci siano timbri, ritmi, melodie e strumenti che svolgono la stessa funzione, che ci parlano ad un livello profondo, più o meno lontano da noi (forse più dall’idea che abbiamo di noi) ma ben presente.

3 – Raccontaci la genesi del tuo EP Exuvia, che così tanto ci ha colpiti

Exuvia nasce dal tentativo di mettere insieme i molteplici interessi che ho tra musiche tradizionali, sperimentazione, elettronica e altro. Ho scoperto di poter fondere e rendere organici elementi diversissimi e spesso di riuscire a mantenere una ambiguità tra ciò che è suonato, campionato o ottenuto da strumenti elettronici suonati o programmati: penso che sia la caratteristica principale da cui questa musica trae la sua forza, oltre al suono del guimbri e al lavoro che con questo strumento faccio sulle variazioni di cellule melodico-ritmiche, perseguito con tecniche provenienti da diverse tradizioni o più puramente matematiche.

4 – Il guimbri è lo strumento principale, le sue linee di basso reggono tutto l’EP. Dove hai imparato a suonarlo?

Ho imparato da autodidatta partendo comunque da una lunga esperienza come bassista, poi, dopo la registrazione di Exuvia, ho passato un periodo in Marocco per conoscere più da vicino la musica Gnawa e ho preso alcune lezioni da Omar Hayat, uno dei migliori Maâlem (Maestro) di Essaouira, che mi ha anche costruito lo strumento che uso attualmente. Questa esperienza mi ha permesso di collegare alcuni punti anche se nel mio stile emergono le mie diverse esperienze tra cui lo studio delle Tabla indiane e di altre musiche tradizionali e non, che mi appassionano da molto tempo. Fondamentalmente visualizzo lo strumento come un ensemble di tamburi intonati.

5 – Come ti rapporti con questo mercato musicale in continuo mutamento?

Sinceramente non ci capisco molto tra continui cambiamenti e vari aspetti effimeri e di mode, cerco di esprimere me stesso e di sopravvivere con difficoltà. Spero forse ingenuamente che lavorare intensamente sulla musica e i contenuti alla fine paghi. Magari anche prima della fine.

6 – Puoi anticiparci sui tuoi piani futuri?

Come Ongon sto già lavorando su diverso materiale, sia da solo, come per Exuvia, che coinvolgendo alcuni dei musicisti che stimo di più che con mio grande piacere hanno apprezzato molto questo progetto.


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