Intervista ai Goodbye, Kings a cura di Giuseppe Grieco

Con il loro ultimo disco, intitolato poeticamente A Moon Daguerreotype, i Goodbye, Kings hanno dimostrato ancora una volta di essere una delle band di maggior spessore nel panorama post-rock italico. Giuseppe Grieco ha avuto l’occasione di confrontarsi con Davide Romagnoli e Luca Allocca, due dei sette musicisti che compongono il gruppo. Ecco a voi l’intervista per Relics Controsuoni.

1 – Ciao ragazzi, è un piacere avervi qui su Relics. Volete spiegarci come sono nati i Goodbye, Kings?

DAVIDE: Ciao a tutti di Relics Controsuoni. Dunque, i Goodbye, Kings sono nati dalla costola di un gruppo sganciatosi dal cantante, praticamente. Restati solo in formazione strumentale, inizialmente, abbiamo provato ad iniziare con delle trame post-rock, circa sette anni fa, e pian piano, con l’innesto di musicisti sempre più nuovi, eclettici e con diversi background, ci siamo evoluti verso qualcosa di diverso.

 

2 – Che giudizio avete del panorama post-rock italiano?

DAVIDE: Sicuramente ci sono ottimi musicisti e c’è tanto cuore e passione. E non è certamente poco. Probabilmente, però, date le eccessive difficoltà contingenti nel nostro Paese -almeno per quanto riguarda la musica-, si tende con facilità ad incasellarsi in standard. Questo, a mio avviso, va spesso a discapito dell’autenticità e dell’originalità di molte di queste formazioni. Al posto di aprirsi alle più svariate contaminazioni (e arricchimenti, a mio modo di vedere) mi sembra che si tenda invece a chiudersi in un po’ in questo standard di genere.

LUCA A. : in Italia ci sono diverse band che potrebbero dire la loro, ma si sa com’è la situazione là fuori. Il bel paese ha tanti problemi e di certo aiutare il panorama underground a crescere non è tra i primi posti nella lista delle cose da risolvere. Quello che possiamo fare tutti quanti insieme è creare una community ben solida ed innovare, cercando di non ricadere nei canoni classici del genere, rischiando di non dir nulla di diverso da quello che c’è già nel resto del mondo. L’estero, sopratutto in questo ambiente, è certamente più “avvantaggiato” rispetto alla situazione di casa nostra.

 

3 – Raccontateci la genesi del vostro ultimo A Moon Daguerreotype, rapportandolo anche agli altri album che già avete pubblicato.

DAVIDE: Sicuramente ci sono state molte difficoltà, soprattutto per quanto riguarda le diverse ubicazioni dei componenti, che ormai vivono in molte parti d’Italia e d’Europa. Oltretutto ci sono state delle esperienze esistenziali sicuramente significative per molti di noi. In questo panorama abbiamo provato a dare un tema centrale che potesse racchiudere molto e poi, in un nucleo più piccolo, abbiamo steso dei riff, delle idee, delle strutture, che poi, quando sono entrate in contatto con il suonare tutti insieme, sono diventate i brani dell’album veri e propri. Sono contento che ognuno ci abbia messo del suo e possa sentire questo album veramente suo.

LUCA A. : non è stato facile sicuramente, Davide vi ha già risposto in maniera più che completa. Posso aggiungere però la mia visione empirica della cosa. Vengo da un periodo non molto semplice, negli ultimi anni ho dovuto affrontare la perdita di entrambi i genitori nell’arco di pochi mesi, dovendo anche far fronte a quanto ne consegue. La mia compagna e mio figlio sono stati la mia forza e i Goodbye, Kings il mio motore di sfogo. All’interno di questo album c’è qualcosa di più che delle semplice note, suoni o rumori (come vi piace più definirle a voi), c’è una parte del mio percorso come uomo all’interno di questa vita.

 

4 – A quali artisti vi ispirate quando componete musica? Quali sono i vostri ascolti quotidiani?

DAVIDE: Ascoltiamo tutti molta musica. E anche molto differente gli uni dagli altri. Questo ci permette di ritrovare delle idee e delle influenze, sicuramente, ma non direi che si parte mai con un’influenza specifica. Tra le righe ci sono sicuramente i Nine Inch Nails, per l’idea di musica che hanno portato avanti, più che per i suoni. E poi i Godspeed You! Black Emperor, e i Neurosis. E un sacco di altre situazioni diverse: Nils Frahm, i Tortoise, Coltrane.

LUCA A. : ascoltiamo tanta musica, quindi il nostro modo di suonare ci porta ad avere contaminazioni di tutti i tipi. Personalmente non ho un artista in assoluto che ritengo mi abbia influenzato di più. Di certo sono la parte più post-rock della band, basta ascoltare le mie parti  per capirlo. Se devo proprio fare dei nomi direi su tutti 65DaysofStatic, Mogwai, Mono, proseguono per l’heavy metal classico, l’avant-garde, l’elettronica e terminando al fusion jazz con i Tribal Tech, Lee Ritenour, T.Monk, E. Fitzgerald, D.Reinhardt, P. Metheny e tantissimi altri. Mi piace moltissimo ascoltare proposte nuove e “strane”. Fondamentalmente tutto ciò che produce rumore e lo fa in maniera strana, attira la mia attenzione. Diciamo che attualmente preferisco la “musica e i suoni” allo strumentismo virtuosistico, di cui ammetto essere stato amante per lunghi anni come studente. Siamo al servizio della Musica e non dello strumento.

 

5 – Come vi rapportate con questo mercato musicale in continuo mutamento?

DAVIDE: Beh, ci piacerebbe poter dire di far parte del mercato musicale. Purtroppo il nostro fenomeno è puramente underground. Cerchiamo semplicemente di suonare, farci ascoltare, fare qualcosa di quanto più autentico sentiamo di poter produrre. Ci basta questo. E’ tutto molto complesso e riuscire a legarsi ad un’etichetta, un’agenzia stampa, un booking manager, etc è un vero e proprio lavoro. Un lavoro che, non pagando, diviene ancora più complesso.

 

6 – Potete anticiparci sui vostri piani futuri?

DAVIDE: Sì, non l’abbiamo ancora detto a nessuno, ma il nostro prossimo disco sarà probabilmente incentrato sul tema del circo. In particolare sulla figura di Barnum e del suo grande show. Stiamo già buttando giù alcune strutture ed idee. Ci troviamo molto bene ora all’interno della formazione e spero che questo possa diventare un canale significativo per le esperienze di ognuno.

LUCA A. : Trasportare le persone che ci ascoltano in un lungo viaggio attraverso la nostra storia e il nostro mondo. Siamo un gruppo ben solido, qualsiasi cosa verrà sarà sicuramente interessante…almeno per noi e spero anche per gli altri.  L’obbiettivo è far crescere la nostra musica sempre più, accompagnando l’ascoltatore in qualcosa di unico e “vivibile” attraverso tutti i sensi. Vogliamo far vivere la nostra musica, non solo farla ascoltare. Basta partecipare ad uno dei nostri concerti per capire cosa intendo.


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Giuseppe Grieco

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