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Kampfar – Ofidians Manifest (Autoproduzione, 2019) di Luca Battaglia

Quasi 25 anni di carriera e sapienza musicale nella carniera musicale dei norvegesi Kampfar e si sentono tutti nel nuovo full-lenght della band, Ofidians Manifest. La formula usata farà storcere il naso ai fedelissimi del genere, il disco è contorto in maniera affascinante sotto tutti i punti di vista, da quello compositivo a quello vocale. Entriamo più nel dettaglio analizzando il disco per voi. L'album segue un filo conduttore per tutte le 7 tracce che lo compongono, ritmi serrati e soste di una complessità musicale unica, dove il comparto vocale recita una parte da assoluto protagonista. Il frontman Ask, alterna il più classico scream,…

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Potenzialità
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Quasi 25 anni di carriera e sapienza musicale nella carniera musicale dei norvegesi Kampfar e si sentono tutti nel nuovo full-lenght della band, Ofidians Manifest.

La formula usata farà storcere il naso ai fedelissimi del genere, il disco è contorto in maniera affascinante sotto tutti i punti di vista, da quello compositivo a quello vocale.

Entriamo più nel dettaglio analizzando il disco per voi.

L’album segue un filo conduttore per tutte le 7 tracce che lo compongono, ritmi serrati e soste di una complessità musicale unica, dove il comparto vocale recita una parte da assoluto protagonista.

Il frontman Ask, alterna il più classico scream, dogma del genere nato in Scandinavia, con parti all’ascolto quasi strazianti, dove il cantante sembra quasi sputare fuori angoscia e disperazione.

A sorpresa nella traccia 3, Dominans, spunta fuori sorprendentemente una voce femminile, altresì angosciante,ma è una vite che si avvita perfettamente nella filettatura della trama musicale, un vero tocco di classe.

La parte musicale non lascia spazio a critiche, ogni strumento è usato con una sapienza rara, la batteria è precisa e suona la carica solo quando serve, mentre quando le tracce sono a bpm ridotti riempie ogni intercapedine compositiva a ritmi molto meno sostenuti, ma mai fuori luogo o in maniera noiosa.

Le chitarre sono altresì perfette, si passa dal classico tremolo che ha fatto la storia del genere a dei riff che profumano di stampo Opethiano dei tempi d’oro.

Geniale in maniera sbalorditiva anche l’uso del pianoforte e dei cori dal sapore pagano e norreno, vere perle incastonate nelle canzoni che compongono il disco.

Le tracce che lasciano più il segno sono indubbiamente l’opening track Syndefall, che ha il merito di confondere le idee a chi ascolta, essendo una traccia spietata fin da subito, non lasciando trapelare nulla dell’introspezione sonora che ci aspetta continuando l’ascolto, e la traccia 6 Skamlos.

Che dire, la classe non è acqua e i Kampfar non fanno certo eccezione, concluso l’ascolto ne vorrete subito un altro assaggio per capire meglio le sfumature che vi sono sfuggite.

Questo è il vero pregio di questa ultima fatica della band norvegese, mutare forma ogni volta che la lente, o se siete fortunati la puntina, si posa sul disco, ed ogni forma che assume ha le sue affascinanti fattezze.

Le sensazioni finali sono quelle di essere davanti a un pezzo raro di bellezza, lavori così ben fatti sono davvero una scossa, in un genere che storicamente va sempre più appiattendosi.

Tracklist:

  1. Syndefall
  2. Ophidinan
  3. Dominans
  4. Natt
  5. Eremitt
  6. Skamlos
  7. Det Sorte


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