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Leynir Fest @The One, Cassano D’Adda – Milano (report di Alessandro Masetto, foto di Rita Rose Profeta)

Quello organizzato dalla Leynir Agency, in collaborazione con la Black Widow di Genova (storica label italiana, da sempre in prima linea per quanto riguarda la produzione, distribuzione, e promozione del filone più oscuro del Metal) più che un festival, la definirei una vera e propria festa, vista l’aria di amicizia che sin dal nostro arrivo al The One si respirava, con piacevoli incontri di amici giunti da lontano per l’occasione, sia per la gradevole scoperta e conoscenza di tanti/e di nuovi e per il ritrovamento di altri dispersi o dimenticati nella notte dei tempi. Il Bill molto fitto e succoso (anche troppo a mio giudizio), prevedeva ben sei bands in cartellone, tutte italianissime, con le prime due emergenti posizionate in apertura di giornata (Madness Of Sorrow, In Autumn), che, causa orario e distanza chilometrica dalla location in questione, sommata a condizioni meteo avverse trovate strada facendo, con imperversanti e forti temporali che non ci han dato tregua per tutta la durata del viaggio, ci hanno forzatamente impedito di presenziare dall’inizio, e di conseguenza perderci anche le loro esibizioni…pazienza. In compenso però, dai Black Flame in poi, (con una serata andata in continuo crescendo), i gruppi che si sono via via esibiti e susseguiti hanno ripagato la nostra perseveranza con concerti individualmente parlando di grande qualità e spessore tecnico, sfortunatamente penalizzati da suoni imperfetti ed ovattati, con volumi troppo sparati alti che impastavano e confondevano i suoni degli strumenti, cosa amplificata ulteriormente in un locale dalle dimensioni anguste come il The One, peraltro piuttosto incavato e sotterraneo, dove l’acustica non viene certo premiata o valorizzata. Altra piccola nota stonata è stata un’eccessiva perdita di tempo nei vari cambi palco, pecca che ha pesato non poco e fatto slittare in là notevolmente le tempistiche, causando una maggior penalità con l’accumulo del ritardo proprio agli headlinear, ovvero Freddy Delirio and The Phantoms, costretti salire sul palco all’1.40 di notte, davanti ad un pubblico purtroppo non numeroso vista anche la caratura dei personaggi in questione, probabilmente anche stanco per la lunga attesa o forse già un po’ assonnato. Ma questi “imprevisti”, non hanno impedito di divertirci e di passare una piacevolissima serata al The One, dove invece di contro, eccelle la simpatia e disponibilità del personale, arricchito da un’ottima selezione di birre in bottiglia e a prezzi molto contenuti. Infine, cosa importante, un sentito grazie agli amici Valerio della Leynir Agency e a Pino Pintabona di Black Widow (presente con il suo fornitissimo banchetto di prelibatezze discografiche), per averci ospitato in questo party, e per aver reso possibile questo evento. Numeri 1!

BLACK FLAME

In questo sabato sera, fortemente temporalesco e uggioso e dal clima sicuramente più autunnale che primaverile, ben si sposano le sonorità estreme ed oscure del Black Metal, che dai Black Flame, passando per gli Opera IX, e infine con i Damation Gallery, ci accompagneranno per tutta la nottata, in modo blasfemico e molto “occultistico”. I piemontesi Black Flame, nati nel lontano 1998 per mano dei fondatori Italo Cardinale (voce/chirarra) e del batterista M:A Fog (attualmente in forza anche ai più blasonati e conosciuti Opera IX), non sono certo dei principianti, con ben sei dischi all’attivo più svariati demo, e danno l’ idea da subito di conoscere bene la loro materia oscura. Già dalle prime note di “A Grave Full Of The Snake”, primo estratto dell’album di recente uscita, proprio ad inizio anno, intitolato “Necrogenesis:Chants From The Grave”, su cui peraltro verra’ incentrata interamente la loro performance, sia per motivi (crediamo) di tempi ristretti da rispettare, sia per la volontà della band evidentemente di promuovere un nuovo album in cui ci credono fortemente. La loro miscela è composta da un sound molto oscuro ed estremo, compreso il cantato, molto vicino alle bands capostipiti del genere quali Gorgoroth, Carpathian Forest, Immortal, ecc, con i quali hanno diviso in passato il palco in prestigiosi festival Europei. Sette brani in totale sentiti, sparati velocemente in sequenza, con molta rabbia ed aggressività, dove si sono messe in mostra le qualità dei singoli elementi che compongono i Black Flame. Particolarmente efficaci e sinistre sono apparse “From My Dephts” e “Altra Mors”, e la conclusiva “Reverse Chant and Rusty Nails”, un vero inno di malvagità senza limite. Complimenti ragazzi! Ottimo intrattenimento.

Setlist:

Necrogenesis(Intro)

A Grave Full Of The Snake

Morbid Warship

From My Depths

Mater Larvarum

The Breath Of The Mud

Altra Mors

Reverse Chants And Rusty Nails

 

OPERA IX

Restiamo sempre in piemonte, precisamente a Biella nel vercellese, ma con una storica cult Black Metal band Italiana in azione, gli Opera IX, fondati nel lontanissimo 1988 per mano dal loro leader carismatico, il chitarrista Ossian. Le luci intensamente e volutamente rosso fuoco inferno a tema, provenienti dal palco sapientemente preparato e ornato, ci proiettano e introducono al meglio verso le tematiche trattate nei testi delle loro canzoni dagli Opera IX, un’intriso di occultismo, stregoneria, paganesimo e satanismo rivisto in chiave moderna. Il loro sound, molto diretto ed essenziale, si snoda in un symphonic black personale, dove la talentuosa vocalist Dipsias Dianaria, calata perfettamente nella parte, si dimostra espressiva sia nelle movenze che vocalmente, dotata di un’ugola profonda e cavernosa, ci sputa e vomita addosso, tutta la sua grinta e rabbia assatanata accumulata in corpo, confermando che spesso le donne riescono ad essere più carismatiche dei maschietti al microfono, anche quando si tratta di un genere estremo come il Black . Ossian tesse leggendarie trame ossessive e melodrammatiche con la chitarra, supportando una robusta sezione ritmica composta da Charon dal basso e dal micidiale M:A Fog alla batteria, già precedentemente citato e in forza anche ai Black Flame. Il talentuoso Alexsandros alle tastiere infine, aggiunge ancor più mistero e profondità sinfonica al black degli Opera IX. “The First Black” (Act.I) da “Black Opera:Symphoniae Mysteriorum”, seguita a ruota da “The Oak” dal secondo album “Sacro Culto”, assieme a “The Call Of The Wood” dal primo disco omonimo degli Opera IX, formano un trittico tritaossa incredibile, scaldando le anime nere dei fans stipati sotto il palco, in trance e in preda a una sorta di “rito magico” telepatico instauratasi tra di loro e la band stessa. “Malaventum” e’ il preludio dell’atto conclusivo che verrà da lì a poco consumato, con la “Consacration” finale e definitiva degli Opera IX, di un live avvincente , impeccabile e coinvolgente sotto tutti i punti di vista! Finalmente sono riuscito vedermi (dopo anni di vana attesa e speranze) un pezzo di storia del Metal estremo italiano in azione stasera al The One, e già solo questo ha ripagato ampiamente la lunga trasferta in terra meneghina. Chapeau agli Opera IX!

Setlist:

Intro

The First Seal (Act.l)

The Oak

The Call Of The Wood

Gospel

Mandragola

Capt III

The Invocation

Cimaruta

Maleventum

Outro

Consacration

DAMNATION GALLERY

Con i Damnation Gallery, cambiamo regione, e ci spostiamo in Liguria, per la precisione a Genova, da sempre città esoterica e di gran culto, una caratteristica che ha sicuramente aiutato molto la formazione, la ricerca, e la crescita cultural-musicale dei nostri amici, curatissima anche da un punto di vista squisitamente  scenografico. Ovviamente, (eccezion fatta per Freddy Delirio), il mood della serata e della Leynir Fest era incentrato sul Metal estremo e nello specifico nel Black Metal, e quindi neppure i Damnation Gallery fanno eccezione in questo senso, come i loro illustri colleghi del resto che si sono precedentemente esibiti, anche se ognuna band lo abbia di fatto rappresentato con caratteristiche molto diverse. Nati nel 2016, sono passati nel 2017 ad una formazione a cinque, con l’innesto del talentuoso Daniel Iron alla chitarra solista, con cui hanno pubblicato il loro finora unico album in studio intitolato “Black Stains” (2018), su cui sarà incentrata completamente tutta la scaletta che ci proporranno, eccezion fatta per l’inedito brano di apertura “Eclipse Of Mind”prossimo secondo album in imminente uscita. La loro musica pesca tanto dalla teatralità dei Death SS (dove sono apparsi in veste di ospiti nell’ultimo tributo a loro dedicato, “Terror Tales”), passando per i Necrodeath, per arrivare ai padri del Metal Black Sabbath Mercyful Fate, arrivando ai grandi maestri del genere estremo quali gli Immortal, i Marduk, Emperor, e via di seguito. L’aspetto visivo è sicuramente un punto di forza di uno show dei Damnation Gallery, dove il palco volutamente illuminato rosso fuoco come si conviene e da tradizione, viene impreziosito di iconografie blasfeme (tavoletta ben visibile con un troneggia un gigantesco Baphomet), lumini cimiteriali, candele, manichini ed altarini rituali, come in una sorta di improvvisata “messa nera”, in diretta live!. Aggiungiamo poi il fatto che ogni personaggio possiede una maschera specifica su cui crea la personale mitologia, in pieno stile goth decadence.. Daniel Iron, è una sorte di antico medico della peste, Lord Edgar un lussurioso essere dell’epoca vittoriana, Scarlet la vocalist, un cadavere malvagio ed ambiguo, che si nasconde per uccidere le sue vittime , Coroner, un folle chirurgo che prova godimento nella sofferenza e mutilazione degli arti umani e infine Low, uno zombie glamizzato, che vuol essere un tributo alle cinematografia horror d’annata e allo stesso tempo a quella illustre più moderna e recente, rappresentata da personaggi come Michael Mayers di Venerdì 13! Tutto qua? Ma neanche per sogno! I Damnation Gallery sono una band che sa suonare Metal con gli attributi, e i costumi e le maschere non sono certo fumo negli occhi per coprire le lacune musicali, ma semmai, al contrario , usati per valorizzarla e rappresentarla al meglio! “Test In Pestilence”, “Damnation Gallery” e “Trascendence” (dal loro EP d’esordio), ed “Evil Extreme”, sono stati i sussulti maggiori di un concerto di grande sostanza, dove i Damnation Gallery evidenziano di essere pronti per il grande salto internazionale, proponendosi tra le più grandi realtà italiane in questo genere, avendo peraltro in passato già condiviso il palco con noti e famosi gruppi . Come fiore all’occhiello finale del loro spettacolo, il mietitore Low (vocalist uomo),cosparge di calda cera colante da una candela il corpo dell’indemoniata Scarlet, creando un clima sexy horror molto gradito, e in pieno Death SS Style. Scarlet peraltro a livello teatrale e vocale mi ha molto impressionato, e mi sbilancio intravedendo in lei (con le dovute cautele e proporzioni) una Steva Deathless del futuro, con caratteristiche completamente diverse nel cantato, sottolineo. Grandi Damnation Gallery, band ineccepibile, e per quanto messo in mostra stasera al The One da un punto di vista tecnico, direi prestazione sontuosa!

Setlist:

Intro

Eclipse Of Mind

Noumenon

Rest In Pestilence

Evil Extreme

Damnation Gallery

Black Stains

Psychosis

Trascendence

Hymn

FREDDY DELIRIO AND THE PHANTOMS

E finalmente (e’ il caso di dirlo vista la tardissima ora) giunse l’ora di vedere in azione il Fantasma Dell’Opera Freddy Delirio e dei suoi Phantoms! Chi segue, o comunque e’ vicino all’universo Death SS, saprà bene che l’artista toscano nella band capitanata da Steve Sylvester ricopre il ruolo di tastierista e compositore. In questo suo nuovo personale progetto invece Freddy, oltre che occuparsi della stesura delle liriche e delle musiche, ricopre il ruolo chiave di vocalist, ma io, dopo lo show di stasera, lo definirei più appropriatamente di frontman. Delle sue straordinarie doti di musicista ne ero consapevole (come molti) e a conoscenza da molto tempo, ma della sua leadership e personalità in un ruolo insolito e difficile quale quello di leader di una band, ne ho preso atto definitivamente stanotte. Questo suo recente disco di debutto coi Phantoms intitolato “The Cross”, (bellissimo da inizio a fine senza alcun filler), edito dalla Black Widow, a cui faccio i miei più sinceri complimenti per la produzione e per l’artwork realizzato, ha riscontrato da subito molti consensi di critica e pubblico, in Italia e all’estero, dove a ragione, da molte testate e magazine specializzati nel Metal, ha ottenuto il massimo del punteggio possibile, finendo anche giudicato come disco Top del mese in alcune di esse. Ebbene..ciò che il disco trasmette su supporto fisico (CD o LP), live è addirittura amplificato, per non dire perfezionato. Nonostante fossero le 1.40 quando I Fantasmi sono apparsi sul palco del The One, e con un pubblico visibilmente stanco per la lunga attesa, come per magia tutto è svanito e ogni imprevisto è scivolato via senza lasciare segni tangibili. Grazie anche ora, ad una migliore sistemazione dei suoni, più bilanciati e calibrati, e con luci volutamente più chiare e meno scure, unite alla grande professionalità di tutta la band, abbiamo assistito ad un concerto memorabile, dove il Maestro Delirio ci ha deliziato nella seconda metà del concerto, proponendoci alcuni successi dell’altro suo progetto storico, gli H.A.R.E.M, meno “oscuri” e ipnotici dei Phantoms, e più vicini a un Glam rock burlesque, molto debitore ad Alice Cooper. “Guardian Angel” è il preludio ancestrale di ciò che ci aspetta, con il suo messaggio positivo di speranza verso il cambio di rotta e di tendenza di una razza umana corrotta, alla stregua, che ha perso la bussola e il rispetto per i propri simili, per l’ambiente e soprattutto per gli animali, tema molto caro e ricorrente nei testi di Freddy Delirio. “The Frozen Planet” da il via alle danze, “The New Order”, (la mia preferita) con “The Circle” eseguite in rapida successione, risultano essere magnetiche ed avvolgenti come una calamita, seguendo tutte un preciso filo logico conduttore, costruito traccia per traccia con tematiche precise e mirate come precedentemente illustrato. Ad alzare il livello dell’asticella, sicuramente non è trascurabile (e da meno) il supporto dato dagli altri Fantasmi (tutti rigorosamente mascherati, eccetto Freddy che ha scelto invece il make-up). Lucky Balsamo alla chitarra, Jos Venturi e Giuseppe Favia alla batteria, sono un collante perfetto, che si fonde alla perfezione con le tessiture vocali del nostro Delirio. “Cold Areas” chiude il set dei Phantoms, per lasciare così spazio agli H.A.R.E.M nel gran finale, che con “The Wizard” e “I Say No”, risvegliamo gli animi di qualche assopito in fondo la sala, ma la goliardia clownesca dei primi pezzi lascia presto spazio alla riflessione, e con “Manimal”raggiunge il suo apice, proiettatando sul maxischermo un videoclip della Rivoluzione Animalista, che lascia ben pochi dubbi sul messaggio che vuole lanciare, e cioè la rivalsa di un maialino destinato agli allevamenti intensivi che si trasforma in una tigre feroce e aggressiva, intenta a sbranare tutti gli uomini cattivi che lo volevano condannare a morte, in una sorte di vendetta e rivalsa! “I’m Not Afraid” chiude in gloria questo show memorabile e magistralmente portato a termine, chiudendo al meglio e di fatto il festival della Lenynir ,tra mille consensi, applausi,abbracci e brindisi di birra tra tutti…organizzatori, fans,amici, curiosi, e protagonisti stessi! Alla prossima ragazzi!

Setlist:

Frozen Planet

Guardian Angel

Inside The Castle

The New Order

Another World

The Circle

In The Fog

In The Forest

Liquid Neon

Cold Areas

The Wizard (H.A.R.E.M Song)

I Say No (H.A.R.E.M Song)

Manimal (H.A.R.E.M Song)

I’M Not Afraid (H.A.R.E.M Song)

Report a cura di:

Alessandro Masetto

 

 

 


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