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Flamen – Furor Lunae (Wolfspell Records, 2019) di Luca Battaglia

Dalla Basilicata dopo il loro primo EP Supremo Die, i nostrani Flamen esordiscono con il loro primo full-lenght dal nome Furor Lunae. La formula del disco è facile da metabolizzare, un black metal classico in tutti i suoi aspetti con l'aggiunta di tastiere e synth dal sapore fortissimo delle prime opere dei norvegesi Dimmu Borgir. Le tematiche dei testi, cantati in italiano, sono riconducibili al periodo storico del medioevo, con inserti spesso e volentieri dal tocco fantasy. Il comparto musicale è nella sua interezza eseguito da Bartlett Green, e si compone di tutti gli standard classici del genere, bpm sostenuti dietro le pelli, tremolo…

Score

ARTWORK
POTENZIALITA'
CONCEPT

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Dalla Basilicata dopo il loro primo EP Supremo Die, i nostrani Flamen esordiscono con il loro primo full-lenght dal nome Furor Lunae.

La formula del disco è facile da metabolizzare, un black metal classico in tutti i suoi aspetti con l’aggiunta di tastiere e synth dal sapore fortissimo delle prime opere dei norvegesi Dimmu Borgir.

Le tematiche dei testi, cantati in italiano, sono riconducibili al periodo storico del medioevo, con inserti spesso e volentieri dal tocco fantasy.

Il comparto musicale è nella sua interezza eseguito da Bartlett Green, e si compone di tutti gli standard classici del genere, bpm sostenuti dietro le pelli, tremolo classico per quanto riguarda la chitarra e una qualità di registrazione piuttosto alta, anche se si percepisce una produzione, comprensibilmente, non proprio cristallina.

Per quanto riguarda la sezione vocale il buon Alexander Ivanov, snoda le sue corde vocali tra uno scream che calza a pennello sul genere, sezioni più chiare e evocative e le immancabili parti narrative, tutto condito da un riverbero sul canale che rende la giusta epicità.

Il disco si apre con una piccola intro narrativa su uno sfondo campionato, che ricorda gli incipit dei migliori album power metal.

Il tempo di prendere fiato e la traccia ci svela da subito quello che sarà il filo conduttore di tutta l’opera, ovvero pochissimi spazi per riflettere, l’incedere è sostenuto fin dal secondo 0.

L’album si compone di 5 tracce totali per un complessivo di una quarantina di minuti che, nel complesso, non sono mai noiosi o affaticanti da ascoltare.

Sicuramente niente di nuovo sotto il sole, ma un orecchio allenato al genere non ne rimarrà certo deluso, anche se un pizzico di coraggio nell’osare un po’ di più su qualche innovazione, avrebbe reso il tutto più accattivante.

Sicuramente i tanti aspetti molto simili ai pilastri del black metal sinfonico possono avvicinare anche i novizi o gli amanti di generi meno ruvidi, anche se toglie un po’ di autenticità ai canoni.

Le tracce che meritano sicuramente un ascolto più approfondito e immersivo sono la II e la IV, che includono nel loro scrigno sonoro tutto quello che abbiamo analizzato e scritto sopra.

Le considerazioni finali sono di trovarsi davanti a un buon disco, ma c’è anche il timore che purtroppo possa trattarsi di una goccia nell’oceano di un genere oramai tristemente saturo.

Tracklist:

  1. I
  2. II
  3. III
  4. IV
  5. V

 


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