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Intervista a Vincenzo Salamone, a cura di Gianni Vittorio

Vincenzo Salamone è un cantautore siciliano. Nei suoi testi racconta d’amore, di impegno sociale e della stupidità dell’uomo. Vincitore assoluto della Biennale MarteLive 2014 per la sezione musica si aggiudica la finale nazionale tenutasi a Roma.

Già vincitore del Premio Bruno Lauzi “canzone d’autore” 2016 e candidato nel 2015 alle Targhe Tenco e ad altri innumerevoli premi.

Il suo ultimo album Pericoli e ballate (uscito nel 2017) ha riscosso un ottimo successo di critica e pubblico.

Il team di Relics lo ha incontrato in occasione del suo Tante Strade Summer Tour 2019, che ha toccato diverse città del sud.

 

1 – Perché il titolo Pericoli e Ballate?

Ho pensato di intitolare cosi il mio disco, seguendo in parte il titolo della traccia di apertura che si intitola, appunto, Pericoli, dove racconto a mio modo la mia città, Palermo, le sue storture sociali (che credo in parte valgano universalmente), ma con un occhio al grottesco, al folklore, al colore che ogni cosa al suo interno assume; poi ho deciso di non lasciare soli i pericoli ma di accostargli le ballate che costituiscono una buona parte del disco e che penso siano dei piccoli capitoli del brano di apertura, ma anche delle divagazioni musicali e tematiche da questo.

 

2 – Si sentono influenze legate alle sonorità balcaniche, anche assonanze con il maestro Capossela e il siciliano (come te) Mario Venuti. Gli arrangiamenti sono ricchi e spesso c’è il contributo dei fiati. Quanto ti vedi in questi generi musicali ed autori?

Devo dire con tutta franchezza che sin da piccolo e poi nell’adolescenza ho assorbito cosi tanta musica che non saprei fare delle categorie delle influenze, non è una cosa che mi interessa… anche perché spesso la musica che ascolto è totalmente divergente da quella che scrivo. La mia formazione è molto variegata ma quando mi metto a scrivere è quasi una cosa ancestrale, che via via con il mestiere si è andata affinando.

 

3 – Nei tuoi testi sei spesso ironico e giochi con le frasi. La costruzione dei testi mi ha fatto pensare a Brunori Sas. Nel tuo caso Come nascono le canzoni? Pensi alle parole prima o viceversa?

Come ti accennavo prima, l’atto di scrivere è una cosa automatica, nasce da un’ispirazione, da un concetto, da un grido, da una carezza, e non c’è un metodo per me, quando la canzone è pronta nasce, come si nasce in un parto naturale. Non è importante il concetto del “prima le parole” o viceversa, perché le parole e la musica, spesso, per un compositore viaggiano insieme, come è giusto che sia, secondo me. Naturalmente non sempre la canzone è bella che finita, perfetta e ripulita… questo lo dico col senno dell’esperienza, perché prima per me scrivere era veramente semplice, non avevo regole, da un po’ di anni queste regole, del tutto mie però, ci sono, le ho create e quindi per rispettarle cerco un po’ di lavorare ripensando alcuni passaggi, ritornando su di essi, se è il caso provando delle soluzioni alternative, quando la pancia sente che quella è la mia canzone, chiudo e dico amen.

 

4 – Chi sono i tuoi artisti di riferimento? Il tuo background musicale?

Michel Petrucciani, Pino Daniele, Django, la Callas, Kafka, Kraus, Picasso, Flaubert, Van Gogh… Rosa Balistreri, Parker, Monk, Davis, Coltrane, Dalla, Dylan, De Gregori, Area, Banco, Led Zeppelin… la banda del Paese, il fischio di mio nonno, il suono del mare, i venditori del mercato di Ballarò e potrei continuare all’infinito, ci vorrebbe un blog intero…

 

5 – Parlarci un po’ del tuo percorso musicale. So che hai iniziato col pianoforte.

Ho iniziato a suonare la chitarra di mio padre a circa cinque anni, a sette, otto anni prendevo lezioni di piano e solfeggio e poi ho sempre continuato a studiare quei due strumenti e ne ho aggiunto qualche altro, ho avuto varie band come cantante e mi sono persino formato nei backstage di teatri amatoriali dove da piccolo seguivo mio padre, e li nei momenti più scanzonati, si cantava e si suonava una musica corale che mi ha insegnato molto.

 

6 – Il tuo ultimo album è stato molto apprezzato dalla critica. Che evoluzione sta prendendo la tua musica? Ogni autore cerca sempre un’evoluzione negli anni, o no?

La musica è evoluzione, è un qualcosa di dinamico e la mia penso non possa fare altrimenti del cambio di marcia, pezzo per pezzo e storie per storie. Pericoli e ballate, sì… è stato molto apprezzato, come del resto Il Palliativo, ma c’è sempre da fare, le cose più belle secondo me sono quelle che ogni artista deve ancora produrre… mi piace pensarlo.

 

7 – Dal punto di vista stilistico lo swing sembra essere il focus predominante, seppur in alcuni momenti o brani sono presenti influenze che rimandano alla musica balcanica. Penso anche a Goran Bregović.

Lo swing è un mood, non è solo un ritmo, e penso di avere un po’ di swing, come penso di possedere un po’ di blues ma come ti dicevo non bisogna stare affossati nei generi e nelle categorie, la musica è veramente tanta.

 

8 – Come si svolgerà il tour appena iniziato?

Sarò in giro in alcune regioni, in versione acustica, spesso in duo o in trio, ma anche da solo e farò una quindicina di date estive, all’insegna del racconto del mio viaggio musicale ma anche umano.

 

9 – Domanda canonica conclusiva che ti vorrei fare: i tuoi progetti futuri? Un altro disco in cantiere?

Ce n’è più di uno, di disco in cantiere. Ci si lavorerà presto, spero.

 

 


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