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Intervista ad Alessio Antoni (NERATERRÆ), a cura di Giuseppe Grieco

Alessio Antoni ha iniziato col botto. Entrato nel mercato musicale con il suo progetto dark ambient NERATERRÆ, ha rilasciato il suo disco di debutto The Substance of Perception tramite la Cyclic Law, una delle etichette più importanti del settore.

Dopo averne potuto apprezzare le qualità, Giuseppe Grieco ha scambiato con Antoni qualche domanda, in modo da approfondire sia la genesi del suo progetto musicale, sia la sua formazione artistica ed il suo pensiero musicale.

1 – Puoi cominciare a parlarci della genesi del tuo progetto musicale?

NERATERRÆ nasce ufficialmente pochi anni fa, ma in realtà produco questo genere di musica dal 2009/2010.
Per anni decisi di non pubblicare nulla, solo nel 2017 mi decisi, remixai/rimasterizzai parte di quel materiale datato 2010 e lo pubblicai come EP sotto lo pseudonimo NERATERRÆ, benché il progetto all’epoca si chiamasse NHART (da lì il titolo: “The NHART Demo[n]s”).
L’EP, benché piuttosto eterogeneo e sperimentale, suscitò un po’ di interesse nella scena, spingendomi ad investire tempo ed energie in “The Substance of Perception”, il mio primo album come NERATERRÆ, pubblicato da Cyclic Law il 26 Aprile 2019.

 

2 – Da dove hai tratto il moniker NERATERRÆ?

“NERATERRÆ” nasce dall’unione di due parole: “nera” e terræ”, il cui significato, unendole, vuole essere Terra Nera, ciò da cui tutto nasce e rinasce.

 

3 – Come è stato collaborare con un’etichetta così importante nel panorama Dark Ambient?

È una grande soddisfazione, un risultato importante nel quale speravo.
Cyclic Law è una label fatta di persone che mette i musicisti/artisti al centro e che concede loro una enorme libertà espressiva; è disponibile ad ascoltare anche le voci meno conosciute e non ha paura di azzardare quando si tratta di supportare produzioni sperimentali.

 

4 – Quali artisti ti hanno influenzato nel tuo percorso musicale?

In quanto appassionato di musica sotto molti punti di vista, potrei fare tanti/troppi nomi, ma, se volessimo restringere il campo all’elettronica/ambient e derivati, direi che ad avermi segnato sono stati gli Ulver sopra chiunque altro. La loro visione ed evoluzione musicale è stata, ed è tuttora, una fonte inesauribile di ispirazione; a seguire, sono stato influenzato da (in ordine alfabetico): Air, ASC, Atrium Carceri, Biosphere, Brian Eno, Carbon Based Lifeforms, Chroma Key/Kevin Moore, Cities Last Broadcast/Kammarheit, Flowers For Bodysnatchers, H.U.V.A. Network, Jon Hopkins, Lustmord, Phelios, Richard Barbieri, Solar Fields, Steven Wilson, Troum.

 

5 – Con che occhi vedi l’evoluzione del mercato musicale?

Parlando in generale, sono tanti/troppi anni che il mercato è saturo e il propagarsi delle varie piattaforme streaming e i digital store hanno velocizzato la saturazione.
Allo stato attuale è un mercato che giova quasi soltanto alle major (e i soliti grossi nomi), gli “artisti” sono per lo più marionette nelle mani dei discografici.
Talent shows e compagnia non hanno fatto nient’altro che facilitare il tutto, alleggerendo il lavoro di scouting delle major e standardizzando tutto e tutti in ottica di produzioni. Il vero “oro” sta nei rosters delle etichette indipendenti, che tanto fanno gola alle major, proprio perché è lì che emergono le personalità e si sviluppano sonorità differenti.
Il mercato della musica sperimentale/d’ambiente è e rimarrà un po’ sempre di nicchia, quindi penso di poter asserire che, in questa realtà, il mercato digitale possa far sì che questo genere di musica arrivi ad un pubblico potenzialmente maggiore, ma con quali risultati, pragmaticamente parlando, se il tutto nasce e muore con un click?

 

6 – Puoi anticiparci qualcosa sui tuoi progetti futuri?

Al momento sto lavorando a 4 uscite, un paio di queste in collaborazione con alcuni prolifici produttori esteri che stimo molto; sarà un 2020 estremamente impegnato e confido nei risultati.


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