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Sabaton – The Great War (Nuclear Blast, 2019) di Luca Battaglia

Nuovo album per gli svedesi Sabaton, The Great War ha visto la luce il 19/07 sotto l'ala della Nuclear Blast. Dopo l'apertura del loro canale youtube, dove la band spiega i fatti realmente accaduti, dai quali prendono spunto per i loro brani, i Sabaton tolgono i veli dal loro nuovo disco. In questo capitolo il quintetto svedese capitanato da Joakim Broden ci porta a braccetto in un viaggio nella storia della Prima Guerra mondiale, la grande guerra. Dopo il mezzo scivolone di The Last Stand, bocciato su tutti i fronti, persino dagli irriducibili, The Great War cerca di risollevare…

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Nuovo album per gli svedesi Sabaton, The Great War ha visto la luce il 19/07 sotto l’ala della Nuclear Blast.

Dopo l’apertura del loro canale youtube, dove la band spiega i fatti realmente accaduti, dai quali prendono spunto per i loro brani, i Sabaton tolgono i veli dal loro nuovo disco.

In questo capitolo il quintetto svedese capitanato da Joakim Broden ci porta a braccetto in un viaggio nella storia della Prima Guerra mondiale, la grande guerra.

Dopo il mezzo scivolone di The Last Stand, bocciato su tutti i fronti, persino dagli irriducibili, The Great War cerca di risollevare l’asticella della qualità in casa Sabaton.

Una cosa salta subito all’orecchio, dopo tanti anni i suoni e le campionature delle tastiere sono diametralmente cambiati, dai fasti di Carolus Rex passiamo a organetti e suoni di organo in puro stile anni 70, rendendo inaspettatamente piacevole l’ascolto.

Joakim alla voce si è fatto più scuro, cupo, quasi a raccontare il dolore delle vittime e dei soldati caduti, infatti la campagna di sponsorizzazione dell’album ha visto campeggiare ovunque la frase: “what’s so fucking great about that?!”.

L’incedere del reparto musicale è tipico dei Sabaton, oramai assodato negli anni, si è davanti a ritmiche di marcia quasi militare, e chi conosce la band, sa perfettamente quanto possa calzare a pennello.

Apprezzabile sopra tutti il lavoro alle pelli del buon Vandahl, che sembra davvero in forma smagliante e a suo agio, finalmente, nelle fila del gruppo, in attesa di vederlo suonare in cima al suo tank nella data di gennaio a Milano.

The Great War comunque è tutto tranne che piatto e triste, canzoni come The Red Baron e Fields of Verdun aumentano i bpm è fanno riscoprire quale è la vera e propria arte della band scandinava: insegnare la storia, raccontare il dolore e far muovere l’ascoltatore.

Se si è restati delusi dal sopracitato The Last Stand, sicuramente ci si accorge da subito che siamo davanti a un lavoro di una caratura superiore, ma i livelli di Heroes sono ben lontani.

Qualche sbadiglio sopraggiunge quando la band calca troppo la mano sull’enfasi delle parti più lente, nonostante il grattato di Joakim sia a tratti superbo.

Per concludere The Great War passa l’esame, ma senza lode e nemmeno a pienissimi voti, ma rimane un lavoro godibile e, in tutta onestà, era praticamente impossibile fare peggio dell’ultimo lavoro in studio.

Tracklist:

  1. The Future Of Warfare
  2. Seven Pillars Of Wisdom
  3. 82nd All The Way
  4. The Attack Of The Dead Men
  5. Devil Dogs
  6. The Red Baron
  7. Great War
  8. A Ghost In The Trenches
  9. Fields Of Verdun
  10. The End Of The War To End All Wars
  11. In Flanders Fields

 

 

 


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