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Porretta Prog Festival 2019 @Anfiteatro del Rufus Thomas Park -Bo (testo e foto di Giovanni Cionci)

Si scrive Porretta Terme, si legge Soul Festival. No, da quest’anno non è più vero. Infatti la ridente località dell’Appennino bolognese, ove da decenni si organizza uno dei festival Soul più importanti d’Europa, espande i propri orizzonti musicali e, per la prima volta, è teatro di un nuovo festival incentrato sul progressive rock. Appuntamento il 4, 5 e 6 Agosto, presso l’anfiteatro del Rufus Thomas Park. Relics Controsuoni, nella persona di Giovanni Cionci, ha avuto la possibilità di assistere a tutte le giornate del Festival, ognuna delle quali incentrata sull’esibizione di uno storico rappresentante del progressive internazionale, preceduta da quella di una band locale. Partiamo dunque con la cronaca:

 

DAY 1 – 4 Agosto

Monkey Diet

Si aprono le danze con l’esibizione dei Monkey Diet, trio bolognese composto da Daniele Piccinini (basso), Gabriele Martelli (chitarre e synth) e Roberto Bernardi (batteria). La band trascina subito gli spettatori nel sound progressive che caratterizzerà le tre giornate del festival, proponendo alcuni brani tratti dall’album Inner Gobi ed anche un pezzo inedito. Il bel sound e gli interessanti spunti musicali fanno il resto: davvero una bella scoperta!

 

Soft Machine

Dopo l’ottimo antipasto prog offerto dai Monkey Diet, giunge il momento del piatto forte della serata, uno dei gruppi di punta della “Scena di Canterbury”, corrente musicale nata in Inghilterra a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, caratterizzata dal tentativo di fondere jazz, fusion, musica d’avanguardia, rock psichedelico, musica eletronica e il neonato progressive (di cui contribuì a porre le basi). Signore e Signori, i Soft Machine! La band, nata nel 1966 ad opera di Daevid Allen (compianto leader dei successivi Gong), Robert Wyatt, Mike Ratledge e Kevin Ayers, ha visto nel tempo il susseguirsi di molteplici cambi di formazione, con l’alternarsi di musicisti straordinari. Sul palco del Porretta Prog sono saliti membri storici John Marshall (batteria, entrato nella band nel 1972, dopo l’abbandono di Wyatt), Roy Babbington (basso, nella band dal 1974) e  John Etheridge (chitarra, dal 1976), affiancati dall’eccezionale polistrumentista Theo Travis (sax, fiati e tastiere, nella band dal 2015).

La band sul palco da il meglio di sé: lo show attraversa la storia della band, regalando agli spettatori uno spettacolo davvero sopra le righe per qualità musicale. Theo Travis passa con disinvoltura dal sax, al flauto traverso alla tastiera, lasciando tutti a bocca aperta per le sue eccezionali doti musicali; John Etheridge, mattatore della serata, accarezza la sua sei corde traendone note celestiali, mentre l’instancabile sezione ritmica composta da John Marshall  e Roy Babbington non sbaglia un colpo, incalzando con continui cambi di tempo e ritmo e generando un superbo tappeto per le linee melodiche di Travis e Etheridge. Immancabili la standing ovation e i minuti di applausi scroscianti.

 

 

Day 2 – 5 Agosto

DST

Seconda giornata del festival, questa volta introdotta da una interessantissima band autoctona, i DST (Dimensione Spazio-Temporale).

 

 

Caravan

E’ il momento tanto atteso degli headliner della serata, i Caravan, altra storica band della scena di Canterbury. Se i Soft Machine ne hanno rappresentato la componente più sperimentale, i Caravan ne sono stati il volto più melodico, pur non mancando nelle loro opere le contaminazioni con la fusion e il rock psichedelico. Formatisi nel 1968 ad opera di quattro membri dei disciolti  The Wild Flowers, tra cui i due fratelli Dave (tastiere) e Richard Sinclair (basso e voce), e Pye Hastings (chitarra e voce), la band nei primi anni di attività ha realizzato album seminali, tra cui il celeberrimo In the Land of Grey and Pink, considerato uno dei più grandi classici del progressive rock. La band è attualmente in tour per celebrare i 50 anni dalla fondazione. Sul palco del Porretta Prog, tra applausi scroscianti, sale il leader Pye Hastings (chitarra e voce), affiancato dall’incredibile polistrumentista Geoffrey Richardson (violino, chitarra), dall’incontenibile ed entusiasta Mark Walker (batteria) dal talentuoso Jim Leverton (basso)e dal magistrale Jan Schellhass (tastiere). Lo show è davvero una prelibatezza per gli amanti del progressive, con una setlist che ripercorre la carriera di una band davvero fondamentale: si parte subito forte con Memory Lain, Hugh/Headloss, seguita da una pioggia di  brani storici, da Golf Girl ad una splendida Nine Feet Underground, eseguita magistralmente, per chiudere infine con I’m on My Way. La qualità del live appare a tutti indiscutibile, il pubblico è davvero estasiato dalla prova di una band che, dopo oltre 50 anni, dimostra di avere ancora molto da dire.

 

Day 3 – 6 Agosto

Stefano Testa

La serata si apre con l’esibizione del cantautore Stefano Testa, accompagnato dai musicisti della Direzione Artistica Live Band (cioè dagli stessi organizzatori del festival). I brani eseguiti, tratti dall’album Una Vita, Una Balena Bianca e Altre Cose del 1977, permettono a tutti gli spettatori di riscoprire questo piccolo capolavoro, un concept album incentrato sulla vita di Cesare Pavese: splendidi i testi e davvero bello l’arrangiamento musicale.

 

Martin Barre

Il festival raggiunge il suo apice con lo show della Jethro Tull’s Martin Barre Band, band del leggendario chitarrista Martin Barre, in forza ai Jethro Tull dal 1968 fino al 2012, autore di pregevoli album solisti ed annoverato tra i più grandi ed influenti chitarristi rock.  Barre,dal 2018 impegnato nel suo tour che celebra i 50 della nascita dei Jethro Tull, sale sul palco affiancato da Dan Crisp (voce e chitarra), Alan Thomson (basso) e Darby Todd (batteria). Barre è forse l’ospite più atteso del festival, e non a caso: nonostante le quasi 73 primavere, la sua energia è davvero incontenibile: le sue dita accarezzano le corde e il manico della PRS, ed un flusso di migliaia di note avvolge gli spettatori, accompagnandoli in un viaggio che ripercorre la storia della band, compresa l’immancabile, attesissima Aqualung; non mancano War Child Jump Start, così come “l’unico blues che abbiamo mai scritto”: A New Day Yesterday… il tutto impreziosito da una splendida cover di I Want You (She’s So Heavy) dei The Beatles. Il chitarrista presenta quasi ogni brano con simpatiche battute, salta e sgambetta sul palco come un ventenne, e per ben due volte scende dal palco e continua a suonare tra il pubblico, salendo addirittura sulle gradinate. La folla in delirio lo scalda con applausi e grida di giubilo, e quando, dopo l’immancabile bis con Locomotive Breath, lo show termina, tutti si affollano attorno a lui per una foto, un autografo, una stretta di mano. 

 

 

Con l’eccellente esibizione di Barre, cala dunque il sipario su questa prima edizione del Porretta Prog: tre grandi giornate di progressive rock, rese davvero eccellenti ed impeccabili dalla competenza e dall’abilità degli organizzatori. Ottimo successo di pubblico, indiscutibile qualità musicale, location molto gradevole. In definitiva, se proprio dobbiamo trovare un difetto a questa prima edizione, è il dover aspettare un anno intero per la prossima… e non vediamo l’ora di esserci.


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