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Tool – Fear Inoculum (RCA, 2019) di Francesco Sermarini

Ed eccoci qua. Dopo 13 anni d’attesa, di continui rimandi, di notizie false e speranze mai morte, è arrivato quello che è il ritorno più aspettato di tutto il 2019. Ovviamente stiamo parlando degli americani Tool e sarebbe alquanto pedantesco fare un riassunto delle puntate precedenti, in quanto il gruppo fa parte, da diversi anni, dell’olimpo del metal mondiale, occupandone anche uno spazio di certo spessore. Nonostante questa lunghissima attesa sia stata veramente estenuante (e, ammettiamolo, a tratti ridicola), è semplicemente incredibile come siano riusciti a rimanere sulla bocca di tutti per così tanto tempo rimanendo completamente inattivi a…

Score

Concept
Artwork
Potenzialità

Conclusione : Squadra che vince non si cambia

Voto Utenti : 4.8 ( 2 voti)
Ed eccoci qua. Dopo 13 anni d’attesa, di continui rimandi, di notizie false e speranze mai morte, è arrivato quello che è il ritorno più aspettato di tutto il 2019. Ovviamente stiamo parlando degli americani Tool e sarebbe alquanto pedantesco fare un riassunto delle puntate precedenti, in quanto il gruppo fa parte, da diversi anni, dell’olimpo del metal mondiale, occupandone anche uno spazio di certo spessore. Nonostante questa lunghissima attesa sia stata veramente estenuante (e, ammettiamolo, a tratti ridicola), è semplicemente incredibile come siano riusciti a rimanere sulla bocca di tutti per così tanto tempo rimanendo completamente inattivi a livello di uscite, ma anzi riuscendo addirittura ad aumentare il proprio pubblico anno dopo anno. In un periodo storico come quello attuale, nel quale ci ritroviamo a divorare qualsiasi cosa nel giro di pochissimo tempo, è un caso quasi unico che raro.

Ma basta indugi e arriviamo al succo della questione. Fear Inoculum è giunto nelle nostre mani e la domanda che si pongono tutti è: questa attesa ne sarà valsa la pena? La risposta che umilmente posso darvi è sì, ma con delle piccole rimostranze. Per tutti i “tooliani” accaniti questo disco sarà come un ritorno a casa. Con la sola iniziale title track si ritroverà tutto come lo si era lasciato, quindi percussioni tribali e primitive, suoni prima obliqui vengono successivamente rimpiazzati da chitarre dure con naturalezza e la voce di Keenan sa adattarsi in entrambe le situazioni, passando dallo sciamanico al graffiante. Esattamente come la copertina, l’intero lavoro si svolge come a formare una spirale, un progressivo cambiamento continuo che si ripresenta ogni volta in maniera leggermente differente rispetto a prima. Forse è proprio questa la rimostranza che accennavo poc’anzi. Nonostante canzoni come Invincible, Descending, la già citata title track o Pneuma siano ovviamente differenti al loro interno, si può notare una certa ripetitività complessiva, con le tracce che iniziano in crescendo, poi fanno la sua comparsa la sezione ritmica seguita a ruota dalla voce per poi arrivare a metà un’esplosione creativa nel quale i Tool dimostrano ancora di saper creare dimensioni che vanno al di là del tempo e dello spazio. Nonostante le grandi capacità compositive dimostrate nelle singole parti, sembra mancare un vero e proprio guizzo d’originalità in termini di struttura più ampi.

Nonostante questo difetto il disco scorre bene, sono sette tracce dalla durata media di 11/12 minuti (tranne per la strumentale e a tratti filler Chocolate Chip Trip dalla sola durata di 5 minuti circa) che scorrono senza grandi intoppi. Fear Inoculum farà sicuramente molto discutere nei prossimi mesi e prepariamoci a valanghe di discussioni in rete riguardanti la validità o meno di questo album. Oggettivamente è innegabile l’ingegno che i Tool hanno dimostrato anche in questo capitolo della loro discografia, ma visto che probabilmente ormai non hanno più nulla da dimostrare avranno preferito non spingersi troppo oltre e rimanere sugli allori, in fondo squadra che vince non si cambia.

Tracklist (versione CD):

  1. Fear Inoculum 
  2. Pneuma 
  3. Invincible 
  4. Descending 
  5. Culling Voices 
  6. Chocolate Chip Trip 
  7. 7empest 


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