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Ulver – Drone Activity (House Of Mythology, 2019) di Giuseppe Grieco

Chi non conoscesse gli Ulver, deve assolutamente sapere che sono una delle band più fondamentali e importanti della nostra epoca. Dallo spirito di sperimentazione all’elevatissimo gusto musicale, dalla strabordante cultura alla maestria tecnica, questi norvegesi si sono a tutto diritto meritati il loro posto nell’Olimpo musicale, partendo dagli esordi black metal alle influenze neoclassiche e pop più recenti. Nella loro vasta e variegatissima discografia, che vi consiglio vivamente di andare a (ri)scoprire, il lato dronico aveva fatto capolino più volte. Partendo dal capolavoro assoluto Messe I.X-V I.X, in cui sonorità di questo tipo erano calate nell’oscurità della musica sacra,…

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Chi non conoscesse gli Ulver, deve assolutamente sapere che sono una delle band più fondamentali e importanti della nostra epoca. Dallo spirito di sperimentazione all’elevatissimo gusto musicale, dalla strabordante cultura alla maestria tecnica, questi norvegesi si sono a tutto diritto meritati il loro posto nell’Olimpo musicale, partendo dagli esordi black metal alle influenze neoclassiche e pop più recenti.

Nella loro vasta e variegatissima discografia, che vi consiglio vivamente di andare a (ri)scoprire, il lato dronico aveva fatto capolino più volte. Partendo dal capolavoro assoluto Messe I.X-V I.X, in cui sonorità di questo tipo erano calate nell’oscurità della musica sacra, passando al precedente Shadows of The Sun, all’esperimento live ATGCLVLSSCAP, a cui questo Drone Activity molto si avvicina, anche per quanto riguarda la linea temporale.

Anche questo disco è un live, tenutosi lo scorso ottobre ad Oslo presso il festival da cui prende il nome. Quattro tracce considerevolmente lunghe (ma non potevamo aspettarci diversamente), da cui si sviluppano i 70 minuti complessivi del disco, che documenta buona parte di quella esibizione.

Ad aprire il disco è True North, brano che si basa sulle distorsioni e sulle influenze industrial. Più interessante è il successivo Twenty Thousand Leagues Under The Sea, chiaro omaggio a Jules Verne e che appunto sembra discendere elettronicamente nel fondale marino, tra ombre ed effetti dub, lì dove il progetto Polmo Polpo ancora sembra insuperabile. La circolarità è l’anima del terzo brano Blood, Fire, Woods, Diamonds, che dopo un incedere incerto si basa saldamente su un effetto ipnotico e rotondo. In chiusura troviamo Exodus, il brano più arioso e luminoso, una lenta ascesa verso la luce.

Di certo non si può dire che sia tra gli album più incisivi del leggendario gruppo, ma Drone Activity ha comunque il pregio di essere di considerevole fattura, interessando l’ascoltatore e soprattutto mai annoiandolo, nonostante la sua lunghezza complessiva. Questa è l’ennesima forma in cui l’estro dei nostri si concretizza, e ancora una volta non rimaniamo delusi.

Tracklist:

  1. True North
  2. Twenty Thousand Leagues Under The Sea
  3. Blood, Fire, Woods, Diamonds
  4. Exodus


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