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Deviate Damaen – In Sanctitate, Benigninatis Non Miseretur! (Masked Dead Records/Vomit Arcanus/Dvra Crvx, 2019) di Luca Battaglia

A 3 anni dall'uscita dell'inedito Nel limbo d'un codice a barre, un manifesto di protesta contro i canoni imposti dalle label discografiche, i Deviate Damaen pubblicano la loro quinta fatica, In Sanctitate, Benigninatis Non Miseretur!. La band romana scende in campo con gli intenti ben chiari: discostarsi dal decadentismo odierno per riabbracciare i fasti e l'identità elitaria del classicismo e una ritrovata eleganza poetica. I Deviate Damaen cercano di portare a compimento questa missione nella maniera, musicalmente parlando, meno canonica possibile, ma sopratutto meno digeribile possibile per chi ascolta, quasi a voler sfidare l'ascoltatore sulla resistenza. Passiamo all'analisi del disco. L'album nella…

Score

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POTENZIALITA'
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A 3 anni dall’uscita dell’inedito Nel limbo d’un codice a barre, un manifesto di protesta contro i canoni imposti dalle label discografiche, i Deviate Damaen pubblicano la loro quinta fatica, In Sanctitate, Benigninatis Non Miseretur!.

La band romana scende in campo con gli intenti ben chiari: discostarsi dal decadentismo odierno per riabbracciare i fasti e l’identità elitaria del classicismo e una ritrovata eleganza poetica. I Deviate Damaen cercano di portare a compimento questa missione nella maniera, musicalmente parlando, meno canonica possibile, ma sopratutto meno digeribile possibile per chi ascolta, quasi a voler sfidare l’ascoltatore sulla resistenza.

Passiamo all’analisi del disco.

L’album nella sua interezza è un labirinto musicale che vi inghiotte e sembra non farvi più uscire dai suoi meandri, con continui cambi di stile e le sezioni narrative che, ahimè, non sempre si incastonano alla perfezione donando un qualcosa in più.

Gli spunti che fanno sobbalzare le orecchie ci sono, e sono ben distribuiti nell’incedere delle tracce, ad esempio le sezioni di tapping di chitarra e i repentini cambi di tempo che raggiungono vette classiche del black metal Lo-Fi.

Purtroppo a tratti, con tutta la buona volontà di chi sta scrivendo, l’album risulta davvero pesante e logorroico a livello melodico, salvo poi riprendersi con un sali scendi di ritmiche che risollevano una palpebra che spesso si appesantisce.

Il lavoro nel suo complesso è positivo e ben realizzato, ma il voler calcare la mano su una eccessiva spiritualità e sul tratto evocativo finisce per non donare un plus al disco.

Le tracce che più ci sono piaciute sono sicuramente la seconda Tethrus e la settima Font near the ossuary, quest’ultima davvero stupenda.

Le conclusioni finali lasciano un po’ di amaro in bocca. Si percepisce chiaramente la ricerca, l’impegno e la dedizione e la nobiltà di intenti della band romana, ma troppo spesso si sente la necessità di premere il tasto pausa prima di essere pronti ad assimilare altre note dell’album.

Tracklist:

  1. L’angelo preferito, il primo insorto, il più dannato
  2. Tethrus
  3. Sacre gesta cavalcano il Metall, Heilige Taten Reiten das Metall
  4. Santo Frà Diavolo, Spara per noi!
  5. Aspetterò l’altrove
  6. I tarocchi della vostra sfiga
  7. Font near the ossuary
  8. Fratelli d’occidente salviamo noi stessi dall’estinzione!
  9. Signore e Dio in te confido
  10. L’urlo del Cappuccino

 

 

 

 

 

 

 


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