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Phomea – Annie (Autoproduzione, 2019) di Giovanni Trotta

La musica di Phomea è qualcosa di difficilmente catalogabile ma anche di difficilmente spiegabile: già con le prime note di questo suo sophomore album fa malissimo. Una delle tragedie peggiori che possano capitare nella vita, se non la peggiore, è la perdita della propria madre e l’artista toscano ha avuto la forza e il coraggio di sfogare il suo dolore in un intero album, questo Annie, distribuito da MelaVerde Records e che porta proprio il nome della donna, e il suo dolore perciò è ovunque: è nei versi, pieni di ricordi e di pensieri intimi; è nella voce del cantautore…

Score

ARTWORK
POTENZIALITA'
CONCEPT

Voto Utenti : 4.9 ( 1 voti)
La musica di Phomea è qualcosa di difficilmente catalogabile ma anche di difficilmente spiegabile: già con le prime note di questo suo sophomore album fa malissimo. Una delle tragedie peggiori che possano capitare nella vita, se non la peggiore, è la perdita della propria madre e l’artista toscano ha avuto la forza e il coraggio di sfogare il suo dolore in un intero album, questo Annie, distribuito da MelaVerde Records e che porta proprio il nome della donna, e il suo dolore perciò è ovunque: è nei versi, pieni di ricordi e di pensieri intimi; è nella voce del cantautore che si aggrappa alle note come un pianto che non vuol cedere alla distruttiva potenza dello sconforto e cerca la sua salvezza nella musica; ed è anche nell’attitudine a cantare frasi musicali spesso ossessive, che tornano come un mantra per esorcizzare il male.

Quale genere meglio dell’indie rock un po’ sghembo e diretto che si proponeva in America due o tre decenni fa poteva poi meglio di tutti accogliere i poetici sfoghi del cantautore toscano e accrescerne la ruvidità e la tensione? Certamente nessuno, infatti è a quell’epoca e a quel genere che l’artista evidentemente guarda mentre compone, seppure le sue canzoni hanno anche una freschezza e un’immediatezza più sollecite che tradiscono le sue origini italiane grazie a melodie decadenti ma ben arrotondate.

La voce di Phomea è una voce tremula, piena di ferite vive, ancora sanguinanti, e attraverso essa, con delicatezza ma a volte anche con rabbia, l’artista canta testi che, come è facile immaginare, sono tutti molto intimi e personali e costituiscono l’anima vera e propria del disco, benché insolita risulti la scelta, in un lavoro del genere, di scrivere versi sia in italiano che in inglese, o meglio i nove brani centrali interamente in italiano ma il primo e l’ultimo brano (tra cui la tracklist) in inglese. Probabilmente anche questa scelta segue l’intenzione di Phomea di non intaccare con l’austerità della ragione un lavoro tanto istintivo e in un certo senso confidenziale come questo, il cui intento principale sembra essere quello di esorcizzare questo male così grande, cercando di curarlo con la musica non solo per se stesso ma nemmeno per tutti, indistintamente. Questo disco infatti è sicuramente dedicato ai pochi che sanno capire perché hanno provato un’esperienza simile, incancellabile nella propria mente. Questo disco è per tutti loro, per tutti quelli che possono comprendere fino in fondo il dolore di Phomea e sentirsi magari così un po’ meno soli al mondo.

Annie resta comunque un disco difficilmente catalogabile e difficilmente spiegabile che, per essere compreso fino in fondo, merita ripetuti ascolti, con il cuore più che con le orecchie.

Tracklist:

  1. Annie
  2. Solo aria
  3. Carnefice
  4. Non ho memoria
  5. Piazze in festa
  6. Ho paura di te
  7. Battito regolare
  8. Gravità
  9. Mi manca un gesto
  10. Santa Maria Elettrica
  11. Don’t look back


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