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Borknagar – True North (Century Media, 2019) di Luca Battaglia

Decima fatica della band di Bergen, i Borknagar, nati nel lontano 1994, 25 anni dopo danno alla luce True North, tramite Century Media. Una vera all star band, che ha visto passare tra le sue fila membri del calibro di Infernus (Behemoth) e il compianto da tutti i fan del gruppo, Vintersorg. Mai come questa volta il melting pot di generi fa da padrone nelle ritmiche, che accompagnano l'ascoltatore a braccetto tra fiordi e gelide lande. Prima di esaminare il disco in maniera più analitica dobbiamo per forza di cose fare una premessa: siamo davanti a qualcosa di estremamente complesso, maestoso,…

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Decima fatica della band di Bergen, i Borknagar, nati nel lontano 1994, 25 anni dopo danno alla luce True North, tramite Century Media.

Una vera all star band, che ha visto passare tra le sue fila membri del calibro di Infernus (Behemoth) e il compianto da tutti i fan del gruppo, Vintersorg.

Mai come questa volta il melting pot di generi fa da padrone nelle ritmiche, che accompagnano l’ascoltatore a braccetto tra fiordi e gelide lande.

Prima di esaminare il disco in maniera più analitica dobbiamo per forza di cose fare una premessa: siamo davanti a qualcosa di estremamente complesso, maestoso, strutturato, ed è per questo che True North non si presta ad un ascolto occasionale, ma ha bisogno di un full immersion quasi sensoriale.

Passiamo adesso all’analisi del disco.

Il tempo di infilare gli auricolari e siamo letteralmente spazzati via da un impatto sonoro devastante, di una precisione micidiale e un lavoro in fase di mix che stupisce fin dalle prime note.

Tutto è al suo posto, tutto ticchetta come un orologio, non una sbavatura, non un calo di tensione e questo per tutti i 59 minuti di quello che si attesta in cima alla classifica dei migliori dischi metal del 2019.

Il tempo di riprendere respiro dai primi secondi, bellissimi, della opening track ThunderousIcs Vortex libera tutta la sua potenza vocale.

Chi ascolta la band anche dai capitoli precedenti rimarrà un pelo spiazzato dall’assenza di Vintersorg, ma Vortex ha preso in mano le redini in maniera molto più che convincente. Una voce piena, pulita e senza strappi, una voce che completa il quadro musicale e che calza a pennello nell’intento evocativo delle liriche e dei temi di True North.

Il comparto strumentale è altresì un quadro perfetto, un capolavoro. Le sezioni di chitarra, delle tastiere e della batteria, per una volta non triggerata in maniera esasperante, rasentano la perfezione, richiamando tratti dei più antichi Dimmu Borgir o delle migliori trame di Asa di Falkenbach.

Non è certo, come abbiamo detto sopra, un disco schiacciasassi, ma per quasi un’ora la mente viaggia a pieni giri, quasi come rapita, e il palato delle nostre orecchie ne vorrebbe sempre di più. Tutte le tracce hanno un posto esatto sulla scacchiera di True North, ma vi invitiamo a soffermarvi sulle tracce 3 The fire that burns e la 7 Into the white.

Concludiamo la nostra recensione con la consapevolezza che siamo davanti a un masterpiece di raffinata caratura, un must have per tutti gli amanti del metal meno convenzione, per tutti gli amanti della musica fatta con passione.

Tracklist

  1. Thunderous
  2. Up North
  3. The Fire That Burns
  4. Lights
  5. Wild Father’s Heart
  6. Mount Rapture
  7. Into The White
  8. Tidal
  9. Voices

 

 

 


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