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Elevators To The Grateful Sky – Nude (Sound-Effects Records, 2019) di Giuseppe Grieco

I palermitani Elevators To The Grateful Sky non sono più musicisti di primo pelo. Esorditi nel 2013 con Cloud Eye e approdati nel 2016 a Cape Yawn, i nostri ragazzi siciliani si sono imposti nel panorama stoner/psichedelico, grazie anche a una maturazione solida. Nude è l’ultimo arrivato nella discografia della band, uscito tramite l’etichetta greca Sound-Effects Records. La formula della band è ulteriormente affinata, levigata, e vi si incorporano molte influenze prima assenti o solo accennate. Più vicino al disco di debutto che a quello del 2016, Nude è grezzo ma non troppo, psichedelico ma non eccessivamente. In generale…

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I palermitani Elevators To The Grateful Sky non sono più musicisti di primo pelo. Esorditi nel 2013 con Cloud Eye e approdati nel 2016 a Cape Yawn, i nostri ragazzi siciliani si sono imposti nel panorama stoner/psichedelico, grazie anche a una maturazione solida.

Nude è l’ultimo arrivato nella discografia della band, uscito tramite l’etichetta greca Sound-Effects Records. La formula della band è ulteriormente affinata, levigata, e vi si incorporano molte influenze prima assenti o solo accennate.

Più vicino al disco di debutto che a quello del 2016, Nude è grezzo ma non troppo, psichedelico ma non eccessivamente. In generale il lavoro si attesta su un interessante equilibrio stilistico, apprezzabile dai fan storici del genere hard, ma anche dai nuovi ascoltatori, magari non proprio avvezzi a sonorità troppo dure.

Il lato psichedelico apre le danze tramite Addalura, che s dipana a spirale per poi passare il testimone a Beggars Can’t Be Choosers, brano hard rock semplice e diretto. La bravura del gruppo si evince chiaramente dalla desertica e strumentale Night’s Out, a mio avviso il brano più bello (anche se si tratta di quello più atipico in questo contesto), dolce e magnetico. Altri pezzi strizzano l’occhio al grunge metallico degli Alice In Chains e allo sludge progressivo dei Mastodon (Flowerain), mentre altri ancora richiamano il rock anni ’70 (Song for July, Drowned Daggers).

Un album per molti palati insomma, e fa sicuramente piacere constatare l’innegabile presa di coscienza e crescita qualitativa del gruppo, che sicuramente ha ancora molto da dire.

Tracklist:

  1. Addaura
  2. Beggars Can’t Be Choosers
  3. Like a Seashell
  4. Nude
  5. Insects in Amber
  6. Night’s Out
  7. Flowerain
  8. Drowned Daggers
  9. Song for July
  10. In Your Hands
  11. The Trembling Watermoon


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