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Vinicio Capossela – Ballate per uomini e bestie (La Cupa/Warner Music) di Giuseppe Grieco

Fame. Quando devo pensare a Vinicio Capossela, mi viene in mente questo. Fame, nella maniera più ampia del termine. Fame di conoscenza, di cultura, fame festaiola, fame cupa e corrotta, fame di tutto. A Capossela è legato l’aggettivo onnivoro, ottenuto a pieno merito, e il suo ultimo disco non smentisce lo spirito di ricerca di questo grande artista italiano. Il successore del mastodontico Canzoni della cupa si intitola Ballate per uomini e bestie, ed è esso stesso un’opera colossale. Non solo per la durata (siamo sull’ora e sedici di ascolto circa), ma anche per le tematiche molteplici, per la…

Score

ARTWORK
POTENZIALITA'
CONCEPT

Voto Utenti : 3.75 ( 1 voti)
Fame. Quando devo pensare a Vinicio Capossela, mi viene in mente questo. Fame, nella maniera più ampia del termine. Fame di conoscenza, di cultura, fame festaiola, fame cupa e corrotta, fame di tutto. A Capossela è legato l’aggettivo onnivoro, ottenuto a pieno merito, e il suo ultimo disco non smentisce lo spirito di ricerca di questo grande artista italiano.

Il successore del mastodontico Canzoni della cupa si intitola Ballate per uomini e bestie, ed è esso stesso un’opera colossale. Non solo per la durata (siamo sull’ora e sedici di ascolto circa), ma anche per le tematiche molteplici, per la ricercatezza musicale e il significato antropologico (già un’uscita italiana si era dimostrata degna di interesse sotto questo aspetto, ma dove Cutrone circoscrive il suo sguardo nel sud Italia, Vinicio lo estende al mondo tutto). Capossela così presenta il disco: “Questo lavoro parla della scomparsa dei vincoli sociali, si mette in luce l’aspetto anarchico del sé. All’interno del contesto in cui avviene questa autoanalisi c’è la peste. Il filo discorsivo sviscera la propagazione virale della stessa. I protagonisti sono animali antropomorfizzati in una dimensione plurale e ricca di spunti e mezzi narrativi. Il disco offre tante letture e porta a termine una serie di studi, approfondimenti, spunti, idee che ho portato avanti per 7 anni. La forma della ballata mi permette di raccontare delle storie attraverso un linguaggio erudito, edotto. Mi piace l’idea di fornire spunti, richiami, analogie e confondere l’immaginario di chi ascolta. In questo disco mi sono cimentato anche con nuove sonorità, su tutte quelle date dagli archi ipnotici di Teho Tehardo, si tratta di un mondo che ho scoperto da poco e che mi ha affascinato”.

Vinicio si fa portavoce dell’epoca odierna, veste i panni di un profeta pacato ma spietato nella sua lucidità di pensiero: ci troviamo immersi fino al collo in un nuovo medioevo, in cui la sfiducia e la mancanza di senso si trasformano nell’odio verso il prossimo e il diverso, nel pervertimento del bello e di ciò che è nobile nell’animo umano, un capitombolo all’indietro. Non a caso il brano scelto come rappresentante dell’opera è Il povero Cristo, il cui video è accreditato al regista palermitano Daniele Ciprì, con Enrique Iatzoqui, il Gesù de Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini, e girato a Riace, città che si è ritagliata un importante spazio nella cronaca degli ultimi mesi. Il ritorno di Cristo è seguito dalla profonda delusione di quest’ultimo nel costatare la bassezza dell’uomo, ipocrita e subdolo, pronto a schiacciare il più debole per il proprio tornaconto.

Si denota così la forte impronta politica del disco, e altrettanto forte emerge l’attualità del pensiero dell’irpine, attento a ciò che lo circonda, famelico nel prenderne spunti di riflessione e di denuncia.

I 14 brani dell’opera sono tutti dei veri e propri gioielli, ognuno di essi è un’alta dimostrazione della capacità letterario-filosofica di Capossela, il cui pensiero si dà senza riserve. Si inizia dalla preistoria con Uro, la prima forma espressiva di un uomo ancora acerbo e bestiale, si vola al presente con La peste, quella virtuale, che ci appiattisce e nel peggiore dei casi annienta (tremendamente forte il riferimento al revenge porn e al tristissimo caso di Tiziana Cantone). Il timore spiccatamente medievale torna in Danza macabra, in cui il ricordo della fine inevitabile è affrontato con allegro nichilismo.

Troviamo poi episodi più colorati e allegri, come in La ballata del porco, ricca di metafore, o ne I musicanti di Brema, in cui i protagonisti animali, qui antropomorfizzati, si ribellano al trattamento che li attende alla fine del loro ciclo di utilità.

La critica sociale ritorna poi in Le loup Garou, denuncia rivolta al mondo della politica, la letteratura fa capolino ne La ballata del carcere di Reading, che fa riferimento al poeta Oscar Wilde, il senso del sacro e dell’esoterismo la fanno da padrone in Le nuove tentazioni di Sant’Antonio, la leggerezza della piccola semplicità è raccolta ne La lumaca.

Questo calderone tematico, sapientemente dosato, è calato in una dimensione sonora poliedrica: abbiamo la forte vena folk, si passa poi al punk e all’accenno jazz, passando per l’elettronica, ogni elemento si trova perfettamente al suo posto, e si incastra con gli altri in maniera indolore.

Quindi Ballate per uomini e bestie cos’è? Mi sbilancio, personalmente lo considero il nuovo capolavoro di Capossela, senza dubbio il miglior disco italiano del 2019. Un ascolto imprescindibile per chiunque ami la Musica.

Tracklist:

  1. Uro
  2. Il povero Cristo
  3. La peste
  4. Danza macabra
  5. Il testamento del porco
  6. Ballata del carcere di Reading
  7. Nuove tentazioni di Sant’Antonio
  8. La belle dame sans merci
  9. Perfetta Letizia
  10. I musicanti di Brema
  11. Le loup garou
  12. La giraffa di Imola
  13. Di città in città (… e porta l’orso)
  14. La lumaca


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