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Boschivo – Bardo dell’Autodistruzione (Aural Tempel/Casetta/Toten Schwan Records, 2019) di Giuseppe Grieco

Parto subito discendo che Bardo dell’Autodistruzione non è un disco per tutti, affatto. Emanuele Fais, che qui si fa chiamare Boschivo, ha partorito una delle uscite discografiche più cupe e pesanti che ho avuto modo di ascoltare in questo 2019. Fais afferma che il progetto Boschivo è nato dalle viscere della Terra, e non stento a crederlo: il disco ha un che di primordiale, atavico e terroso, questo suo lato incute un sacro timore. Eppure vi è un altro lato dell’opera che trovo inspiegabilmente quasi pop, seppure molto distorto nella sua etimologia. Liberarsi dal giogo della ragione e ritornare…

Score

ARTWORK
POTENZIALITA'
CONCEPT

Voto Utenti : 4.63 ( 2 voti)
Parto subito discendo che Bardo dell’Autodistruzione non è un disco per tutti, affatto. Emanuele Fais, che qui si fa chiamare Boschivo, ha partorito una delle uscite discografiche più cupe e pesanti che ho avuto modo di ascoltare in questo 2019.

Fais afferma che il progetto Boschivo è nato dalle viscere della Terra, e non stento a crederlo: il disco ha un che di primordiale, atavico e terroso, questo suo lato incute un sacro timore. Eppure vi è un altro lato dell’opera che trovo inspiegabilmente quasi pop, seppure molto distorto nella sua etimologia.

Liberarsi dal giogo della ragione e ritornare alla sfera spirituale, questo l’intento del non-musicista marchigiano, già all’opera nel progetto drone/elettroacustico Pioggia d’Ambra. In questo disco che è a tutti gli effetti il suo debutto, Boschivo riprende in parte le sonorità citate poc’anzi, ampliandole tramite tessiture neofolk estremamente tenebrose.

L’album esce in edizione limitata a 100 copie in formato digipack CD glass master, con un artwork curato da Enfaisema (l’alter-ego visivo di Emanuele Fais) e viene distribuito dalle etichette italiane Aural Tempel, Casetta e Toten Schwan. La voce di Fais è molto dilatata, effettata, le parole hanno bisogno di attenzione per essere colte. E quando giungono all’ascoltatore, non lasciano scampo, parlando spietatamente del dolore che Boschivo si porta dentro e che esprime tramite immagini anche molto forti.

Da Pozzoscuro a Quando la morte verrà, le sette tracce sono un viaggio angosciante in un passato tormentato e annichilente, che prende faticosamente visione di un mondo che si sta disfacendo con le sue stesse mani. L’ultima traccia, Bardo dell’autodistruzione, è forse la rappresentazione del tanto sperato ritorno nel grembo terrestre, con i suoi 17 minuti carichi di occultismo strumentale, con un incedere d’organo cupo e ripetitivo, poggiato su un ampio tappeto di droni miasmatici.

Ve lo ripeto, il disco di Boschivo non è per tutti i palati. È un ascolto che non lascia indifferenti, quindi dovrete prepararvi a saggiare un bel po’ di dolore emotivo. Ve la sentirete?

Tracklist:

  1. Pozzoscuro
  2. La danza perversa delle falene
  3. Il rituale delle mosche
  4. (Es)senza di te
  5. Distorta luna sterile
  6. Venere d’avorio
  7. Quando la morte verrà
  8. Bardo dell’autodistruzione


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