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Giorgio Panico – Necronomicon (Autoproduzione, 2019) di Giuseppe Grieco

Non è morto ciò che può vivere in eterno, e in strani eoni anche la morte può morire. Non potrebbe iniziare meglio il disco di Giorgio Panico. Se siete appassionati di letteratura, sia dalla citazione con cui si apre il disco con la prima traccia, sia dal titolo stesso dell’opera avrete capito qual è il perno dell’album: ebbene sì, parliamo di Howard Phillips Lovecraft, uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi, re indiscusso dell’horror a tinte gotiche e fantascientifiche. L’idea di incentrare tutto il concept di Necronomicon (riferito a un testo fondamentale nell’universo lovecraftiano) sul mondo creato…

Score

ARTWORK
POTENZIALITA'
CONCEPT

Voto Utenti : 3.05 ( 3 voti)

Non è morto ciò che può vivere in eterno, e in strani eoni anche la morte può morire.

Non potrebbe iniziare meglio il disco di Giorgio Panico. Se siete appassionati di letteratura, sia dalla citazione con cui si apre il disco con la prima traccia, sia dal titolo stesso dell’opera avrete capito qual è il perno dell’album: ebbene sì, parliamo di Howard Phillips Lovecraft, uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi, re indiscusso dell’horror a tinte gotiche e fantascientifiche.

L’idea di incentrare tutto il concept di Necronomicon (riferito a un testo fondamentale nell’universo lovecraftiano) sul mondo creato dai racconti dello scrittore statunitense affascina non poco, e denota ambizione e coraggio.

Giorgio Panico, bassista navigato e membro nel progetto UADG, per l’occasione si fa affiancare da Carlo Cantini, Emanuele Pellegrini e Claudio De Angelis. L’orrore cosmico (in senso buono) ha così inizio.

Il disco è interamente strumentale, fatta eccezione per The nameless city, The festival e The call of Cthulhu, gli unici tre brani in cui la voce di e Claudio De Angelis, ricchissima di pathos teatrale, declama alcuni versi famosi tratti dalle più importanti opere dello scrittore. Le altre tracce sono puro e sinuoso jazz, e rimandano a racconti e personaggi chiave della tenebrosa dimensione di Lovecraft.

In evidenza troviamo costantemente il basso, suonato splendidamente da Giorgio, che con grande virtuosismo crea trame fitte col suo strumento. Ma da applausi è anche la performance degli altri musicisti: senza la sottigliezza del violino di Cantini e le pelli di Pellegrini, l’atmosfera del disco non sarebbe di certo stata la stessa.

A proposito dell’atmosfera, essa non è cupa e tetra come mi aspettavo. Beninteso, il senso di pericolo c’è, quello del mistero anche. In generale però direi che l’intero disco si muove su un senso di sospetto, serpeggiante e sottile, la qual cosa non è assolutamente un difetto, ma l’idea che Giorgio ha voluto trasporci.

I difetti che ho trovato nel disco sono essenzialmente due: una leggera ripetitività nella struttura di alcuni brani, e una a volte divagazione troppo ariosa dal tema portante. Detto ciò Necronomicon mi ha stupito e soddisfatto, lasciandomi  appagato sia per come l’idea è stata nel suo complesso declinata, sia per la tecnica e l’affiatamento che hanno dimostrato gli artisti coinvolti.

Tracklist:

1. The nameless city
2. The fabulous Yog-Sothoth
3. The tragic tale of Abdul Alhazred
4. Shub-Niggurath’s sabbath
5. The recall of Cthulhu
6. Lullaby for Azathoth
7 The festival
8. Silent Nightgaunts
9. The dream-quest of Kadath
10. Ghatanothoa from Yuggoth
11.Nyarlathotep, the black pharaon
12.The call of Cthulhu
13.The curse of Yig


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